La Corporazione dei Cartai di Fabriano

Poche sono le storie di città marchigiane caratterizzate in modo altrettanto decisivo da una produzione locale, come quella della carta di Fabriano. Benché i documenti pervenutici non ci consentano di definire con esattezza gli inizi di questa particolare fabbricazione, disponiamo dei primi riferimenti certi sull’esistenza della Corporazione dei Cartai per l’anno 1326.

 

Un inizio misterioso

 

Le corporazioni, o arti, ebbero un peso rilevante nelle vicende di Fabriano sin dalla fondazione del Comune, che risale a prima del 1165 e che si dovette proprio all’alleanza di un gruppo di nobili con alcune corporazioni. Tuttavia nei secoli XII-XIII le arti riconosciute e influenti erano state quelle dei Fabbri (l’immagine di un fabbro al lavoro compare persino sullo stemma comunale), dei Lanaioli, dei Mercanti, dei Calzolai e dei Conciatori, non dei Cartari. La prima testimonianza indiretta sulla fabbricazione della carta a Fabriano si ha da documenti dell’archivio pubblico di Matelica datati 1264, i quali attestano l’acquisto di carta bambagina di provenienza fabrianese da parte del notaio comunale. Evidentemente poco oltre la metà del Duecento la città sul Giano produceva e commercializzava già i preziosi fogli per la scrittura, ma non è noto da quando ciò avvenisse. La Corporazione dei Cartari, che avrebbe reso famosa Fabriano ben oltre i confini della penisola italiana, è testimoniata un po’ più tardi, da un documento membranaceo datato 30 giugno 1326, nel quale il nome di tale Masscius Bene Vite “dell’Arte dei Cartari” figura tra i quattro priori eletti per il mese di luglio di quell’anno.

Come le tecniche di fabbricazione della carta siano state apprese dai fabrianesi e applicate in un piccolo centro appenninico è pure un mistero storiografico non ancora sciolto. Si sa che tali tecniche erano note ai Cinesi già qualche secolo prima di Cristo e che il passaggio dalla Cina (che ne custodì a lungo il segreto) all’Europa avvenne nei secoli del Medioevo attraverso la mediazione degli Arabi, i quali appresero anche a usare stracci di canapa e lino per rinforzare quel materiale che appariva troppo fragile. È pure noto che nel XII secolo la carta si produceva già nella Spagna occupata dagli Arabi. Nel 1231 la carta era ben nota a Federico II, il quale ne proibiva l’uso per gli atti pubblici perché la considerava troppo deperibile rispetto alle più resistenti pergamene. Il passaggio a Fabriano potrebbe essere avvenuto attraverso Ancona, una delle porte d’Oriente in Adriatico, tramite Saraceni fatti prigionieri, oppure tramite cavalieri reduci dalle Crociate, i quali avevano conosciuto quel materiale che già si produceva a Damasco, a Bagdad e in Egitto. Si tratta tuttavia di mere ipotesi.

 

La fabbricazione

 

Quel che è certo è che la fabbricazione della carta trovò a Fabriano un ambiente favorevole perché in questa città si erano già sviluppate tecnologie e macchine per lavorare la lana. I lanaioli infatti avevano costruito canali, alimentati dal Giano, le cui acque facevano muovere gli ingranaggi delle macchine a grossi magli utilizzate per la follatura dei panni di lana presenti in locali chiamati gualche. Gli opifici in cui si fabbricava la carta erano collocati presso gli argini del fiume Giano ed erano detti gualchiere. Al loro interno si muovevano fragorosamente pile idrauliche costituite da un tronco squadrato, una ruota idraulica a palette azionata dal basso, un albero dentato connesso alla ruota e due o più magli, cioè tronconi di legno lunghi circa un metro, dotati di chiodi sulla testata e aventi la funzione di pestare gli stracci di lino o altro materiale. Si devono alla genialità dei fabbricanti fabrianesi alcune innovazioni tecnologiche che migliorarono la qualità della carta, favorendone con ciò la diffusione: sembra assodato infatti che Fabriano sia stata la prima città in Italia, se non in Europa, nella quale la carta sia stata ricavata da tessuti di lino. Inoltre fu decisiva l’adozione, da parte dei cartai fabrianesi, di colle gelatinose animali nell’incollatura degli strati che costituiscono i fogli, sostanze che assicurano una tenuta molto maggiore di quelle vegetali (amido di frumento o di riso) precedentemente usate. In tale innovazione sembra aver avuto parte una collaborazione con i molti conciatori locali, che scartavano il carniccio nella loro lavorazione delle pelli. Un’altra importante invenzione fabrianese sembra essere quella della filigrana, un marchio identificativo del produttore visibile mettendo in controluce il foglio di carta. La prima carta filigranata fabrianese risale al 1293. I segni dei cartai fabrianesi comprendono animali come il leone, la cicogna, l’aquila, il cavallo, il grifone e il drago, elementi floreali e frutti (fiori, gigli, melograni), simboli religiosi (l’angelo, S. Giovanni) e altri come la spada, la bilancia e la corona. 

 

Un grande movimento commerciale

 

La produzione e la commercializzazione della carta tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento mise in moto parecchi mercanti che dovevano importare a Fabriano gli stracci che nelle gualchiere sarebbero stati trasformati in poltiglia attraverso un processo di macerazione. 

La protoindustria della carta assunse pertanto, grazie alle innovazioni tecnologiche e allo spirito imprenditoriale dei fabrianesi, dimensioni ragguardevoli che coinvolse anche centri vicini come Pioraco e Sigillo. Dati precisi sulla presenza di gualchiere nella città sul Giano relativi al biennio 1320-21 mostrano che sono 22 gli imprenditori della carta operativi, mentre per il periodo che va dal 1320 al 1360 sono documentati più di 40 imprese cartarie in esercizio. Non conosciamo quanti fossero i lavoratori all’opera in ciascuna impresa ma è noto che ciascuno di essi aveva una funzione ben precisa, secondo una complessa divisione del lavoro.  Si andava dal maestro cartaio al ponitore, dal levatore al conduttore della pressa, dallo spanditore al collaro ecc. Benché sia difficile quantificare la produzione, alcuni storici hanno stimato che una gualchiera-tipo produceva ogni anno alla fine del Trecento 240.000 fogli di carta. Moltiplicando tale cifra per il numero degli opifici presenti a Fabriano (40) si può stimare la produzione complessiva in 9.600.000 fogli, una cifra enorme per l’epoca. Si può dunque affermare che il “comparto cartario” nel XIV secolo era il motore trainante dell’economia fabrianese. I mercanti stessi presero a investire nelle gualchiere divenendone proprietari per esportarne i prodotti in città italiane come Perugia, Fano, Ancona, Venezia, ed europee (Barcellona, Montpellier e Parigi) e persino del Medio Oriente. Dopo il glorioso Trecento, la storia della carta sarebbe continuata, sia pure tra alti e bassi, fino al giorno d’oggi. 

 

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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