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GENTILE PARTINO


Cardinale, diplomatico e mecenate
Montefiore dell'Aso ca. 1240 - Lucca 1316



Chi visita, ad Assisi, la basilica inferiore dedicata a san Francesco, può ammirare nella cappella dedicata a San Ludovico da Tolosa gli affreschi di Simone Martini raffiguranti il card. Gentile Partino, lì sepolto, in atto di preghiera dinanzi al santo.

Il Partino nacque a Montefiore dell'Aso intorno al 1240. Giovanissimo entrò nel convento dei frati minori di San Francesco da pochi anni costruito nel suo paese.
Uomo di grandi intelligenza e personalità, fu avviato agli studi a Parigi dove, terminati, fu lettore di teologia all'università.
Con lo stesso incarico fu successivamente a Perugia dove verosimilmente entrò in contatto con il card. Benedetto Caetani, legato pontificio, dal momento che, divenuto papa con il nome di Bonifacio VIII, questi lo chiamò a Roma come maestro del Sacro Palazzo (1296), nominandolo nel 1300 cardinale del titolo di San Martino ai Monti.

Dal 1302 al 1305 fu Penitenziere Maggiore, avendo parte attiva nella inquisizione contro i movimenti di frati non allineati. Nel 1302 sottoscrisse a fianco del papa la pace di Caltabellotta con Pietro d'Aragona.
Nel conclave del 1305 la cordata dei cardinali filofrancesi portò al soglio pontificio Bertrand de Got (Clemente V), il papa "al servizio" di Filippo il Bello, che trasferì la sede papale da Roma ad Avignone, rifiutandosi addirittura di andare a Roma per la consacrazione, convocando direttamente i cardinali a Lione per il suo insediamento.

Pensava, per la sua posizione antifrancese, di avere la carriera ormai sbarrata, invece Gentile da Montefiore ricevette dal nuovo papa alcuni delicati incarichi, come quello di Legato Pontificio in Ungheria (1307) per dirimere l'annosa questione del diritto alla successione al trono dopo l'assassinio di Ladislao IV avvenuto molti anni prima.
Prima di andare in Ungheria, il cardinale fece ritorno nella sua Montefiore, dove fece erigere in San Francesco, la chiesa da lui voluta e terminata nel 1303, il bellissimo monumento funebre per i genitori, che tuttora si ammira in tutta la sua eleganza.

Riuscì a risolvere la questione della successione dopo aver trovato a Napoli un accordo con la casa d'Angiò. Terminata la missione ungherese, ricevette dal papa la consegna di portare da Roma alla nuova sede di Avignone il tesoro pontificio.
Nel corso di questa missione, Partino morì nel 1316, nella sosta di Lucca, dove era riparato in attesa che si calmassero i tempi vista la discesa in Italia di Enrico VII.
Per sua volontà fu sepolto ad Assisi nell'altare da lui voluto e fatto affrescare da Simone Martini, a gloria di San Ludovico, patrono degli Angioni.
Della sua intelligenza e della sua naturale vocazione alla comunicativa, Iacopone da Todi, che lo conobbe a Roma, scrisse.


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