Nei tempestosi annali del Medioevo marchigiano le guerre locali sono ben più numerose dei trattati di pace, ma uno di essi, noto come la pace, o concordia, di Polverigi, ebbe conseguenze importanti soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra la Chiesa e le comunità locali. Il documento fu sottoscritto il 18 gennaio 1202 da ventisei località della Marca di Ancona, cinque delle quali erano comuni con i rispettivi “contadi”, cioè con dei territori ancora in parte controllati da nobili locali. Il teatro dello storico evento fu un castello di Ancona, Polverigi, menzionato per la prima volta nel 1198 in un patto di federazione stretto da Osimo e Ancona in funzione anti-imperiale. Nel documento Polverigi appariva dotata, oltre che di identità giuridica, anche di una sua autonomia, dato che Ancona le aveva concesso la facoltà di aderire o meno al patto. Polverigi era allora un borgo fortificato sviluppatosi nel XII secolo sul poggio che sovrastava la pieve di S. Damiano. 

Il contesto storico

La pax di Polverigi si inserisce nelle tormentate vicende del rapporto tra Impero germanico e Papato. Nel XII secolo l’imperatore Federico Barbarossa era riuscito a ridurre sotto la sua autorità la Marca di Ancona e il Comitato fermano. Dopo la sua morte (1190) questi territori – che si potrebbero definire con il termine moderno “Marche” – tornano sotto la Santa Sede. Tuttavia, il figlio e successore di Barbarossa, Enrico VI nel 1195 affida al suo siniscalco, Marcovaldo o Marcoaldo (Markvart) di Annweiler, il compito di soggiogare la Marca e il Fermano (la minaccia è seria, tanto che l’anno successivo il vescovo di Fermo Presbitero, spaventato, esprimerà l’intenzione di rifugiarsi in Dalmazia), ma ottiene scarsi risultati perché nel 1197, anno della morte dell’imperatore, la gran parte delle località marchigiane si schierano dalla parte della Chiesa, tanto che Marcovaldo lascerà la regione adriatica nel novembre dell’anno successivo. La scelta di campo delle diverse località marchigiane era stata certamente preparata dall’abile azione diplomatica della Santa Sede la quale aveva cercato, attraverso giuramenti, di garantirsi la fedeltà di comuni e castelli, concedendo loro ampie autonomie e schierandosi dalla loro parte contro l’Impero. Dovette avere un peso in quelle vicende anche l’elezione a pontefice, avvenuta nel 1198, di Innocenzo III, strenuo assertore della supremazia della Chiesa romana su ogni altra autorità terrena. Occorre aggiungere però che la Chiesa non disponeva ancora, in questo periodo, di una sua amministrazione o di un presidio militare e che il suo potere era perciò soprattutto virtuale. 

Risale all’agosto 1198, mentre Marcovaldo si trova ancora nella Marca, il primo patto (sopra menzionato) tra Ancona e Osimo, intorno al quale si forma una vasta alleanza tra località che si ritroveranno tra le firmatarie della pace di Polverigi: Fermo, Civitanova, Macerata, Montelupone, Montesanto, Numana e Castelfidardo. L’uscita di scena di Marcovaldo porta altri importanti comuni, come Jesi, dalla parte della Chiesa; tuttavia la situazione appare fluida e confusa fino ai primi mesi del 1201, quando si formano due leghe contrapposte: una comprendente i comuni di maggior peso demografico come Fermo, Osimo, Jesi e Fano; l’altra, guidata da Ancona e comprendente Sant’Elpidio, Civitanova, Montolmo, Recanati, Castelfidardo, Camerino, Senigallia e Pesaro. Sembra che Ancona svolgesse la funzione di potenza protettrice dei comuni minori in lotta contro una delle quattro città della prima lega (ad esempio Sant’Elpidio contro Fermo). Queste ultime dovevano essersi alleate proprio in funzione antianconetana. 

La pace

Nel corso del 1201 le due leghe alimentano vari conflitti locali, che cessano solo all’inizio del 1202, quando si arriva a una composizione pacifica tra gli schieramenti, che si sono meglio definiti rispetto all’anno precedente. Tale accomodamento sembra seguire lo schema presente in una lettera inviata da papa Innocenzo III al comune di Osimo pochi mesi prima, il che mostra quanto le località firmatarie si sentano ormai legate alla Chiesa. 

La pace è firmata solennemente con atto notarile a Polverigi il 18 gennaio 1202. Da una parte vi sono Fermo, Torre di Palme, Macerata, Morrovalle, Montelupone, Montesanto (Potenza Picena), Montegranaro, San Giusto (Monte San Giusto), Osimo e il suo contado, Offagna, Jesi e il suo contado e Monteurbano (località presso Montecassiano). Dall’altra Ancona e il suo contado, Camerano, Recanati, Montarice (località oggi di Porto Recanati), Montefano, Castelfidardo, Civitanova, Montecosaro, Sant’Elpidio, Castello di Castro (oggi scomparso, nei pressi di Sant’Elpidio), Montolmo (Corridonia), Senigallia e il suo contado, Pesaro, Fano e il suo contado, Monte Riario (scomparso, di ubicazione sconosciuta). Con l’atto da esse sottoscritto le città e i castelli delle due leghe giuravano di non attaccarsi reciprocamente e di risolvere pacificamente varie questioni insorte tra di loro.

Il summit doveva essere assai scenografico: Ancona, Osimo e Jesi avevano inviato i rispettivi podestà accompagnati da delegazioni, Recanati era presente con i suoi due consoli, le altre località erano rappresentate da due o tre cittadini. Molto nutrita era la rappresentanza ecclesiastica: ben sette sedi vescovili tutte collocate lungo la costa o in prossimità di essa.

Benché sia stata talvolta rappresentata come l’inizio del potere papale sulla Marca, la pace di Polverigi segnò soltanto una tregua di breve durata nelle relazioni spesso conflittuali tra località, signori feudali e rappresentanti della Chiesa nella regione adriatica. Tuttavia essa fu il risultato di un’azione diplomatica di lungo periodo del Papato e in questo senso si può affermare che segnò un passo in avanti decisivo nella strategia della Chiesa volta a stabilire la propria autorità sulla Marca di Ancona e sui territori oggi riconosciuti come regione Marche.

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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  • citta: OSIMO
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