Dai piedi del fiume Aso una piccola civiltà di grandi uomini vigorosi

La storia di Pedaso inizia con i Greci (i Pelasgi), poi i Piceni e i Romani come testimoniano alcuni ritrovamenti archeologici intorno alla foce e ai lati del fiume Aso. Ruderi romani nella vicina Villa montana e reperti archeologici che ancora si recuperano dal mare, testimoniano le civiltà che qui si sono avvicendate. I documenti altomedievali però non fanno mai riferimento né al centro abitato né al territorio di Pedaso fino agli anni 1290-1292, e questo per diverse ragioni: le frane che hanno martoriato il territorio e le acque del mare che flagellavano anticamente le coste non hanno permesso lo sviluppo di un’arteria viaria lungo il litorale in questo lembo di terra. Tuttavia questo piccolo territorio è condizionato dalla presenza di un importante corso fluviale, di cui il paese, ai piedi dell’Aso, ne trae il nome (De Pede Asi, Pedaso), che è stato e continua ad essere una facile via d'accesso alla colonizzazione delle civiltà pre e protostoriche prima e di quelle moderne poi.

Pedaso come tutti gli altri centri abitati costieri è stato sotto il continuo pericolo di assalti e distruzioni devastanti nel corso dei secoli, ma a differenza degli altri, non avendo ricevuto una fortificazione dalla superba ingegneria romana, non ebbe quello sviluppo civico ed urbano imponente degli altri castelli “marini”: vari spostamenti hanno caratterizzato la sua storia, trovando stabilità solo con la costruzione del definitivo (e attuale) centro urbano nel 1792. Da una carta nautica del Trecento si rileva però l’esistenza di un porto o approdo nella spiaggia di Pedaso. Fin dagli inizi di questo secolo dunque esisteva una sorta di scalo da intendere probabilmente come un piccolo attracco, che permetteva una certa attività commerciale tra il mare e la terraferma. Questo fatto spiega la radicata attitudine allo scambio, non solo di merci, ma anche di persone, di idee e di cultura con altri centri e popoli dell’altra sponda dell’Adriatico, tipica dei pedasini che attraverso le proprie strutture ricettizie, hanno saputo nel tempo migliorare e dare valore.

La posizione geografica e la configurazione geologica di questo lembo costiero al contempo permetteva altresì un accesso immediato agli invasori: dall’alveo dell’Aso essi traevano rifornimento di acqua dolce e nascondiglio per la notte tra i canneti e le piante palustri, pertanto in attesa dell’assalto all’alba si servivano, deturpandolo, del territorio. Tanto che fu probabilmente il terrore degli sbarchi distruttivi di pirati ed assalitori, narrati da tutte le cronache delle città litoranee, che costrinsero la comunità a fortificare il piccolo nucleo abitativo sulla sommità del “Colle Serrone” (1400).

Il Castello di Pedaso con la sua Chiesa venne eretto su un’altura la cui base era raggiunta dalle onde del mare che la battevano con particolare violenza, mentre l’abitato si estendeva fino a fronteggiare il mare. Ma una frana terribile lo ridusse in macerie.

Non fu l’unico episodio devastante e distruttivo che interessò Pedaso. I crolli, anche se di entità minore, continuarono, fino al punto in cui, dopo più di un secolo gli abitanti del “Castello” pensarono bene di cominciare ad occupare la vasta distesa pianeggiante lasciata dalle acque che si ritiravano, abbandonando così il monte che era divenuto sempre più insicuro. Il dilavamento dei fianchi del fosso de “La Cupa” e le piccole frane che dopo piogge torrenziali restringevano lo spazio antistante il castello, hanno costretto gli abitanti, compreso il pericolo imminente, a chiedere  alla città di Fermo e alla Curia Romana di poter lasciare la fortificazione al Monte e le abitazioni per scendere in un luogo più sicuro.

Nel 1795 il progetto era pronto e contemplava la costruzione di 18 case, su due file, ai lati della strada Lauretana, e della chiesa parrocchiale “Chiesa Nuova”. Alla fine del XVIII secolo la vita riprese il suo ritmo normale; si continuò perfino a lavorare la terra sul monte, dopo averla sistemata a terrazze, e si riprese a tessere e pascolare pecore e capre.

Una continua evoluzione del territorio, frutto di diversi fattori

Nel territorio di Pedaso, già tormentato dal punto di vista geologico, sono avvenuti diversi accadimenti drammatici: il timore millenario di sbarchi di saraceni, il saccheggio di Francesco Sforza del 1445, le frane che hanno interessato il litorale determinando l’estesa contrada “Lame”, come rivelano i catasti e i massi disegnati sempre nelle antiche carte geografiche. Questi eventi hanno provocato il mutamento della situazione viaria e il trasferimento della comunità in zone diverse.

 


La popolazione di questo territorio ha dovuto compiere un faticoso cammino nel corso dei secoli, ed è stata protagonista di numerosi spostamenti. Fatto più unico che raro, a partire dagli anni 1290-1292 fino alla prima metà del secolo scorso sono avvenuti sei traslochi della sede parrocchiale e conseguentemente del centro abitato, eventi che rivelano negli abitanti di questa terra un forte attaccamento alle proprie radici, altrimenti, vista la situazione precaria determinata da tali fattori non controllabili dalla mano dell’uomo, i pedasini avrebbero potuto trasferirsi nei paesi limitrofi, geologicamente più stabili e non soggetti al pericolo di saraceni, pirati, invasori.


Dall’“Inventario della pievania di Pedaso” del 1816, preparato quindi dopo la costruzione della nuova chiesa consacrata nel 1797, viene specificato che nella contrada Santa Croce c’è un appezzamento di terra “arativo, giardinato, olivato, sodivo” confinante ad est col nuovo “incasato”, cioè nuovo centro abitato, a ovest con la strada comunale, cioè quella che conduce a Campofilone, a nord con la chiesa, cioè quella da poco costruita, e a sud con la terra affittata al Sig. Domenico Tosi e con il “giardino nuovo” (ancora oggi esistente).


Attualmente la gente ed il territorio di Pedaso conservano le caratteristiche sopra descritte e, come l’Araba Fenice risorge dalle proprie ceneri, la città rivierasca è sempre risorta dalle macerie, per consolidare era dopo era la propria orgogliosa realtà. 

Mariateresa Ferroni

 

foto: www.comunedipedaso.it

Il più grave fu quello che vide l’altura, in cui era sede il Castello, non resistere al logorìo delle onde tanto da crollare totalmente, portandosi via parte dell’abitato superiore e l’edificio religioso, purtroppo mietendo anche numerose vittime (fine 1600). Si trattò di una frana improvvisa ed imponente ed i resti, che ancora oggi affiorano dalle acque, ne sono una chiara testimonianza.

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  • citta: PEDASO
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