dal 22 Marzo al 26 Aprile sabato e domenica dalle ore 17 alle ore 19Candelara, Sala del Capitano Pesaro (PU)333.3866081
dal 22 Marzo al 26 Aprile sabato e domenica dalle ore 17 alle ore 19Candelara, Sala del Capitano Pesaro (PU)333.3866081
Descrizione
Domenica 22 marzo, alle ore 18,15, nel circolo SOMS (all’interno del borgo fortificato) sarà inaugurata la mostra dal titolo: “Teatro botanico, erbari dal XVI al XVIII secolo”. L’esposizione è curata da Aldo Tenedini e Lorenzo Fattori, con la collaborazione di Paolo Alberto Del Bianco e di Lenka Dohnalkova. La mostra conta una quarantina di stampe provenienti da un’unica collezione privata. Durante la serata inaugurale interverranno i seguenti studiosi di botanica: Daniele Farina, “Suolo, acqua: come cambia il clima”; Nicole Hofman, Sandro Di Massimo, Leonardo Gubellini, “Archivi del tempo”; Maria Stella Rossi, “Erbe e donne, natura e cultura”. Inoltre sarà presente il dott. Luca Baroni, direttore della Rete Museale Marche Nord, e le autorità civili rappresentanti gli Enti patrocinanti l’evento. La serata inaugurale sarà arricchita dall’intervento musicale del violoncellista ucraino Volodymir Zubytskyi, che accoglierà gli interventi alla Sala del Capitano con un piccolo brindisi benaugurante.
“Chi sapesse le virtù delle piante, farebbe miracoli” è quanto scrive Pietro Andrea Mattioli nei suoi “Discorsi al Dioscoride”, l’opera che lo ha consacrato come il botanico più famoso del XVI secolo. “Teatro botanico” è una mostra di stampe botaniche originali che intende ricostruire un confronto tra alcune pagine di erbari storici che vanno dal 1500 al 1700, xilografie ed incisioni su rame che trasformano la pianta in una immagine viva. L’esposizione si sviluppa in un breve viaggio attraverso i secoli, dalla Grecia Antica fino al Rinascimento e all’età moderna, con un focus sui grandi botanici europei del Rinascimento come Otto Brunfels, Leonhardt Fuchs, Hieronymus Bock e l’italiano Pietro Andrea Mattioli, che hanno contribuito all’evoluzione della botanica come scienza, fino ad arrivare a Maria Sibylla Merian, per concludere con lo svedese Carolus Linnaeus, il fondatore della botanica moderna. La botanica, in quanto scienza che studia le piante, ha una lunga tradizione che affonda le radici nella storia antica e si sviluppa attraverso le osservazioni, le teorie e le ricerche di molti studiosi. Fin dalle sue origini è stata fortemente legata agli aspetti medico-curativi nonché al collezionismo di piante ed alla catalogazione delle specie, un aspetto che si riflette in molti erbari storici, che non solo sono opere scientifiche ma anche artistiche e culturali. Una storia che parte da Teofrasto, discepolo di Aristotele, considerato il padre della botanica, che descrisse le piante solo con le parole in “Historia plantarum” e “De causis plantarum”, passando per Dioscoride, medico e botanico romano, vissuto al tempo di Nerone, noto soprattutto per il suo erbario in cinque volumi “De materia medica”, punto di riferimento per la botanica medica in Europa per circa 1500 anni. Solo alla fine del XV secolo ed all’inizio del XVI secolo, con l’inizio del Rinascimento, la superstizione e la metafisica scomparvero gradualmente dalla fitoterapia. Apparvero alcuni eccellenti libri sulle erbe medicinali, riccamente illustrati. Più o meno nello stesso periodo, grazie a Paracelso, i preparati chimici fecero il loro ingresso nella medicina. Paracelso fu anche l’ultimo grande rappresentante della dottrina delle segnature, che può essere rintracciata già dall’antichità. La teoria dei segni sostiene che determinate forme, colori o proprietà delle piante forniscano un’indicazione dei loro effetti curativi. Così i cardi (spuntati) venivano usati contro il mal di pancia, le epatiche (foglie a forma di fegato) contro i disturbi epatici, il gheriglio delle noci per il cervello. Nel XVI secolo furono fondati anche i primi giardini botanici, nel 1544/45 a Pisa e Padova, nel 1609 a Gießen, nel 1620 a Freiburg. Inizialmente si trattava di semplici “horti medici”, ovvero giardini medicinali destinati alla ricerca sulle piante officinali. L’evento è promosso dalla Pro Loco di Candelara e Accademia AIIA con il patrocinio non oneroso del Consiglio regionale delle Marche - Assemblea legislativa, della Provincia di Pesaro e Urbino, del Comune di Pesaro, del Consiglio di Quartiere n. 3 delle Colline e dei Castelli, della Rete Museale Marche Nord, Unpli Provinciale di Pesaro e Urbino e Biblioteca Archivio Vittorio Bobato. Un ringraziamento particolare va al circolo SOMS Società Operaia di Mutuo Soccorso di Candelara per l’ospitalità. L’esposizione è il primo appuntamento della rassegna d’arte “CandelarArte 2026”, giunta quest’anno alla XVI. edizione. La mostra, ad ingresso gratuito, è aperta nei giorni di sabato e domenica dalle ore 17 alle ore 19. È possibile richiedere aperture straordinarie in altri orari (anche per piccoli gruppi) contattando il curatore.
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