Corridonia celebra l’8 marzo a teatro con una “riscrittura” in dialetto fermano-maceratese de “La Locandiera” di Goldoni
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, spettacolo pomeridiano con inizio alle ore 17.00 ed ingresso gratuito al Teatro Velluti con allestimento firmato da Saverio Marconi e traduzione in dialetto di Manu Latini.
Il Comune di Corridonia celebra la Giornata Internazionale della Donna con un omaggio ad una grande figura femminile della tradizione italiana. Il prossimo 8 marzo approda infatti, al Teatro Velluti, “La Locandiera”, la celebre commedia di Carlo Goldoni in un allestimento firmato dal maestro Saverio Marconi, con traduzione in vernacolo fermano-maceratese di Manu Latini, messo in scena dalla Compagnia Progetto Musical.
L’evento, con inizio alle ore 17.00 e ad ingresso gratuito, è un’iniziativa sostenuta dal sindaco Giuliana Giampaoli, dall’assessore alla cultura Massimo Cesca e dalla consigliera con delega alle pari opportunità Catia Luciani. Non una semplice rappresentazione, ma un gesto culturale che sceglie il teatro come spazio di riflessione, condivisione e festa. La Locandiera, nello spettacolo portato dell’8 marzo, figura femminile che attraversa i secoli e si rinnova nel dialetto della nostra terra.
Al centro della scena c’è lei, Mirandolina, figura modernissima che, pur nata nel Settecento goldoniano, conserva una sorprendente attualità. Donna libera, intelligente, capace di gestire lavoro e relazioni con autonomia e acume, Mirandolina incarna un modo di pensare e di agire che supera stereotipi e convenzioni. In questa versione marchigiana, il suo ruolo viene ulteriormente esaltato: non solo protagonista della vicenda, ma simbolo di un’identità femminile consapevole e determinata.
L’interpretazione è affidata a Cinzia Paoletti, che guida un cast corale composto da Thomas Tossici (Ing. Sciapigotto), Manu Latini (Conte Arbì), Simone Pompozzi (Marchese Filiberto), Simone Rossetti (Fabrizio), Rachele Morelli (Dejanira), Ombretta Ciucani (Ortenzia), Leonardo Scagnoli e Lucrezia Cruciani (camerieri). «Ho pensato a un allestimento sui generis – spiega Saverio Marconi –. E infatti questa Locandiera si sposta nel tempo e nello spazio: non più una locanda del Settecento, ma una pensione degli anni ’60, la Maresole, affacciata su una cittadina di mare della costa marchigiana, a fine stagione turistica».
La scenografia, in continuo movimento, richiama la commedia dell’arte ma con un’estetica anni Sessanta, in un dialogo creativo tra tradizione e modernità. Tra gli ospiti della pensione troviamo il Marchese Filiberto, il Conte Arbì e l’ingegnere Sciapigotto, affiancati dalle vivaci Ortenzia di Macerata e Dejanira di Sforzacosta. Unico forestiero è Fabrizio, nato nel quartiere romano della Garbatella: dettaglio che accentua, per contrasto, il forte radicamento territoriale dell’opera. «Evviva il dialetto marchigiano», sottolinea il regista, sottolineando la scelta linguistica come atto identitario oltre che teatrale.
In un tempo in cui la Giornata dell’8 marzo rischia talvolta di ridursi a ritualità, Corridonia sceglie di restituire al pubblico una storia universale in cui la riscrittura nel dialetto fermano-maceratese non è solo un vezzo folkloristico, ma un modo per far risuonare le parole e i significati più vicini e autentici. Tra ironia, ritmo, canzoni cantate live e colori anni Sessanta, la Mirandolina marchigiana diventa metafora di una donna che lavora, sceglie, guida e decide. Un personaggio che, dopo quasi tre secoli, continua a parlare al presente e che, in questo 8 marzo, trova nel teatro un palcoscenico privilegiato per riaffermare il proprio protagonismo.