Chiesa di Santo Stefano Protomartire

La chiesa settecentesca di Santo Stefano Protomartire si presenta con una deliziosa facciata ad intonaco, nell'alternanza di bianco e di giallo per le strutture ed i tamponamenti. La facciata, alta e stretta, anticipa la forma interna della chiesa ad aula.

Secondo i canoni tipici del Settecento, il fronte è distinto in due parti principali, di circa pari altezza: la zona basamentale con l'accesso alla chiesa, e la parte alta, a sua volta divisa nella fascia che contiene il rosone e nel timpano di coronamento. Ad esclusione dell'architrave che divide a metà la facciata, quest'ultima appare come una sorta di grande portale, avente per montanti una coppia di lesene binate con capitelli di ispirazione ionica. L'architrave, posto a metà facciata, sospende la corsa delle lesene, le quali riprendono subito dopo fino all'architrave su cui è impostato il timpano. Alcuni elementi fanno supporre che al momento della definizione del fronte così come oggi appare, certi stilemi propri del Settecento fossero in parte superati, per dare spazio ad un linguaggio architettonico a volte anche più fantasioso, quando, ad esempio, dalle volute dei capitelli si vogliono appendere delle corone floreali.

L'interno della chiesa è ancora un'aula con nicchie quadrangolari poste ai lati; la navata, coperta a botte, termina con un abside e relativo catino. Le decorazioni dell'interno, salvo le tipiche paraste, gli architravi, i costoloni, risaltano per la moltitudine di colori, che si scostano dalla raffinata, seppur rigida impostazione del Settecento,a favore di una maggiore varietà. Ed è così che si incontrano altari in azzurro e oro sulle nicchie, trattati come oggetti di architettura classica o barocca, analoghi tra loro nello schema, ma diversi nell'ispirazione stilistica.

Altro elemento a sé stante, ma ben inserito in questo contesto poliedrico, è la balaustra della balconata dell'organo, posta su delle colonne sopra l'ingresso. La balaustra diventa un'occasione di scultura in legno, essendo costituita da un parapetto mistilineo con motivi architettonici e sormontata da una ricca e delicata composizione floreale, ancora scolpita nel legno dove trovano posto putti alati intenti a suonare.

La cantoria (sec. XVIII, legno scolpito, 9,20 x 2,30), notevole esempio di arte barocca, proviene dal monastero di Santa Palaia di Ancona, quando il monastero stesso venne chiuso per decreto napoleonico. Fu acquistata dal musicista Gaspare Spontini, sempre munifico verso la su aterra, che ne fece dono alla chiesa parrocchiale del suo paese natale.

Con la cantoria venne anche donato l'organo, un Callido, opera dei celebri organari di Venezia del sec. XVIII, acquistato e donato nel 1811 dal fratello del musicista, Don Antonio Spontini. Proviene anche esso dal soppresso monastero di Santa Palazia.

La cantoria si sviluppa con un basamento scandito da lesene che poggiano su pesanti motivi floreali stilizzati, mentre tutto il basamento stesso è attraversato in senso orizzontale ed in quello verticale da festoni di fiori e teste di cherubini. Sopra il basamento si leva, in una coreografica scenografia, la parte superiore della cantoria, formata da ampie volute e motivi floreali che si intrecciano con movimentate sinuosità ornamentali. Sui cinque vertici, quattro angeli a tutto tondo che suonano vari strumenti, intramezzati da altri strumenti musicali: al centro, invece, un'ampia decorazione floreale. Il complesso monumentale dà il senso di gioiosa festosità, trasportando il visitatore in una sala settecentesca preparata per un intrattenimento mondano.

da www.maiolati.spontini.it/

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