poeta improvvisatore del Risorgimento

Sant’Elpidio a Mare 1804 – Mortara 1856

 Quella dell’improvvisazione in rima fu un’attività culturale ed artistica particolarmente in voga nella prima metà dell’800. Fra i maggiori esponenti un poeta tragico marchigiano, Luigi Cicconi, intellettuale del Risorgimento che trionfò in terra di Francia, del quale ricorre quest’anno il secondo centenario della nascita, essendo nato a Sant’Elpidio a Mare il 12 novembre 1804.

Dopo i primi studi nel suo paese, frequentò il liceo a Fermo per poi ottenere dal Comune di Sant’Elpidio una delle borse di studio del Collegio Canuti di Roma, città dove si trasferì per frequentare l’università e laurearsi in medicina.

Ottenne un posto di praticante all’ospedale di Sant’Onofrio, ma la sua vera passione era la poesia e, affascinato da una performance artistica del grande Tommaso Sgricci, il maggiore improvvisatore del tempo, reduce dalle acclamazioni in tutta Europa, decise di seguire l’ispirazione di sempre e di dedicarsi alla composizione in versi.

Provò a Roma e in diversi salotti dell’aristocrazia del tempo improvvisò con buona fortuna, subito indicato al pari se non superiore allo Sgricci. Forte di tali presupposti, decise di abbandonare definitivamente l’attività di medico e tornò a Sant’Elpidio dove il 9 ottobre 1828 fu acclamato al Teatro dell’Orso improvvisando una Merope avendo al fianco i due maggiori letterati elpidiensi, il celebre abate Michele Mallio ed Emerico Palmili Bacher, amico di Vicenzo Monti ed Accademico della Crusca. Si racconta che una folla in delirio lo accompagnò fra gli applausi sino a casa.

Improvvisò e stupì i letterati a Macerata, Napoli, Palermo, Firenze, Bologna, Torino, Milano, Venezia. Sulle ali del trionfo andò a Parigi, dove, in contatto con l’aristocrazia intellettuale del tempo, si misurò pubblicamente con l’idolo dei francesi Pradel (al secolo E. G. Predier), uscendo vincitore, incoronato dal grande Lamartine che lo disse un vivo della terra de’ morti (così egli definiva l’Italia).

Di sentimenti liberali (compose rime di chiara ispirazione patriottica e fu fra coloro che, al salire al soglio pontificio di Pio IX, inneggiò al papa della libertà e dell’unità nazionale), proprio a Parigi Cicconi venne in contatto con gli intellettuali italiani esuli: ci restano sue lettere con alcuni protagonisti del Risorgimento ed alcuni suoi componimenti furono dedicati alla principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso alla quale furono dedicate alcune edizioni a stampa di suoi cmponimenti.

Probabilmente grazie allo zio materno mons. Vincenzo Massi, Nunzio Apostolico a Torino negli anni dal 1839 al 1841, ottenne vari incarichi nello Stato sabaudo dirigendo anche la rivista Museo scientifico, letterario ed artistico (che successivamente avrebbe avuto come direttore il patriota fermano Candido Augusto Vecchi) dell’editore Alessandro Fontana, collaborando con il Mondo Illustrato e l’Antologia Italiana.

Nel 1842 pubblicò la Storia del progresso dell’industria umana e nel 1843 la Storia dell’opinione e progresso della civiltà europea, opere nelle quali confermò il suo animo liberale ed una forte vocazione europeista, sentimenti che fanno di lui un vero intellettuale del Risorgimento.

Tornato a Sant’Elpidio e subito allontanato dall’allora arcivescovo card. Filippo De Angelis, ottenne una cattedra al liceo di Mortara, città dove morì fra il generale compianto il 25 maggio del 1856 e dove riposa.

Data la particolare natura della sua attività poetica, la quasi totalità della sua produzione è andata perduta. Nell’archivio storico del Comune di Sant’Elpidio a Mare restano alcuni scritti, opere integrali manoscritte e a stampa. Nella sua città, che gli ha dedicato il teatro, lo ricorda una lapide sulla casa natia in Borgo Pio Bartolucci-Godolini, a Mortara una via ed una lapide nella sala consiliare.

 Giovanni Martinelli

 

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