23 novembre 1700: eletto papa l’urbinate Clemente XI Albani

Clemente XI fu uno dei papi marchigiani che lasciarono maggiormente il segno come mecenati e patroni delle arti, oltre che come sovrani dello Stato della Chiesa. Il cardinale Giovanfrancesco Albani, eletto papa il 23 novembre 1700, resse il pontificato fino al 1721, un lungo periodo in cui fu chiamato ad assumere decisioni difficili. Egli mantenne uno stretto rapporto con la sua città di origine, Urbino, promuovendo una stagione di rinascita dopo il settantennio di decadenza seguito alla fine del Ducato. 

 

Le origini della famiglia: dall’Albania al Ducato di Urbino

Gli Albani, come il cognome italiano suggerisce, venivano dall’Albania e discendevano dal condottiero Michele Laçi che, dopo aver combattuto contro i Turchi al fianco di Giorgio Scanderbeg, nel 1464 aveva abbandonato il suo Paese insieme ai due figli Filippo e Giorgio  per trovare ospitalità nel Ducato di Urbino. Trascorsero solo tre generazioni quando un Albani di nome Orazio (1576-1653) si trovò a Roma come “residente”, cioè ambasciatore del duca Francesco Maria II Della Rovere. Orazio Albani indirizzò e portò a compimento l’annessione del Ducato di Urbino allo Stato della Chiesa negli anni in cui era pontefice Urbano VIII Barberini. Nonostante le sue ridotte dimensioni, il Ducato di Urbino dominava i due versanti dell’Appennino in un punto chiave per lo Stato ecclesiastico, e pertanto la sua acquisizione, definita nel 1625 e realizzata effettivamente nel 1631, alla morte di Francesco Maria II, rappresentava per Urbano VIII un grande successo politico. Il “regista” dell’operazione Orazio Albani fu nominato perciò dal pontefice “senatore” (in pratica sindaco) di Roma. Con Orazio la casata Albani, protetta dai potenti Barberini, incominciò a gravitare su Roma pur senza abbandonare il palazzo di famiglia a Urbino. Orazio ebbe due figli, Annibale e Carlo: il primo entrò nella carriera ecclesiastica divenendo infine prefetto della Biblioteca Vaticana, mentre il secondo, maestro di camera di Carlo Barberini, sposò la pesarese Elena dei marchesi Mosca, dalla quale ebbe due figli, Orazio e Giovanni Francesco, o  Giovanfrancesco, nato nel 1649, il futuro papa Clemente XI.

Lo zio materno di Giovanfrancesco, Girolamo Mosca, indirizzò il promettente ragazzo alla carriera ecclesiastica e la famiglia lo mandò a Roma nel 1660 a studiare al Collegio Romano, dove si distinse per la sua passione per le lingue classiche. All’epoca la carriera ecclesiastica non implicava che si prendessero i voti sacerdotali, così che in gioventù Giovanfrancesco fu soprattutto occupato a frequentare l’ambiente culturale romano. Partecipò alle riunioni di diverse accademie, e fu apprezzato in particolare presso l’Accademia reale di Cristina di Svezia per un discorso su Giacomo II Stuart, pretendente cattolico al trono d’Inghilterra. Non si allontanò tuttavia completamente dalla sua città di origine, in quanto nel 1668 si laureò in diritto a Urbino, continuando poi a studiare filosofia, teologia e patrologia. Nel 1670 ricevette da papa Innocenzo XI i suoi primi incarichi, al seguito di esponenti della famiglia Barberini. La carriera proseguì senza sosta fino alla carica di segretario dei brevi che tenne sotto Innocenzo XII. Essendosi prospettata la possibilità di una sua successione, prese gli ordini sacerdotali poco prima dell’inizio del Conclave. Come pontefice si trovò coinvolto nella guerra di successione spagnola e combatté duramente il giansenismo diffuso in Francia.

 

Gli Albani e Urbino

Con l’elezione di Clemente XI, ebbe inizio per Urbino un periodo di grandi opere che avrebbero ridato prestigio alla città. Furono finanziate dal pontefice stesso o dai suoi familiari, soprattutto i cardinali nipoti Alessandro e Annibale, importanti ristrutturazioni come quelle della facciata del Palazzo Comunale, del palazzo dell’Arcivescovado, dello stesso, vasto palazzo Albani e della cappella di famiglia all’interno del convento di S. Francesco, mentre radicali restauri subirono le chiese di S. Francesco, S. Domenico e S. Agostino, nonché l’Oratorio di S. Giuseppe. Fu costruito ex novo il Palazzo del Collegio Raffaello e nel 1722 fu creata nel palazzo Alberini una manifattura artigiana, la Fabbrica delle spille, che sarebbe diventata una delle più fiorenti industrie cittadine. Il pontefice le aveva concesso il diritto di esclusiva su tutto il territorio dello Stato Pontificio. 

Si deve ai cardinali Orazio e Annibale Albani la sistemazione della chiesa di S. Giuseppe appartenente alla omonima confraternita, che il pontefice urbinate rese una delle più ricche della città, anche dal punto di vista artistico. 

Papa Albani istituì anche il Collegio Raffello in quello che era stato il palazzo degli Scolopi, destinandovi a reggerlo i Padri delle Scuole Pie. Fu questo il collegio in cui si sarebbe formato nell’Ottocento Giovanni Pascoli. 

Il Collegio Raffaello venne istituito nel XVIII secolo su volere di Clemente XI, che destinò il Palazzo degli Scolopi ai Padri delle scuole Pie quale sede per l'esercizio delle loro attività educative.

La Cappella Albani all’interno di S. Francesco, inizialmente sala del Capitolo, fu trasformata nel 1731 in cappella gentilizia dal cardinale Annibale. L’altare è ricavato da un antico sarcofago paleocristiano proveniente dalla chiesa di S. Eustachio a Roma, mentre la ricca decorazione a stucco delle pareti e delle finestre è stata attribuita a Luigi Vanvitelli. Sulla parete destra si trova un busto di Clemente XI e al sotto di esso un vaso di albastro contenente i precordi del papa. In questo spazio si trovano le tombe di Orazio Albani, nonno del papa e della madre Elena Mosca.

Oggi il Museo diocesano Albani ospita molte opere d’arte donate dal pontefice e da suoi parenti. In particolare vi si trova il leggio di Federico da Montefeltro, rimasto per lungo tempo a Roma, ma poi donato da papa Clemente al Capitolo della cattedrale urbinate agli inizi del XVIII sec. Numerose donazioni riguardano sfarzosi arredi liturgici e paramenti sacri. 

Palazzo Albani ha la propria facciata principale rivolta su via Bramante ed ospita oggi diversi istituti universitari. 

Dopo il pontificato di Clemente XI la famiglia Albani continuò ad essere assai influente nella Curia romana: Orazio, fratello del papa, ebbe due figli, Carlo che sarà creato principe di Soriano al Cimino, e Annibale (1682-1751) futuro cardinale. Oltre a lui la famiglia Albani annoverò altri tre cardinali, Alessandro, grande mecenate a Roma cui si deve Villa Albani, Giovanni Francesco e Giuseppe. La casata si estinse alla metà del XIX secolo. 

 

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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