Annibale Sermattei Della Genga (Leone XII)

Il papa dell’intransigenza contro le idee liberali

Genga 1860 – Roma 1829  

Il pontificato di Leone XII fu indubbiamente breve, appena sei anni, ma si caratterizzò per la sua forte intransigenza con le idee liberali e per l’affermazione del potere temporale della Chiesa.

Annibale dei conti Sermattei della Genga, sesto di dieci figli, era nato a Genga (per altri nacque a Spoleto) il 22 agosto 1760. Nel 1783 fu ordinato sacerdote a Roma, dopo aver studiato a Osimo e, nella capitale, nell’Almo Collegio Piceno e nel Seminario Accademia Ecclesiastica.

La sua ascesa ai vertici della Chiesa fu rapida e inarrestabile.

Benvoluto da Pio VI, a soli 34 anni fu ordinato vescovo e nominato Nunzio apostolico presso l’Imperatore di Germania.

Era ancora Nunzio quando, alla morte del papa, il successore Pio VII lo incaricò di mediare la posizione di Napoleone contro la Chiesa, missione che non ebbe esito.

Fu lo stesso Pio VII alla restaurazione dopo la fine dell’impero francese, a nominarlo cardinale (1816) assegnadogli la sede episcopale di Senigallia, che egli declinò nel 1818 per motivi di salute. Erano gli anni del forte ritorno alla centralità dello Stato pontificio, e non meravigliò l’elezione a papa di un uomo intransigente, contrario all’ingerenza di stati stranieri sul dominio pontificio.

Così nel 1823, dopo un lungo conclave, Annibale Sermattei della Genga fu chiamato a succedere a Pio VII, prendendo il nome di Leone XII.

Il sacro collegio vide in lui l’autorità capace di cancellare il vento liberale ed anticlericale soffiato nel periodo napoleonico e, al tempo stesso, di frenare le velleità austriache sulla direzione politica dell’Italia.

Era fortemente malato, ma si racconta di un miracoloso incontro con il vescovo maceratese Vincenzo Maria Strambi (poi fatto santo), che lo guarì dalle pene, anzi ne ritemprò la forza. Contro il parere di tutti, vista la situazione europea, indisse il Giubileo del 1825, che pure fu un trionfo. Riformò vari ordinamenti dello stato pontificio, e agì con particolare fermezza contro il banditismo.

Non furono facili i suoi rapporti internazionali, per il radicato convincimento di autonomia dalle corone europee anche in questioni temporali: ebbe controversie con la Spagna per la nomina di vescovi nelle nuove colonie americane, stipulò accordi con Belgio e Olanda, si scontrò con la Germania contro le attività dei protestanti.

Fu intransigente nell’affermazione dell’autorità pontificia e in materia dottrinale, dove osteggiò con forza le altre organizzazioni religiose.

La sua intransigenza si rafforzò in politica, contrario, da conservatore, ad ogni idea liberale pur in presenza di un generale espandersi in Europa di idee nuove. Vicino ai Gesuiti, dopo la loro riabilitazione voluta dal suo predecessore, restituì loro la guida del Collegio romano. Si adoperò per migliorare l’assetto viario del fabrianese, sua terra d’origine, e fece erigere su progetto del Valadier il monumentale tempietto di Frasassi.

Morì a Roma il 2 febbraio 1829. Per quanto la sua figura sia stata riletta riconducendola alle contigenze del periodo ed alla volontà di riaffermazione del potere temporale della chiesa, Leone XII è purtroppo ricordato più per la rigidità del governo che per il suo impegno nella riforma dello stato e, nella cultura, nell’abbellimento e costituzione di musei e biblioteche.

 

Giovanni Martinelli

 

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