San Serafino da Montegranaro

L’umile al servizio del prossimo

Montegranaro 1540 – Ascoli Piceno 1604

Il 21 settembre scorso sono state aperte solennemente le celebrazioni per il quarto centenario della morte di san Serafino da Montegranaro, l’umile frate cappuccino spentosi ad Ascoli Piceno il 12 ottobre 1604, che si concluderanno il prossimo anno, passando attraverso una serie di eventi importanti in diverse località.

San Serafino è sicuramente una delle figure emblematiche del frate cappuccino: povero, umile, consolatore. Nacque a Montegranaro da umilissima famiglia nel 1540. Il suo nome era Felice. Come il padre cominciò a fare il muratore insieme al fratello che, contrariamente a lui, era di carattere violento e poco sensibile, adattandosi ai lavori più umili.

Grazie al sostegno di una famiglia di Loro Piceno dove attendeva a lavori di muratura, seguì la sua vocazione ed entrò nel locale convento dei cappuccini, completando il noviziato a Jesi prendendo il nome di Serafino.

I contemporanei raccontano come egli fosse negato per i lavori manuali, essendo invece motivato, nonostante fosse analfabeta, nei rapporti con il prossimo e la povera gente in particolare. Eppure attese con diligenza ed ubbidienza a tutti gli incarichi che via via gli vennero assegnati, superando anche il dolore per le umiliazioni che, proprio a causa della sua negazione, superiori e confratelli gli riservarono.

Ebbe il dono della bontà e della sapienza della parola: la gente lo ascoltava e lo cercava in convento, motivo per il quale cominciarono a mandarlo di convento in convento fino al 1590, quando lo assegnarono definitivamente a quello di Ascoli, dove immediatamente seppe conquistarsi la simpatia della gente.

“La via per andare in su è quella di scendere in giu”, soleva ripetere ai confratelli ed ai fedeli dedicandosi ai lavori più umili. Si umiliava in continuazione, indossava il cilicio, dormiva pochissimo e pregava in continuazione, si toglieva il pane di bocca per sfamarre la povera gente, con la quale era costantemente in contatto.

Di lui scrissero che, benchè senza istruzione e un tantino maldestro nei modi, aveva una capacità straordinaria di catturare l’ascolto e di convincere la gente a operare soltanto per il bene. Ebbe visioni mistiche, praticò la spiritualità del crocifisso (l’iconografia ufficiale lo ritrae con il crocifisso in mano, quel piccolo crocifisso di ottone che ancora si conserva nel suo convento) e del rosario.

Alla sua morte, avvenuta ad Ascoli il 12 ottobre 1604, i confratelli vollero celebrare esequie private, ma la notizia della sua morte si sparse in un lampo per la città: frotte di fanciulli andarono gridando per le vie “è morto il frate santo”.

Già pochi anni dopo il Sant’Ufficio concesse il culto palese di fra Serafino, che fu proclamato beato da Benedetto XIII nel 1729 e santificato nel 1767 da Clemente XIII, fissando la festa il giorno del suo transito, il 12 ottobre.

I suoi resti riposano nel convento ascolano, racchiusi in una statua di cera con le sue fattezze: un minuto fraticello dalla barba canuta con il sorriso di chi nel cuore ha soltanto amore per il prossimo.

Giovanni Martinelli

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  • citta: MONTEGRANARO
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