Montefalcone Appennino

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I Baluardi che circondano le mura del castello e i Pozzi scavati per la conservazione delle acque avvalorano l'ipotesi di insediamenti umani in epoca pre-romana. Ritrovamenti in località Colle Luccio, di materiale laterizio, idoletti e oggetti di vario uso testimoniano l'esistenza di un edificio romano, forse dedicato a divinità pagane.

Tuttavia le prime notizie scritte su Montefalcone risalgono al 930 d.C. e sono in un documento del Chronicon Farfense. Nel periodo a cavallo tra il XII e XIV sec. certamente Montefalcone visse il suo massimo splendore storico grazie all'appartenenza al feudo Farfense della vicina Santa Vittoria. A tal proposito, si deve ai monaci farfensi la costruzione di un fortilizio, l'istituzione di una scuola per i chierici e l'importante decisione, da parte dell'Abate Matteo, di conferire al paese la Libertà Comunale nel 1214.

Libero comune dal 1214, ha sempre fieramente difeso la propria autonomia pagando lo scotto di essere in una posizione centrale strategica: scenario di guerre e distruzioni, fu anche continuamente conteso tra Fermo e l’abazia di Farfa. Nel 1251 i Fermani occuparono il Castello e concessero ai Montefalconesi la cittadinanza fermana.

La seconda metà del XIV sec. è caratterizzata dalla dominazione di Rinaldo, signore di Monteverde. Costui tiranneggiò talmente Fermo da meritare il nome di secondo Nerone e attirarsi l'odio di tutti i Fermani che nel 1380 lo fecero cadere e lo inseguirono e assediarono nel Castello di Montefalcone, dove il tiranno credeva di essere al sicuro. Venne catturato alcuni mesi più tardi, ricondotto a Fermo e fatto entrare in città per Porta San Giuliano cavalcando un cavallo a ritroso e portando in capo una corona di spine, per poi essere decapitato in Piazza San Martino.

Nel XV sec. Montefalcone fu dominato dalla famiglia Orsini e nel 1572, con lo smembramento del Presidiato Farfense ad opera di Gregorio XIII, fu donato alla Diocesi di Fermo. Fino all'unità d'Italia Montefalcone fa parte dello Stato della Santa Sede e della Provincia Fermana e solo dopo il 1860 ritorna alla provincia di Ascoli, per oltre un secolo. Con l’istituzione della provincia di Fermo, effettivamente nel 2009, Montefalcone Appennino ritorna sotto la giurisdizione di Fermo.

Montefalcone Appennino ha una suggestiva conformazione geologica, che, oltre a comprendere ricche aree fossilifere, rende il paesaggio locale poco comune. Una piccola “San Marino” che sorge sul ciglio di un’alta rupe, con le torri del Castello, di San Michele e di San Pietro, che si ergono a picco sulle due vallate dei fiumi Tenna ed Aso, che la fiancheggiano.

A testimonianza di un popolo dalla cultura millenaria, sono i molteplici itinerari (appartenenti al circuito promosso dalla Regione Marche relativo al Museo diffuso), che testimoniano la capacità di sempre dei montefalconesi di saper conciliare le bellezze naturali con lo sviluppo, il paesaggio con il progresso, fondendo l’attività umana con l’ambiente, rispettandolo.

Percorrendo il Sentiero della Pineta, dall’incasato del vecchio borgo salendo lungo il Colle Luccio, si arriva alla chiesa di S. Maria in Capite Scalorum o delle “Scalelle”, forse il primo segno della presenza cristiana a Montefalcone Appennino, costruita nel 1300 attorno ad una preesistente edicola contenente l'affresco della Vergine e un’acquasantiera del 1589, trae il suo nome dalle molte scale per le quali vi si accedeva.

Si prosegue poi per il Sentiero del Punto Trigonometrico (1.000 s.l.m.), il Sentiero della Cresta, degli Anemoni, del Castagneto e di San Francesco, durante i quali appaiono, oltre alla fauna e alla flora più ricca e rara, rovine di capanne in pietra, che in passato servivano come ricoveri per animali e attrezzi per la cura del bosco ad opera dell’uomo.

Un altro itinerario lascia scoprire le tre chiese delle mura castellane San Pietro in Penne (dal latino pinna = sulla roccia), San Michele e Sant’Antonio.
Sempre nel centro storico appare la Loggetta cinquecentesca, un ambiente oggi inserito in una struttura abitativa, ma che inserito in un edificio più grande ospitava l'antica scuola Farfense. Attribuita ai Farfensi come torre a guardia del territorio, visibile da tutti i comuni vicini, è la Rocca, che venne successivamente fortificata dai Fermani nel Sec. XIII.

Sulla strada che collega Montefalcone Appennino con la contrada detta Luogo di Sasso, immerso nel verde dei boschi, si trova un antichissimo Convento Francescano con annessa la chiesa di San Giovanni Battista, in cui è conservato un crocifisso ligneo del quattrocento ed una statua dell’Immacolata, e a pochi centinaia di metri scaturiscono due fonti: una detta fonte di S. Francesco, che si crede ottenuta in modo miracoloso dal Santo e l’altra fonte di S. Bernardino, che fa pensare ad un soggiorno del santo in questi luoghi.

Interessante e singolare è il “FORO” del XIX secolo, che, dopo il Passo del Furlo, è il secondo in Italia di opera viaria a traforo. Il traforo del valico delle Scalelle, di lunghezza pari a 47 m per un’altezza di 6m, venne realizzato interamente a punta di scalpello tra il 1832 ed il 1837. Il progetto fu realizzato allo scopo di completare la strada Appennina che in quell'epoca era assolutamente necessaria per il collegamento della provincia di Fermo con quella di Ascoli Piceno.

Polittico di Pietro Alamanno, attualmente esposto presso il Museo di Palazzo Felici, è un’opera che rientra negli itinerari del Museo Diffuso promosso dalla Regione Marche. Tempera su tavola di cm 237x180, dipinta tra il 1475 e il 1480 dal pittore italiano di origine austriaca, allievo di Carlo Crivelli, ad esaltazione dei campioni francescani dell’Osservanza, il polittico di Montafalcone è un’opera che riveste una particolare importanza nel corpus delle opere di Pietro Alamanno, non solo per i valori stilistici ed iconografici, ma anche di civiltà artistica e materiale, in quanto è l'unico polittico dell'artista rimasto integro con la sua preziosa cornice.

Mariateresa Ferroni

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