Le persone che entrano in questo museo non sono dei semplici visitatori, ma degli spettatori attivi, invitati a calarsi nei panni di diversi personaggi protagonisti di un percorso teatrale audioguidato. Attraverso il racconto di piccoli avvenimenti quotidiani, si ripercorrono le tappe fondamentali della storia del monastero, in un periodo compreso tra il secolo XVI ed il secolo XX. Il museo è presentato attraverso un percorso teatrale audioguidato, in cui le voci registrate di alcune attrici accompagnano il visitatore, per una conoscenza approfondita e consapevole della realtà spesso insondabile della clausura.

Il percorso teatrale è individuale e risponde all’esigenza di conservare l’intimità di un’esperienza non solo conoscitiva, ma anche emotiva. Nella sala dedicata al laboratorio si può assistere alla proiezione di un video dove sono riprese le monache che vivono oggi nel monastero, intente allo svolgimento delle loro attività ordinarie. Il percorso espositivo, caratterizzato dal contatto diretto con gli oggetti presentati ed integrato da un allestimento di tipo interattivo e multimediale, offre al visitatore la straordinaria occasione di conoscere più da vicino il mondo claustrale con le sue regole ed i suoi usi, scoprendo, attraverso il racconto della storia del monastero, una dimensione temporale naturalmente dilata verso l’infinito. Gli oggetti esposti sono stati ritrovati negli ambienti del Monastero di S. Maria Maddalena, che dal 1586 ha mantenuto la sua sede originaria accanto al museo. Ceramiche, utensili da cucina, contenitori in vetro per la spezieria, ma anche ricami, pizzi al tombolo e disegni ornamentali per paramenti sacri, sono sopravvissuti alle alterne vicende del monastero, conservando, a volte, quel particolare aspetto d’infinitezza che li caratterizza.

Gli oggetti erano rimasti nelle “stanze del tempo sospeso”, sistemati in cassette, armadi e cassapanche come per essere ripresi e completati. La sospensione dell'attività manuale è propria della vita monastica, dove il lavoro è importantissimo, ma non prevarica mai il tempo della preghiera e della meditazione.

I materiali esposti sono stati scelti in base alle testimonianze reperite dagli Offici monastici (i compiti specifici assegnati ad ogni membro della comunità) e dagli antichi inventari che le suore stilavano in occasione delle visite pastorali. Gli oggetti sono stati lungamente adoperati a volte sino alla consunzione ed in alcuni casi sono stati destinati a una funzione diversa da quella originale.

In seguito sono stati accantonati o per l’immissione nel mercato di prodotti tecnicamente più avanzati o per il venir meno di abilità specifiche da parte delle suore, come avvenne ad esempio per la ceroplastica. Mentre di alcune attività, seppure non più praticate, resta ancora memoria tra le suore più anziane, di altre se ne è perso ogni ricordo. Attraversando le sale del museo si percepisce la dimensione di una quotidianità che ha come sfondo le voci sommesse delle suore, il loro canto, le loro preghiere, i passi nei corridoi, il battere delle spole nei telai, il rumore delle stoviglie, il suono della campanella e… il silenzio, che prelude alla ripresa gioiosa delle attività. Le clarisse hanno animato per secoli la vita spirituale e culturale del paese, rappresentando un punto di riferimento importante non solo nei momenti storici più difficili. La consapevolezza del valore storico e religioso del Monastero di S. Maria Maddalena è molto viva ancora oggi, e la si può percepire passeggiando per i vicoli di Serra de’ Conti…

SPEZIERIA

La spezieria è uno degli Offici previsti dall’ordinamento del monastero. Le monache che vi erano addette preparavano medicamenti e ricette erboriste. L’arte della spezieria è praticata per il solo uso interno, nel pieno rispetto della regola claustrale; sussiste tuttavia una tradizione orale che riferisce di una limitata diffusione di preparati anche all’esterno.

 SOTTERRANEI

Le grotte, che sottostanno non solo al monastero ma a tutto il complesso urbano, erano il luogo ideale per riporre cibi da conservare.

 

UTENSILI E CERAMICHE PER LA CUCINA

Gli oggetti rimasti e gli acquisti documentati nei libri contabili testimoniano, dalla seconda metà del Seicento fino a metà Ottocento, un notevole consumo di materiali dalle diverse tipologie e provenienze. Gli acquisti più importanti, per qualità e quantità, avvenivano annualmente, alla fine di luglio, in occasione della fiera franca di Senigallia e comprendevano oggetti economicamente impegnativi, come ad esempio le ceramiche di produzione marchigiana, umbra ed abruzzese.

LE VOCI DEL SILENZIO

Passi leggeri, fruscio di vesti, voci sommesse… in questo mondo claustrale dove il silenzio non è semplicemente sentito come regola imposta, ma è la componente di un interiore ordine morale e spirituale, la campanella è la voce comunitaria che ancora oggi chiama le suore alla preghiera, al lavoro, ai pasti, alla ricreazione. Le diverse combinazioni di tocchi e scampanellate compongono le chiamate di ogni suora e costituiscono un mezzo di comunicazione all’interno del monastero valido ancora oggi.

TELAI

Il laboratorio tessile del monastero soddisfaceva le esigenze interne della comunità sia delle suore che della liturgia, attraverso la preparazione di parati sacri. Sono stati ritrovati vari tipi di telai, tra cui in particolare uno per la tessitura di “salviette” da impiegare probabilmente nella pratica medica dei salassi, largamente usata fino a tutto l'Ottocento.

TINTURA

L’attività della tintura , documentata in un piccolo fascicolo d'archivio che contiene istruzioni per tingere vari tipi di stoffa, avveniva immergendo i materiali in grandi "caldari" insieme alle terre colorate. La tintura interessava sia le stoffe tessute all’interno del monastero sia quelle acquistate all'esterno, entrambe destinate per lo più alla realizzazione di fiori ornamentali, che costituiva una specificità della produzione artigianale del Monastero di S. Maria Maddalena.

LA FORMAZIONE DI GIOVANI EDUCANDE E NOVIZIE

L'apprendimento dei lavori femminili quali la tessitura, il cucito, il ricamo, la lavorazione dei merletti, è un elemento importante nella educazione di una novizia o di un’educanda, sino a tutto l'Ottocento. Le giovani entravano in monastero dietro il pagamento di una retta annuale ed erano affidate alla competenza di suore esperte, ma anche di professori esterni, in particolare per i corsi di disegno.

Dopo aver assimilato le diverse tecniche attraverso il lungo esercizio , le educande e le novizie venivano impiegate nella produzione di corredi e parati liturgici. A testimonianza di questo percorso formativo, sono rimasti disegni di vario soggetto e i cosiddetti “imparaticci”, ovvero prove pratiche su piccoli lembi di stoffa.

FIORI DI SETA

Un'attività largamente praticata dalle suore fino a tutto l'Ottocento è quella della produzione di fiori di seta, un’arte antica importata dalle Fiandre, di cui è stata ritrovata una descrizione in un testo edito nel 1678 e conservato presso l’antica biblioteca del monastero. I fiori di stoffa erano impiegati sia per la decorazione delle chiese, in particolare nei periodi invernali quando era difficile reperirne di freschi, sia per ornare delle coroncine indossate dalle novizie il giorno della promessa temporanea.

CEROPLASTICA

L'arte della ceroplastica è ampiamente documentata dal ritrovamento di diverse statuette di santi e degli utensili necessari per la loro produzione: crogiuoli e spatole. La lavorazione comprendeva diverse fasi: le statue erano infatti costituite da un’intelaiatura di legno impagliato e rivestito di stoffe ricamate, su cui erano applicate la testa e le mani modellate in cartapesta o cera. Piccoli Gesù Bambini confezionati con fiori di stoffa in teche di vetro venivano poi venduti nelle fiere.

Tel. 0731.871711 - 0731.871739 - 329.2297331

da www.comune.serradeconti.an.it

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