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NELLA TERRA DEL ROSSO PICENO: OFFIDA E SPINETOLI





Viaggio nel patrimonio artistico di due tra i più importanti centri della Vallata del Tronto
Offida e Spinetoli sono collocate nel cuore dell’area di produzione dei migliori vini piceni. Le manifestazioni dedicate al vino sono l’occasione per approfondire la conoscenza del patrimonio artistico. Entrambi i borghi furono popolati fin dal periodo neolitico e paleolitico, come attestano i reperti rinvenuti sulle sponde del torrente Fiobbo. È invece attestata tra l’VIII ed il III secolo (a.C.) la presenza dei piceni e, successivamente, dei romani, in zone non molto distanti dagli attuali centri abitati. Gli scavi archeologici compiuti dallo studioso offidano Guglielmo Allevi tra il 1873 ed il 1890 hanno riportato alla luce, in entrambi i territori, resti di necropoli picene e di insediamenti romani.
La nascita dell’attuale centro di Offida (il cui nome deriva probabilmente dal santuario eretto dai piceni e successivamente ricostruito dai romani, dedicato ad “Ophis” o Serpente Aureo) va ricondotta alla fondazione di un Castello da parte dei Longobardi tra il VI ed il IX secolo. All’ingresso della città si trova la massiccia costruzione della Rocca (XV sec.).
Nell’ampio torrione circolare si conserva l’antica porta ed il bastione fortificato del castello. Le mura circondavano l’intera città ed erano costituite da alti muraglioni intervallati da torri quadrate. All’interno troviamo l’Ospedale Civile, realizzato su progetto di Pietro Maggi nel 1796 con facciata neoclassica in laterizio.
Poco distante si trova l’ex Convento di San Francesco, attualmente sede dell’Enoteca Regionale “Vinea”: il territorio di Offida è caratterizzato, infatti, anche dalla consistente produzione di Vino Rosso Piceno Superiore.
Il Palazzo Comunale, costruito in laterizio, si affaccia sull’elegante Piazza del Popolo ed è contraddistinto da un portico quattrocentesco al pianterreno e da un’elegante loggia retta da colonnine di travertino al piano superiore. Immediatamente dietro il portico si elevano la facciata trecentesca del preesistente Palazzo Priorale ed una torre coronata da merli a coda di rondine.
Dal portico si accede al Teatro “Serpente Aureo”, opera di Pietro Maggi, inaugurato nel 1820 e successivamente decorato ed affrescato. Considerato un vero gioiello di concezione barocca, ha uno schema a “ferro di cavallo”. Attraversando l’atrio, nel quale si trovano le statue di quattro Muse, si entra nella sala formata da 50 palchi con loggione e platea, decorata con stucchi ed intagli dorati su fondo verde.
Su Piazza del Popolo si affaccia anche la Chiesa della Collegiata Nuova, costruita dal Giosafatti alla fine del ‘700 in uno stile di transizione tra il rococò ed il neoclassico, su progetto di Pietro Maggi. La facciata in stile barocco contraddistingue, invece, la Chiesa di Sant’Agostino, un imponente edificio in laterizio la cui costruzione fu iniziata nel 1338 e completata nel 1441. All’interno si trova la Cappella del Miracolo Eucaristico, nella quale sono ospitate le Reliquie del Miracolo d Lanciano (1273).
L’ottocentesco Palazzo Castellotti Pagnatelli ospita, invece, in un’unica sede il Museo Archeologico “Allevi” (nel quale sono raccolti un migliaio di reperti provenienti dagli scavi archeologici compiuti dallo stesso Allevi) , la Pinacoteca Comunale ed il Museo delle Tradizioni Popolari. Nella Mostra permanente del Merletto a Tombolo, invece, sono esposti esempi significativi di questa secolare tradizione, nata – con ogni probabilità – nel 1400 tra i ceti popolari, per poi diffondersi nelle comunità religiose: lo sviluppo della lavorazione del Merletto a Tombolo o a fuselli, infatti, avviene principalmente nel XVII secolo, con l’arrivo delle suore benedettine.
Il principale monumento cittadino, che sorge isolato dal paese su di una maestosa rupe, è la Chiesa di Santa Maria della Rocca. La costruzione attuale risale al 1330 ed è il frutto di numerose trasformazioni (nel 1039 sorgeva, in luogo della Chiesa, un castello edificato ad opera dei Longobardi che, nell’anno 1050, era poi stato trasformato dai Farfensi in monastero). L’edificio è costruito in laterizio. All’esterno la zona absidale, con le tre absidi poligonali, è scandita da lesene in travertino ed al centro dell’abside maggiore si apre il portale della cripta, sempre in travertino, con motivi floreali ed animali fantastici.
La cripta, con una selva di colonne e volte a crociera, ha la stessa estensione della chiesa superiore che è, invece, ad unica navata e che è stata completata nel XVI secolo.

Spinetoli deve, con ogni probabilità, il suo nome ad un colle chiamato Spineola per via dell’abbondanza di rosespine, mentre il toponimo Pagliare, località di fondovalle del Comune, trae origine da un nucleo di case fatte di paglia impastate con argilla, costruite sul finire del primo millennio per i servitori della gleba.
Del Castello di Spinetoli, fondato anch’esso dai Longobardi, abbiamo già notizia scritta nel 1030: se ne conservano lunghi tratti della cinta muraria, soprattutto della cortina a scarpa. La più antica porta castellana, rivolta a sud, risale al XIV secolo e presenta un fornice a sesto acuto sormontato da uno stemma con un leone rampante (riconducibile alla dominazione del Castello da parte di Francesco Sforza, nel XV secolo).
Accanto alla porta settentrionale sorge la torre civica che, un tempo, costituiva il mastio dell’antico complesso e che fu, successivamente, riadattata a torre campanaria.
Nel centro storico troviamo la Chiesa della Madonna delle Grazie, edificata su un’edicola votiva ed aperta al culto nel 1759. Da segnalare, inoltre, la Chiesa di San Rocco, costruita alla fine del 1700 a suffragio del Santo per scongiurare i rischi della peste e la Chiesa di Sant’Antonio (Pagliare del Tronto) risalente alla fine del 1800.
Molto interessante è anche la residenza gentilizia Villa Saladini.
Barbara Capriotti


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