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La città di Tolentino è strettamente associata a due importanti eventi del periodo napoleonico: la sottoscrizione del trattato di pace tra Napoleone Bonaparte e i rappresentanti di papa Pio VI Braschi che sanciva la cessione delle Marche e dell’Umbria alla Repubblica Francese (1797) e la battaglia della Rancia che si concluse con la sconfitta del re di Napoli Gioacchino Murat, cognato dell’imperatore dei Francesi, (1815).

Napoleone nelle Marche

Il Trattato di Tolentino fu l’esito finale dell’occupazione napoleonica delle due regioni già appartenute allo Stato della Chiesa nel febbraio 1797. In seguito alle campagne d’Italia il generale Bonaparte aveva invaso il Nord della Penisola sconfiggendo l’esercito del Regno di Sardegna e vincendo la resistenza degli austriaci. Dopo aver costretto alla resa la repubblica di Venezia, nel giugno 1796 egli attaccò anche i ducati di Parma e Modena nonché le legazioni dello Stato pontificio di Bologna e Forlì. L’aggressione allo Stato della Chiesa veniva giustificata come una ritorsione per il linciaggio subito a Roma nel gennaio 1793 da Ugo de Basseville, ambasciatore della Repubblica Francese.

A Bologna Napoleone firmò un armistizio con l’esercito pontificio il 26 giugno, ma questo trattato di pace sarebbe stato di breve durata. Dopo soli sette mesi infatti egli riprese le ostilità verso i pontifici battendoli a Faenza e arrivando il 10 febbraio con le sue truppe ad Ancona. Il panico si impadronì delle autorità pontifice che risiedevano a Macerata, tanto che il governatore della Marca lasciò la città, mentre la municipalità creò un governo provvisorio e mandò delegati a trattare con il Bonaparte per evitare il saccheggio del capoluogo. Appena due giorni i francesi prendevano possesso di Macerata e il giorno 15 lo stesso Bonaparte da Macerata stabiliva le nuove forme che avrebbero assunto sia l’amministrazione provinciale che quelle comunali. 

L’incontro a Tolentino

Avvertito del precipitare degli eventi nelle Marche, il pontefice Pio VI aveva inviato una delegazione plenipotenziaria – costituita dal card. Alessandro Mattei, da mons. Lorenzo Caleppi, dal duca Luigi Braschi Onesti (nipote del papa), e dal marchese Camillo Massimi – incaricata di trattare con il Bonaparte con l’obiettivo di scongiurare almeno l’occupazione di Roma e di garantire il rispetto della religione cattolica. La delegazione pontificia, partita da Roma la notte tra il 12 e il 13 febbraio, dopo aver sostato a Foligno, raggiunse Tolentino la sera del 16 febbraio, prendendo alloggio nel convento di S. Nicola. La mattina precedente era arrivato nella cittadina il generale francese Victor con una divisione di 15.000 soldati, mentre i generali Bonaparte e Berthier con tutto lo stato maggiore giunsero la sera del 16 contemporaneamente con la delegazione pontificia e trascorsero la notte nel palazzo del conte Parisani. I colloqui iniziarono la mattina seguente, ma fu subito chiara la volontà di Bonaparte di imporre il proprio diktat ai rappresentanti del pontefice. Non solo egli pretendeva da Pio VI che pagasse la cifra di 15.000 scudi allo Stato francese, ma anche che accettasse la perdita definitiva di quelle province che erano di fatto sotto il suo controllo. Alle proteste dei delegati pontifici egli rispose che quei colloqui non costituivano un negoziato ma l’imposizione delle condizioni di pace del vincitore sui vinti. Il giorno 18 giunse a Tolentino anche il ministro francese Cacault, che sarebbe stato incaricato da Bonaparte di redigere il trattato. Lo stesso Cacault si recò di notte nel convento di S. Nicola e fece svegliare i delegati semplicemente per comunicare loro che aveva ricevuto il suddetto incarico. La mattina del 19 febbraio, domenica, Bonaparte giunse a untale punto di rottura con i rappresentanti del papa da stracciare alcune pagine del’accordo già redatte. Il pomeriggio tuttavia una nuova versione del trattato fu sottoscritta da entrambe le parti nel palazzo oggi chiamato Bezzi-Parisani.

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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