Monte Cerignone, la storia

Montecerignone allungato su di un solido costone tufaceo a sbarramento della valle, bagnato dal fiume Conca, l'antico Castrum è racchiuso lievemente a sud - ovest dal Monte Faggiola (m.818 s.l.m), a nord - est dal Monte S.Paolo (m.814 s.l.m), deriva il nome da fitonimo sc. dal cerro per processo fono morfologico di consonantizzazione (Mons Cerignonus - in : Mons Cerigno - onis).

Per la sua collocazione naturale, fin dai tempi antichi il paese venne denominato rispettivamente: Castello (m.528 s.l.m),la parte che si estende verso l'alto, Borgo (m.469 s.l.m), quella che si adagia in basso, lambito dal grullo scorrere delle acque del fiume. Il castello (l'antico castrum medioevale), che si inesrpica fino alla Rocca, costruita nel sec. XIII dai Conti di Montefeltro e suggestivamente incoronato intorno dal Faggiola, dal Carpegna, dal Montecopiolo, dal S.Paolo Dopo alterni accadimenti storici, la Rocca che fu gai dominio del Vescovo Claro Perruzzi (A.Grimoard Descriptio s.v) nel 1389 fu infeudata da Bonifacio IX,al Conte Antonio da Montefeltro, i cui discendenti, con breve intervallo 81448 - 1464) sotto i Malatesta e di un soffio sotto il Valentino, all'incapienza appena del sec. XVI, la tennero fino al 1631.

Per la sua posizione strategica,Montecerignone,privilegiato del titolo Terra, per lungo tempo fu sede dell'unico Tribunale Montefeltrano e del Commissariato, chiamati per antonomasia, prima Podestà del Montefeltro, quindi Fattore del Duca. Dopo la traslazione del Tribunale a San Leo, il paese riebbe la stessa funzione in due solenni contingenze storiche, precisamente il 2 settembre 1445 con la presenza del Card. di Aquilea e il 4 dicembre 1463, con sede nella celebrata chiesa si Santa Croce,onorata dalla presenza del Card. di S.Cecilia.

La Rocca, che ha resistito al rodio del tempo mostrando le cure inimitabili del celeberrimo architetto Francesco di Giorgio Martini, interessato dalle sollecitazioni del Duca Federico da Montefeltro, sembra che si protenda a proteggere il Palazzo dei Begni, di pregevole fattura rinascimentale. Ma ciò che più meraviglia è il fatto che nella formidabile arce, proprio nella sua parte nord, il di Giorgio Martini lasciò il soffio della sua potenza architettonica,espressa nell'ultimare e nella semplicità lineare, interpretazione polifonica di tempi nuovi e di trasformate coscienza. Poco più basso rispetto alla Rocca,il turista può ammirare nella chiesa parrocchiale di S.Biagio, un Ecce Homo attribuito al Vivarini, mentre appena più sotto può deliziare gli occhi al deliziosa chiesa della Madonna che denota uno dei più suggestivi edifici sacri di tutta la vallata.

Il borgo in antico, sede di mercato e ricordo ai cultori da una loggetta quattrocentesca di non spregevole fattura, attraverso un ponte d'un gran d'arco fabbricato di grosse pietre maestrevolmente prima del 1944,ora con manufatto più modesto apre l'accesso alla riva sinistra del Conca. Qui alla distanza di un quarto di miglio s'eleva la chiesa di S.Maria in Recluso (m.525 s.l.m) che dal dicembre del 1984 sul più alto fastigio stenta la statua di una madonna già ornamento superbo di un edificio sacro ( il Conventino), coricato fra il verde contro cui ora in totale abbandonano si sta accanendo la barbarie umana soprattutto contro un ammirato arco a tre frecce, beluinamente sfregiato. In località Fonte Buona, dove si eleva un antica celletta nota con il nome di Maestà del Mugnone.

Verso la fine del sec. XV il frate Domenico Spatafora innalzò un minuscolo convento l'edificio sacro denominato Conventino dove egli con pochi confratelli esercitò la sua missione spirituale conducendovi vita santa fino ad abbandonarvi vi resti mortali il 15 dicembre 1521 con trasporto nel 1677 nella chiesa parrocchiale di Santa Maria in Reacluso. Qui nella navata di sinistra assurto agli onori degli altari nel 1921, il Beato Domenico riposa incorrotto in una artistica esposto alla venerazione fedeli.

Il Paese che svaria in un ridente diorama offre passeggiate inconciliabili con l'andare per il rezzo a respirare aria resinosa che dona la pineta della Faggiola su cui a mezza costa è stato recentemente inserito un suggestivo albergo locato fra il verde silenzio del colle. Illustra favorito da aria balsamica viene sollecito da una gastronomia semplice e schietta magnificata dalla tramanda sagra del busterbgo, leccornia che discende da un mitico ricettario, gioiosamente onorato fra il rubino scintillare di bacchiche tazze. Sulla sponda destra del Conca si erige Monte Cerignone, antico castello donato nel 962 da Ottone I a Federico di Carpegna. Passato sotto il dominio dei Montefeltro, il comune fu conquistato dai Malatesta che restaurarono e ampliarono la Rocca, tuttora esistente, che conserva le antiche strutture medioevali accanto ad ambienti di puro stile rinascimentale: Leon Battista Alberti e Francesco di Giorgio Martini si contendono la ristrutturazione del forte malatestiano, avvenuta nella seconda metà del XV secolo. Esempi di architettura religiosa: la chiesa di S. Biagio (sec. XVII), che conserva un pregevole dipinto di Bartolomeo Vivarini e il santuario di S. Maria in Reclauso, costruito sulle rovine di un tempio romano. Non lontano dal borgo sorto alle falde del castello è il Monte della Faggiola, con i ruderi di un vecchio fortilizio appartenuto, secondo la tradizione, al condottiero ghibellino Uguccione della Faggiola.

fonte: www.comune.montecerignone.pu.it

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