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Lo Zann, babbo di Arlecchino


febbraio
Acquasanta (AP) - frazioni Pozza e Umito

La maschera tradizionale di due piccoli centri dell'ascolano, Pozza e Umito, è un abito di origini lombarde che arrivò da queste parti grazie ai maestri scalpellini. La leggenda narra che il più famoso personaggio del carnevale è soltanto una versione povera di questa ricca e colorata maschera.
Se si escludono questi due minuscoli e meravigliosi agglomerati di case, arroccati sull'aspro e selvaggio versante marchigiano del Parco Nazionale dei Monti della Laga, lo Zann è un perfetto sconosciuto, almeno in tutta l'Italia centrale.
O meglio sconosciuta, perché stiamo parlando di una maschera originaria della Lombardia che nel '500 arrivò nei paesi di Pozza e Umito, frazioni dello sterminato territorio comunale di Acquasanta Terme, grazie ai Mastri Lombardi, venuti nelle Marche per costruire i più importanti edifici civili e religiosi.
Se è certo il legame fra questi abili scalpellini e la tradizione dello Zann da queste parti, non si capisce perché nonostante i Mastri Lombardi abbiano operato in diverse regioni dell'Italia centrale, la diffusione di questa bellissima e variopinta maschera si sia limitata a due piccole frazioni e non abbia interessato come sarebbe stato logico un'area più vasta.
Sta di fatto che la tradizione è pluricentenaria e viva soltanto in questo lembo di terra della provincia di Ascoli verso il quale la natura è stata molto prodiga regalando un ambiente ancora intatto fatto di torrenti, ruscelli e cascate.

Ogni anno a Carnevale una cinquantina di abitanti di Pozza e Umito, rispettivamente 150 e 30 anime, indossano la splendida e ricchissima maschera che si compone di un'armatura molto leggera, solitamente realizzata in vimini o canne alta circa un metro coperta da un lembo di stoffa bianca alla cui sommità vengono appese strisce di carta colorata.
All'altezza della cuspide di questa specie di semicono viene posto un cappello e posizionato in testa.
Lo Zann è completato da una pesante maglia bianca, da uno o più scialli di colori sgargianti, da un paio di pantaloni di velluto fino al ginocchio, da un paio di calze pesanti, un paio di guanti.
Tutto rigorosamente di colore bianco, ravvivato da una serie di pon pon colorati, cuciti sui guanti, sulle calze e sui pantaloni.
Dunque una maschera ricca, ma anche molto costosa se è vero, come racconta la leggenda, che la mamma di Arlecchino, abile sarta, non potendo spendere fece per suo figlio la versione povera dello Zann, un vestito fatto di tanti pezzi di stoffa colorati.
Lo zann gira per le strade brandendo una staggia di legno, oggetto che forse simboleggia una spada, ma che in questo caso ha certamente significato allegorico, visti anche i disegni che queste assi recano.

Lo Zann viene indossato la domenica e il martedì di Carnevale e il numeroso corteo sfila festoso sul percorso che unisce Pozza a Umito e viceversa, talvolta spingendosi anche nei tratturi interni della montagna.
Da queste parti si racconta che anticamente la tradizione era molto sentita tanto che nessuno nei giorni dedicati allo Zann poteva lavorare.
Chi veniva sorpreso a lavorare nei boschi veniva costretto con la forza a vestire la maschera ed aggregarsi al gruppo. La tradizione racconta anche che molto spesso gli Zanni giravano con il viso coperto scortati da speciali guardie del corpo: un gruppo di diavoli il cui compito era quello di scoraggiare chiunque volesse scoprire il volto che si nascondeva sotto il gigantesco cappello.
Quest'anno il calendario delle sfilate sarà arricchito con una presenza nel centro del capoluogo Acquasanta Terme, dopo che questa bellissima maschera ha ricevuto anche gli applausi di Papa Giovanni Paolo II, nel corso di un'udienza avvenuta il giorno dell'Epifania, quando sei Zanni si sono presentati in Vaticano insieme ad altri figuranti in costume di numerose rievocazioni storiche.

Stefano Greco


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