L’architetto del Rinascimento

Fermignano 1444 – Roma 1514

Donato di Pascuccio di Antonio, meglio noto come “il Bramante”, fu uno dei massimi esponenti del genio rinascimentale, l’architetto e pittore che con grande studio ed attenzione per le forme costruttive ed architettoniche del passato e dei contemporanei, raggiunse nei suoi progetti il vertice del classicismo, fino ad essere il grande rinnovatore della “buona maniera” aprendo la strada ai concetti nascenti del manierismo.

Nato a Monte Asdrualdo (oggi Fermignano) vicino Urbino nel 1444, poco si sa delle sue origini e dei primi anni di vita. Apprese il mestiere alla corte di Urbino, a quel tempo uno dei centri culturali maggiori d’Italia, venendo in contatto con le esperienze del Mantegna e di Piero della Francesca in pittura, e in architettura del Laurana e del Martini.

Teorizzatore delle profondità prospettiche e della spazialità dilatata grazie appunto alla prospettiva, nel 1476 lasciò Urbino per la corte di Milano (l’anno successivo è a Bergamo per affrescare la facciata del palazzo del Podestà) forse su incarico dello stesso duca Federico di Montefeltro per la sua casa donatagli da Galeazzo Maria Visconti.

Degli oltre venti anni di attività milanese, restano testimonianze di grande importanza per la storia dell’architettura come la costruzione della canonica di Sant’Ambrogio, rimasta incompleta, cupola e absidi di Santa Maria delle Grazie. Da non dimenticare anche un’intesa attività come pittore in commesse di famiglie patrizie milanesi.

A Milano, sotto la protezione di Ludovico il Moro, Bramante venne in contatto con Leonardo da Vinci, al quale lo legò profonda amicizia, e con il quale collaborò nella sistemazione della piazza di Vigevano e in alcune soluzioni progettuali per il Duomo e per il Duomo di Pavia (in queste occasioni collaborò anche con Francesco di Giorgio.

Alla caduta del Moro (1499) come altri importanti artisti, Bramante lasciò Milano per trasferirsi definitivamente a Roma, dove con grande solerzia si diede allo studio dei monumenti ed alle indagini sui sistemi costruttivi del passato, per trarre insegnamento per le nuove tecniche. Qui venne in contatto con i grandi del tempo: Giuliano da Sangallo, Michelangelo, Raffaello, il Peruzzi.

Dopo piccoli incarichi (nei quali comunque dimostrò la sua genialità, come nel chiostro di Santa Maria della Pace) fu sotto Giulio II che finalmente divenne l’architetto di punta della Roma papale. A lui, del quale il Vasari disse “che a quel tempo era a Roma stimato primo architettore”, il papa assegnò incarichi importanti come il rinnovamento dei palazzi vaticani, ristrutturazioni viarie (via della Lungara, via Giulia, via de’ Banchi), progetti di bonifica (l’area della Magliana) e militari (i forti di Civitavecchia e di Viterbo).

L’incarico grandioso lo ricevette nel 1502: la nuova Basilica di San Pietro. Il progetto, che Vasari non esitò a definire “smisurato” fu successivamente rivisto, ma i suoi fondamenti risultarono essenziali per l’edificazione della più grande basilica del mondo. Si dedicò anche all’edilizia civile, ed il palazzo dei Tribunali, che fu anche di Raffaello, rappresentò un vero prototipo per l’architettura civile del rinascimento. Il tempietto di San Pietro in Montorio, pur mancante del progettato cortile, può essere considerato la sintesi dello sforzo del Bramante di studiare il classicismo proponendolo come manifesto della nuova architettura, della quale egli fu sicuramente il più grande portavoce.

Donato Bramante “il primo a mettere in luce la buona e bella architettura” come scrisse il Palladio, morì a Roma l’11 aprile 1514. Prima di morire chiese a papa Leone X di nominare Raffaello suo successore nella direzione della fabbrica di San Pietro.

Giovanni Martinelli

 

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