La signoria di Francesco Sforza a Fermo

Meno conosciuta dell’occupazione delle Marche e della Romagna da parte di Cesare Borgia, la signoria di Francesco Sforza sulla nostra regione, che si colloca tra il 1443 e il 1446 (più di mezzo secolo prima di quella del duca Valentino), ne costituisce in realtà la “prova generale”. Entrambe le dominazioni si realizzarono grazie a un violento attacco da parte di un condottiero esterno alle Marche, ben deciso a costituirvi uno Stato proprio abbattendo tutti i poteri locali, sia comunali che signorili. Le vicende relative alla signoria di Francesco Sforza hanno pertanto un rilievo regionale; tra esse la resa del Girfalco di Fermo, avvenuta nel febbraio 1446, che segnò l’inizio della sua estromissione dalle Marche.

 

Francesco Sforza e l’occupazione delle Marche

 

Nato a San Miniato (Pisa) nel 1401, Francesco Sforza era uno dei sette figli illegittimi del celebre capitano di ventura Muzio Attendolo Sforza. Era stato poi riconosciuto dal padre e nobilitato dal re di Napoli Ladislao II. Giovanissimo aveva iniziato la carriera militare nelle milizie del padre, segnalandosi ben presto per l’audacia delle sue imprese. Riconosciutone il valore di soldato, nel 1425 il duca di Milano Filippo Maria Visconti lo ingaggiò come capitano con un contratto quinquennale (alla maniera dei calciatori dei nostri giorni). Francesco Sforza ottenne altre “condotte” (gli ingaggi dei vari potentati) da parte di Firenze, Venezia e altri stati italiani, per poi ritornare ancora al servizio di Filippo Maria Visconti, sposandone nel 1441 l’unica figlia, Bianca Maria. La sua “impresa” marchigiana si definì quando il duca Visconti entrò in conflitto con papa Eugenio IV, che accusò di aver appoggiato, essendo veneziano, la Repubblica di S. Marco, la quale aveva attaccato il suo ducato. 

In realtà nel 1433 Francesco Sforza si era mosso da Milano per ristabilire i suoi diritti su alcuni feudi nel regno di Napoli. Nel novembre di quell’anno si trovava a Rimini con il fratello Leone e un altro capitano, Lorenzo Attendolo, con migliaia di uomini armati e cavalli. Il passaggio nelle Marche avvenne nel giro di qualche settimana e fu Fano la prima città da lui occupata nel dicembre 1433. In realtà l’occupazione della Marca di Ancona fu agevolata dal fatto che il rettore (governatore della provincia) Giovanni Maria Vitelleschi, nominato da Eugenio IV, avendo riportato sotto il controllo della Chiesa parecchie città con la forza delle armi, si era fatto molti nemici. Lo Sforza si inventò anche un pretesto per legittimare la sua aggressione: quello di difendere i delegati del Concilio di Basilea che erano entrati in conflitto con Eugenio IV. 

Il 7 dicembre Francesco Sforza era già presso Jesi con tutto il suo esercito. Da qui, con un proclama invitò le città della Marca a ribellarsi al pontefice accettando la sua signoria. In quello stesso giorno Jesi si consegnò allo Sforza con il suo vasto contado. Mentre varie località – Corinaldo, Staffolo, Filottrano, Recanati – gli aprivano le porte, altre opponevano resistenza, ma con queste ultime lo Sforza si dimostrava spietato, in modo da incutere terrore nelle popolazioni.  Il comune di Montolmo, che gli aveva resistito due giorni, forse perché entro le sue mura si era rifugiato il rettore Vitelleschi fuggito da Recanati, fu attaccato il 12 dicembre 1433 dallo Sforza e sottoposto a uno spaventoso saccheggio, che doveva servire da esempio alle altre località della Marca. 

Caddero perciò in rapida sequenza sotto il dominio di Francesco Sforza Osimo, Offagna, Serra San Quirico, Arcevia, Montelupone, Apiro, Appignano, San Severino, Matelica, Belforte del Chienti, Montegiorgio, Monterubbiano, Castignano, Montemonaco, Montegallo, Penna San Giovanni, Amandola. Più problematica era la conquista dei domini dei Da Varano di Camerino, ma anche in questo caso fu efficace l’intimidazione: Lorenzo Attendolo, luogotenente dello Sforza, costrinse Berardo da Varano ad accordarsi con lui imponendogli la consegna di Treia, Pollenza, Gagliole, Gualdo e Montecosaro, nonché il pagamento dell’enorme cifra di 18.000 ducati. Pure con i Chiavelli di Fabriano lo Sforza raggiunse un accordo, mentre Ancona si dichiarò sua tributaria; Ascoli, ribellatasi più volte, fu brutalmente saccheggiata. Infine anche il Vitelleschi fu catturato e dovette pagare una forte somma per il suo riscatto. La conquista della Marca, dall’Esino al Tronto fu compiuta in poco più di venti giorni. 

 

Francesco Sforza e Fermo 

 

Nel gennaio 1434 Francesco Sforza fece il proprio ingresso trionfale a Fermo, una delle città più importanti della provincia adriatica. La grande e munita rocca del Girfalco sul colle Sàbulo, dominante sulla città e sulle campagne circostanti fino al mare, divenne subito una delle sue residenze preferite. Eugenio IV non poté fare altro che accettare lo stato di fatto e in quello stesso anno nominò Francesco Sforza, già da lui scomunicato, marchese della Marca a vita, nonché vicario di Fermo. 

Subito dopo la sua conquista lo Sforza tentò di costituire nelle Marche un vero e proprio Stato, dominato dalla figura di un principe che stabiliva patti con le varie comunità a lui soggette assicurandosene però la fedeltà attraverso la scelta di podestà spesso ad esse sgraditi. Poiché ben presto Francesco Sforza continuò le sua campagna militare spostandosi in Umbria e in altre regioni, egli affidò l’incarico di rappresentarlo nei centri più importanti a propri fratelli, fratellastri o cugini. In particolare a Fermo fu il fratello Alessandro Sforza a svolgere la funzione di luogotenente. Il governo sforzesco sulla Marca si distinse per la ferrea organizzazione militare, che richiedeva alle varie località il pagamento di gravosi tributi e la consegna di numerosi giovani atti alle armi. Tali imposizioni non potevano trovare il consenso né delle popolazioni né dei ceti dirigenti, che infatti, nel caso di Fermo come di altri centri, alimentarono una sorda opposizione allo Sforza che andò via via crescendo con il passare del tempo. 

Infine papa Eugenio IV per liberarsi dello Sforza diede vita nel maggio 1442 alla Lega santa, alleanza tra Filippo Maria Visconti, suocero del medesimo diventato suo nemico, e Alfonso V di Aragona, re di Napoli. Dopo lunghe e complesse vicende la Lega prevalse e Alessandro Sforza, si arrese il 4 febbraio abbandonando il Girfalco di Fermo il 20. I cittadini fermani decisero allora di demolire la rocca, simbolo dell’odiosa tirannia degli Sforza, con il consenso delle autorità pontificie. Il ritorno di tutte le Marche sotto la Santa Sede, avvenuto tra la fine del 1446 e l’inizio del 1447, segna un’indiscussa vittoria del Papato. Tuttavia Francesco Sforza, dopo alterne fortune riuscirà a succedere al suocero come duca di Milano nel 1450 mantenendo il potere fino alla morte nel 1466.

 

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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