Carassai, nel corso della sua storia ha cambiato nome diverse volte. Per indicare il sito dove oggi sorge il Paese, vengono utilizzati, nei documenti, i seguenti “toponimi”: Asinianum e Carniale nel medioevo; Carnassalis, Carnassale, Carrascale nel 1400; Castrum Medium, Castrum Guardiae nel 1500; Carnasciale nel 1600; Asi-nianum, Castrum Asi, quindi, un villaggio che diveniva Castrum e Castra-Asi; Car-sum Ase, poi Ca-ru-ase, per aggiustamenti; infine Carassai.

Dalla metà del 1500, i nomi ricorrenti sono Carassai – nell’uso comune; Castrum negli atti pubblici. Tracce di insediamenti umani si riscontrano fin dal “neolitico” (pietra nuova); lo attestano alcuni ritrovamenti archeologici come: reperti in silice, denti di animali e resti di fondi di capanne, con evidenti tracce di fuoco. Il territorio dove insiste Carassai, come anche quello di Rocca Monte Varmine, fu anticamente controllato dai Longobardi, popolo germanico.

Le necropoli venute alla luce alla fine del XIX secolo, ci hanno restituito ceneri umane e frammenti di vasellame molto vicini alla civiltà “villanoviana”. Necropoli, come quella di S.Agata, ci hanno rivelato la sovrapposizione della civiltà romana su quella picena. Presso la Chiesa di S.Angelo in Piano, è stata rinvenuta quasi di recente una Fornace di epoca romana (III – II sec. a.C.), che sembra sia stata riutilizzata nel Medioevo. Numerose le monete romane rinvenute nel territorio, del periodo che va dal III sec.a.C. , al V sec. d. C. Tutti i reperti, di epoca picena o protostorica, soprattutto romana, ed anche se in minor numero, medioevale, sono oggi; custoditi nell’Antiquarium Comunale o Museo Civico Archeologico. Un grosso “blocco funerario” di travertino, rinvenuto in località S.Vito (prima epoca imperiale) è conservato nel Museo Archelogico di Ascoli Piceno. Altri reperti si trovano nei Musei di Montalto Marche e di Ripatransone, nonché di Ancona.

Distrutto quasi completamente durante il Papato Avignonese tra il 1324 ed il 1325 insieme al vicino Castello di Camporo, Carassai subì una seconda distruzione per ordine del Cardinale Albornoz, intorno al 1356. Ma solo il Castello di Carrascale fu ricostruito pare nel 1372; gli abitanti dei due siti, dopo la sconfitta, si riorganizzarono infatti all’interno del Castello Vecchio, dove affluirono anche gli abitanti dell’antica Pievania di S.Eusebio; qui costruirono la nuova Chiesa di S. Lorenzo, che fu da allora il luogo di culto di riferimento per la popolazione carassanese. Attualmente, nel Paese, sono evidenti due nuclei distinti: uno di origine feudale, detto “Castello Vecchio”, che risale al IX – X secolo; l’altro, di origine medioevale, detto “Castello Nuovo”, più tardo, che risale all’incirca ai secoli XIII – XIV.

Il Castello Vecchio, a forma circolare di cui resta ancora la Porta di Montagna o Porta Neviera, ad ovest è caratterizzato dalla tortuosità pittoresca delle stradette proprie del periodo feudale, ed ha il suo riferimento religioso nel Campanile rinascimentale della Chiesa di S. Lorenzo, del XV secolo. La Chiesa, ad un’unica navata, con tre altari, fu ampliata nel 1424 e restaurata nel 1574; la sovrapposta Torre campanaria, fu invece costruita successivamente, e risale al XVI secolo. La cinta muraria si presenta con un “anello a scarpa” di contenimento del suolo, su cui si sovrappongono le piccole case, separate da vicoli interni. Ben evidente è il grande Portale di un Palazzo cinquecentesco, forse antica dimora del signorotto di Carassai Boffo da Massa.

Il Castello Nuovo, a pianta rettangolare, è caratterizzato dall’ ampiezza relativamente maggiore delle stradette; tre vie parallele, di cui le due perimetrali di servizio, sono collegate tra di loro dai cosiddetti “ponti di attraversamento”; la via centrale, via Roma, è divisa da un gomito in due tratti di 60 metri ciascuno; evidenti sono le caratteristiche militari della “cinta” muraria, delimitate da alcune fortificazioni dei secoli XIV e XV, dette “ Camminamenti Militari” coperti. Al Castello Nuovo si accede, attraverso la Porta Marina; esso ha il suo riferimento laico nella Torretta dell’orologio, che non è il suo originale, perché, accidentalmente distrutta, è stata ricostruita circa venti anni fa, ed il suo riferimento religioso, nella Chiesa di S. Maria del Buon Gesù, in stile rinascimentale barocco, a tre navate, istituita a Collegiata nel 1778, ed è il risultato della fusione della Pievania di S. Eusebio e della Prepositura di S. Lorenzo. Si dice che tale Chiesa fosse eretta, per l’influsso della predicazione di S. Giacomo della Marca frate di Monteprandone, che percorse queste zone nel 1476. Il cosiddetto “Cappellone”, a forma ottagonale, ovvero Cappella del SS. Sacramento, od anche della Madonna della Misericordia, fu annesso alla Chiesa nel 1853. La Collegiata è ricchissima di opere pregevoli: una Scultura lignea di arte abruzzese,raffigurante la Vergine col Bambino, del XV secolo, a cui è dedicata la Chiesa omonima; una Cantoria in legno con Organo a canne ( XVIII secolo) ed il Coro in noce (XVII secolo); il Fonte Battesimale semiesagonale, con intagli e dorature; una Tela di Andrea Boscoli ed una Tavola di V. Pagani; altre Tele significative, ed affreschi alle volte che rappresentano figure sacre. In piazza G. Matteotti, si nota il meraviglioso Palazzo Comunale dei primi del ‘900, col bel porticato; e adiacente ad esso, vi è la Chiesa Oratorio di S. Monica del 1699, chiesa consacrata, con facciata in stile tardo barocco rococò, restaurata nel 2003-2004, ed adibita ora, a Pinacoteca. Vi si trovano quadri di grande valore artistico e la “Credenza” con la statua di S. Monica, a cui è dedicata la Chiesa.

fonte: www.comune.carassai.ap.it

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  • citta: CARASSAI
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