Le origini di Ortezzano si perdono indietro nel tempo, fino al periodo dei Piceni (IX - III sec. a.C.): alcuni rinvenimenti archeologici dimostrerebbero, infatti, l'esistenza di un abitato piceno nel territorio del Comune. Tuttavia la mancanza di scavi archeologici e di uno studio accurato non permettono ancora di definire l'esatto periodo di occupazione dell'abitato, la sua estensione e l'importanza, tranne che per la sua esatta ubicazione: dalla concentrazione dei rinvenimenti in contrada Cisterna, infatti, si presume che quello sia il luogo d'insediamento piceno.
Dopo la sconfitta dei Piceni da parte di Roma, mediante il sistema della centuriazione, vengono distribuite le terre picene ai veterani e ai molti soldati che diventano così coloni-contadini. Se è vero che il nome di un luogo contiene preziose indicazioni di natura storica che spesso non sono individuabili in altri materiali, questo per Ortezzano vale ancor di più, in quanto sul significato e l'origine di questo paese, nonostante molte siano state le tesi avanzate, quella che risulta più attendibile diventa testimonianza storica fondamentale: il nome di Ortezzano deriva da quello di Hortentius, un gentilizio romano che avrebbe avuto dei possedimenti terrieri in questo territorio (-anum).

In generale nelle campagne dell'intera valle dell'Aso prevale il sistema della “villa fattoria”, di cui la villa rustica in contrada San Massimo ne porta testimonianza: un criterio di distribuzione a carattere sparso che rallenta il processo di formazione urbana. È nell'Alto Medievo che si assisterà ad una riorganizzazione civile e che getterà le basi per le strutture comunali, rimaste pressoché invariate fino ad oggi. Con l'avvento del Cristianesimo infatti le antiche forme amministrative ed insediative romane vengono sostituite da insediamenti religiosi. I Farfensi organizzano così tutta l'area della valle dell'Aso in curtes: un sistema d'origine monastica di possedimenti di terreni e boscaglie ridotte a coltura, all'interno dei quali esistono case rurali e chiese facenti capo, a volte, ad un insediamento raggruppato al centro della corte. Il Vescovo di Fermo controlla invece le pievi del territorio fermano: dal latino plebs, "popolo", si tratta di una chiesa rurale dotata di battistero detta chiesa matrice o plebana, sita al centro di una circoscrizione territoriale civile e religiosa con alle dipendenze altre chiese e cappelle prive di battistero. Nel territorio di Ortezzano, allora, si trova traccia della curtis di Santa Marina/Maria, presumibilmente situata nell'attuale contrada Castelletta, della pieve di San Massimo e di numerose chiese, tra cui alcune erette dai monaci avellaniti, come la chiesa di S. croce in Pede Asi.

Il castello di Ortezzano viene costruito nel 927 d.C. e nel 1060 d.C. ha il governo Comunale. Dal XII secolo fino alla fine del XVIII Ortezzano mantiene la denominazione e la funzione di castello di Fermo. Il castrum nasce come centro di difesa ed è un luogo, come altri, conteso tra i Farfa ed il Vescovo di Fermo, pertanto scenario di continue lotte e scontri.

La storia ortezzanese si caratterizza da qui in avanti di episodi cruenti e distruttivi. Nel 1415 il Castello di Ortezzano subisce un grave incendio ad opera di Carlo Malatesta di Cesena, che contendeva il dominio delle terre fermane a Ludovico Migliorati. Nel 1440 si ha notizia di una carestia e nel 1528, colpita dalla peste, viene saccheggiata dalle truppe del generale francese Lautrec diretto a Napoli. Nel 1534 scoppia tra Fermo e Ascoli una guerra che porterà pesanti danni a molti dei comuni fermani e quello di Ortezzano non rimane immune. Le vicende storiche di Ortezzano, poi, seguono quelle del Fermano e quelle dello Stato Pontificio, di cui fa parte fino alla riunificazione d'Italia.

Ortezzano, comunque, forse per la sua dimensione ridotta, forse per la sua posizione più periferica rispetto ad altri, è stato sempre più in ombra rispetto ai centri maggiori che hanno invece dominato le vicende della grande storia. Tuttavia è riuscito nel corso dei secoli a mantenere una sua precisa identità.

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