Il curioso nome venne loro affibbiato nel 1386, quando alcuni frati, stabilitisi nella zona boscosa di Brugliano, in Umbria, avevano ottenuto il permesso di calzare zoccoli di legno, per difendersi in qualche modo dai serpenti che infestavano la zona. Essi a Pausula venivano cosi chiamati anche per il tipico rumore che gli zoccoli facevano sui san pietrini del centro.

Il cenobio, composto da un chiostro cinquecentesco e la chiesa nel medesimo stile, è stato edificato nel 1510 e fu scelto dai frati, che prima risiedevano in una casa di fronte a Santa Maria in Castello, perché il nuovo alloggio era vicino alla cittadina ma adatto al riposo. La direzione dei lavori fu affidata ad un monaco-architetto proveniente dalla casa madre di Osimo che trasse sicuro beneficio dalla particolare terra su cui sarebbe sorto il monastero, particolarmente adatta alla costruzione dei mattoni.

La costruzione fu finanziata dal comune di Pausula e da alcune famiglie facoltose del luogo. Ben presto il monastero si impose come uno dei più importanti della provincia anche perché i Frati Minori Osservanti vi organizzarono uno Studio (Università) che attraeva nomi facoltosi. Fino alla fine del 1600 il convento godette di un periodo di grande splendore, ma dopo una pestilenza che decimo la popolazione e un disastroso terremoto nel 1703 subì gravi danni. Dopo queste calamità a causa della povertà che seguì il convento perse il suo antico splendore e molti giovani dovettero interrompere i loro studi. Durante il periodo napoleonico il convento fu soppresso.

I frati dovettero abbandonare il convento che fu chiuso con la chiesa annessa nonostante il Municipio avesse più volte sottolineato come esso fosse fondamentale per la cittadina. Gli orti e il fabbricati furono venduti dal Demanio al marchese Clemente Ugolini. Nel 1843 i frati riuscirono a ricomprare dal marchese il convento pagando una somma cospicua. Seguirono opere di consolidamento e restauro che portarono i frati a rientrare nel convento solo nel 1846. Nel 1860 in esecuzione del decreto Valerio la proprietà del convento passò alla cassa ecclesiastica.

Il comune comunque concesse ai monaci di continuare a far vita comune negli Zoccolanti almeno fino alle leggi di soppressione degli ordini religiosi del 1866-67. All´inizio del 1867, loro malgrado, i francescani furono costretti a lasciare la loro dimora. Nel luglio 1867 il Fondo per il culto cedette il convento al Municipio, che chiese al governo regio di poterlo adibire a Civico Ospedale. Il comune di fatto entro in possesso del monastero il 1 settembre 1867 ma non lo adibì all´uso che aveva richiesto per la sua lontananza dalla cittadina. Il 10 ottobre 1909 il Fondo per il culto dopo un sopraluogo dell´Ufficio Tecnico di Finanza di Ancona, decise di procedere alla chiusura legale della chiesa e di cederne la proprietà al Comune.

Il 7 novembre Giuseppe Russo, ricevitore del registro di Macerata, si recò a Pausula, dove alla presenza del sindaco Francesco Velluti chiuse la chiesa e deliberò che il convento sarebbe stato adibito a luogo d´isolamento per gli infermi di malattie infettive. Dal 1909 gli Zoccolanti subirono un interminabile calvario, il comune, infatti, lasciò lo stabile quasi in uno stato di totale abbandono adibendoli agli usi più disparati tra cui la coltivazione del baco da seta.

Nel 1917 dopo la sconfitta di Caporetto, l´edificio ospitò centinaia di profughi provenienti dalle province di Udine, Gorizia e Belluno che si sistemarono alla meglio nei locali dove rimasero per quindici mesi. Dopo la seconda guerra mondiale le stanze furono nuovamente rimaneggiate per ospitare molte famiglie provenienti dal litorale. Dopo la guerra continuo ad ospitare le famiglie più bisognose fino a che negli anni ´60 non vennero costruite le prime case popolari. Oggi la struttura e quasi totalmente inagibile.

fonte: www.comune.corridonia.mc.it

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