Saltara è stato un centro in cui sono fiorite diverse attività artigianali: quella del cordaio, del fabbro, del cappellaio.

Il cappellaio

Questa attività raggiunse il massimo splendore alla fine dell'800. In questo periodo a Saltara sorsero le più grandi fabbriche di cappelli: quella dei Diambri e quella dei Curina. I cappelli prodotti erano di lana e di pelo di coniglio o di lepre. Il cappello di lana era il più richiesto perché costava di meno mentre quello di pelo era più caro, infatti veniva usato per le grandi occasioni. Le tinte più richieste erano: il grigio, il nero ed le varie tonalità di marrone. Le materie prime utilizzate nella manifattura dei cappelli erano il pelo di: coniglio, lepre, capra e pecora. Fasi di lavorazione: Dopo la scelta delle pelli migliori, si passava alla disrognatura, cioè si ripuliva il pelo dalla polvere e dalle impurità. Era poi il momento del segretaggio, cioè le pelli venivano strofinate con una spazzola di cinghiale. La successiva feltrazione consisteva in una serie di operazioni che portavano ad ottenere un feltro, a cui veniva data la forma di un cono. Diversi i momenti della lavorazione: follatura, formatura, tintura, lucidatura, bordatura fino a giungere alla rifinitura che era la fase finale della manifattura del cappello. Gli strumenti del cappellaio: Una volta pronti, i cappelli venivano portati nelle fiere e nei mercati a primavera per essere venduti. Sia i Diambri che i Curina raggiungevano i luoghi più lontani delle Marche e della Romagna contraddistinguendo i loro prodotti con Marchi di produzione. Verso il 1930, sfumato il progetto di una grande fabbrica Diambri-Curina, da costruirsi a Calcinelli sul Metauro. Oggi a ricordare gli artigiani, sono la via dei Cappellai ed un piccolo negozio situato in via Mazzini, di proprietà di una antica famiglia di cappellai. Tratto da "Cappellai a Saltara, un antico mestiere e la sua storia"

Il cordaio

Il mestiere del cordaio era molto importante nel periodo che seguì la seconda guerra mondiale, quando nella vallata del Metauro l'attività principale era l'agricolura. Un tempo i lavori agricoli non venivno praticati con mezzi meccanici, bensì utilizzando buoi e mucche che trainavano l'aratro, il carro... Perché la loro forza producesse il risultato richiesto, gli animali venivano appaiati con gioghi. Per regolarne l'andatura si utilizzavano delle corde che venivano collegate agli animali mediante un anello (muraglia) in un punto sensibile, quello delle narici. Così l'agricoltore poteva frenare o sollecitare i due buoi. Fasi di lavorazione della corda e strumenti: Per lavorare la corda, era innanzitutto necessario che il cordaio avesse a disposizione una certa quantità di canapa. Questa pianta, una volta raggiunta la maturazione, veniva tagliata, legata a fasci e consegnata al cordaio. La canapa veniva portata presso corsi d'acqua e lasciata macerare. Quando si era ammorbidita veniva battuta con forza. Era poi messa ad asciugare dietro i pagliai e passata al "canapino", attrezzo formato da tanti aghi metallici che serviva a pettinarla. La canapa era così trasformata in fili sottilissimi. I fili venivano uniti e si otteneva così un filo di corda più grosso e compatto che si passava alla "grande ruota". Al centro di questa, su di un lato, una manovella (fatta girare da ragazzi in età scolare o da donne), sull'altro invece venivano applicate le forme. Si faceva quindi girare la ruota e la corda veniva allungata lungo un sentiero. All'estremità della corda, un uncino che era sistemato ai fianchi di un ragazzino, il qale si allontanava dalla ruota man mano che si formava 1a corda. La corda era quindi arrotolata ed era pronta per essere venduta.

fonte: www.comune.saltara.pu.it

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