Si vuole che il nome derivi dalla conformazione delle colline che lo circondano assomiglianti, nella posizione, ad un palmo della mano, quindi "PALMIANO".

Anticamente il suo nome era “PALOMBIANO” (sindacatus palombianus) come risulta presso il Catasto Ascolano del 1381; solo più tardi, per una comoda contrazione linguistica della parola, fu modificato in PALMIANO (toponomastica Marchigiana di Giulio Amadio) PALOMBIANO (Palumnianum) nel 1150 fu donato dall’Imperatore Corrado III di Svevia al Vescovo-Conte della Diocesi Ascolana PRESBITERIO e nel 1299 veniva molestato da feroci sanguinari, ma Papa NICOLO’ IV(nostro concittadino), provvide ad inviare pressanti ordini al Rettore della Marca, Giangiacomo COLONNA perché lo proteggesse e lo difendesse da ogni sorta di nemici.

La sua popolazione, sparsa tra ville e casali, è stata sempre esigua di numero e pacifica di carattere, dedita esclusivamente alla coltivazione dei modesti terreni, passati in eredità da padre a figlio e ben lontano dalle medioevali contese dinastiche. Questo, infatti, spiega il motivo per cui il castello era stato costruito a fondo valle senza alcuna fortificazione. Sul punto più culminante del suo territorio si ergeva “BELVEDERE”, oggi CATEL SAN PIETRO, antichissimo castello poggiato su solide basi rocciose e cinto di validi muraglioni. Nel secolo scorso esistevano ancora, benché consumate e sgretolate dal tempo, le mura castellane e l’antico ingresso del feudo : poche vestigia, in vero, ma abbastanza chiare per ricordare ai suoi cittadini l’esistenza ormai spenta di un antico e forte paese. Appartenne alla dinastica famiglia SALADINI e nel 1301 fu acquistato dalla città di Ascoli.

Ebbe un proprio statuto, datato 1500, e raggiunse una popolazione di circa 300 abitanti. Il contado comprendeva le seguenti ville, che formavano la sua giurisdizione : TAVERNELLA, APPOIANO, SAN SILVESTRO, POGGIO, CAPRIGNANO e PALMIANO, che oggi è appunto capoluogo del comune. Nel 1798, sesto anno dell’era repubblicana, CASTEL SAN PIETRO fece parte del DIPARTIMENTO del TRONTO , ( suddivisione territoriale propriamente imposta e decretata dai Francesi), e dipendeva dal CANTONA di AMANDOLA.

Passata la bufera Napoleonica, e date le precarie condizioni del castello, il comune e l’antico archivio furono trasferiti nella sottostante frazione di Palmiano che, a differenza , cresceva di popolazione e nel suo territorio venivano formandosi diverse organizzazioni religiose, agricole e commerciali. Oggi la situazione a Palmiano è la medesima di tanti altri piccoli centri della Comunità montana; la popolazione tende notevolmente a diminuire sempre di più, perché i giovani si allontanano in cerca di lavoro e di una sistemazione sicura per il futuro.

I battesimi sono diventati una vera rarità ed oggetto di grande festa per i pochi cittadini rimasti, in maggior parte anziani, che si dedicano al duro lavoro dei campi. Le frazioni del suo circondario sono : APPOIANO, CASTEL SAN PIETRO, CATASTA, PIEDIVALLE, LA CASA, CAPRIGNANO, CASETTE e VENA. Nella comunità di Palmiano esisteva una confraternita, detta del SS.Sacramento, fondata e canonicamente approvata nel 1632 dal Pontefice URBANO VIII, le cui dispense avevano luogo nei periodi della semina e nei mesi di maggior bisogno, mentre i modesti provenienti venivano elargiti a beneficio del culto e a mantenimento della Chiesa.

Nel 1700 la confraternita si recò in processione a Roma in occasione del giubileo indetto da Papa INNOCENZO XII. Nella capitale i fedeli alloggiarono nell’OSPIZIO della SS.TRINITA’ dei pellegrini presso il PONTE SISTO e, dopo aver visto con molta commozione il sommo Pontefice ed acquisito indulgenza , intrapresero il lungo viaggio di ritorno attraverso l’Appennino centrale affrontando insidie e pericoli.

Sin dal 12 Maggio 1682 a PALMIANO si celebra la festività votiva dI S.ANTONIO Abate nata, secondo la tradizione, per un miracolo del Santo. Tre secoli fa infatti un contadino del luogo mentre si recava al pascolo con le sue bestie, fu colto da un improvviso temporale ed una fiumana d’acqua lo coinvolse trascinandolo a valle. Tra le acque del diluvio il poveretto invocò il Santo protettore e insieme a tutte le sue bestie rimase illeso. Tornato in paese sano e salvo, il devoto contadino organizzò una festa il onore del Santo che, anno dopo anno, si rinnovò fino ad oggi.

Nel 1799 al tempo del “TERRORE BIANCO”, più comunemente detto del brigantaggio, Palmiano subì la più grande devastazione della sua storia. In quell’anno, infatti, numerosi briganti, fingendosi paladini del governo Pontificio, scesero dalle montagne circostanti e lo cinsero d’assedio, mettendo a ferro e fuoco saccheggiando e incendiando numerose abitazioni. Fu proprio in tale circostanza che andò letteralmente distrutto l’archivio comunale, ricco di libri e antichi manoscritti di alto valore, che oggi sarebbero serviti per un’esauriente ricostruzione della storia del castello.

Dopo tale periodo bellico, il comune rimase privo dell’istruzione pubblica e il Parroco, Don PIETRO BATTISTINI, in via privata riuscì a dare una modesta cultura ai cittadini, che impararono appena a scrivere e a malapena a leggere (1861).

fonte: www.comune.palmiano.ap.it

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