Montegranaro e la calzatura

Centro propulsore del distretto calzaturiero marchigiano, uno dei sistemi produttivi più importanti a livello mondiale. Tradizione artigianale e maestranze tra le più qualificate del settore, cura dei dettagli e dei materiali impiegati, attenzione alla “forma”, tutti fattori che hanno sempre contraddistinto il prodotto montegranarese.

La calzatura a Montegranaro si afferma per la spiccata vocazione alla qualità e all’eleganza, non disgiunta da una fortissima creatività, soprattutto da parte di nuovi marchi emergenti che si aggiungono a quelli che da anni sono conosciuti e apprezzati nel mondo. Una passerella internazionale dell’accessorio, nel panorama più vasto del sistema-moda italiano. Il paese delle grandi firme!

L'industria della calzatura a Montegranaro risale all'inizio del 1800. Fu iniziata da un certo Granatelli, o perché ne fu lui l'inventore, o perché ne prese l'idea a Recanati. Egli cominci? a fare delle scarpe costituite di un dritto di pelle leggera foderata di tela, di una suola sottile senza tacco e di una guarnitura di fettucce, le quali furono chiamate "chiochiere".

All'inizio tale attivit? fu limitata a poche persone perché era difficile avere a buon mercato e con facilit? le materie prime a causa della difficolt? delle comunicazioni; incominci? ad assumere pi? vaste proporzioni nel 1840, ma si ampli? soprattutto dopo il 1860 grazie all'abolizione delle barriere doganali conseguente all'unificazione d'Italia.

A poco a poco le "chiochiere" di Montegranaro diventarono famose e soprattutto a Roma erano facilmente smerciate anche a prezzi elevati, cos? che il guadagno era sicuro. Per questo motivo i pochi industriali di allora fecero presto la loro fortuna. Dopo il 1860, il prodotto montegranarese si allarg? a tutta l''talia ed anche al mercato estero, giungendo in Francia, in Grecia, in Turchia e perfino in America. Molti Montegranaresi in questo periodo partivano da Montegranaro carichi di scarpe che portavano in quasi tutte le pi? importanti citt? d'Italia, in Grecia e in Turchia (specialmente a Corf?, Atene, Costantinopoli).

Oltre alle "chiochiere" furono fabbricati anche altri tipi di calzature. Quasi tutta la popolazione urbana lasci? le antiche occupazioni e impar? il nuovo mestiere. Poi furono introdotte le macchine da cucire, che resero necessaria la partecipazione delle donne, facilitarono la lavorazione e fecero naturalmente aumentare la quantit? del prodotto.

Nel 1887 a Montegranaro c'erano pi? di 43 botteghe, le persone impiegate erano circa 350, pi? parecchie persone che venivano dalla campagna e 20 da Monte San Giusto; ? chiaro dunque che senza la manodopera l'ndustria non avrebbe potuto avviare la propria estensione. Si producevano circa 300 mila paia di scarpe di ogni genere e si calcolava un introito lordo di circa 600 mila lire.

Molte erano le specie di calzature prodotte, oltre le antiche "chiochiere", ossia: Pappuccie da uomo e da donna tanto a suola semplice che doppia, piccole scarpe ordinarie e di pelle coppale, stivaletti cos? detti alla Polacca e con elastico per ragazzi, scarpette alla Ida con tallone alto, scarpette a stoffa di riccione, cordonetto, tappeto, tela russa, di pelle fiorata, o a striscia incrociata, Pianelle a tacco di legno, o sugaro. I sopraindicati lavori per due terzi sono in pelli, per un terzo in stoffa.

Per i primi si consumano circa 30.000 chilogrammi di suola cavallina e somarina, grandi quantit? di cartone, pezze bianche, colorate e di lana, canepa per fare spago, pece, bullette, punte da tacco, fettuccie e pelo per guarnizione, elastici, occhietti, filo da macchina, setole, aghi, anellina per tingere le pelli, sugaro e legno per tacchi, nonché colla di farina, la quale, sebbene sembri di poco momento, il consumo viene calcolato a pi? di 90 quintali di grano. Nel 1905, l'industria calzaturiera si era ulteriormente sviluppata. Il numero degli operai nel paese era raddoppiato, inoltre altri operai erano sparsi nei paesi vicini: Torre San Patrizio, Pausula (oggi Corridonia), Rapagnano, Morrovalle, Montecosaro, Civitanova. Anche la produzione era triplicata (infatti nel 1904 fu fabbricato un milione di paia di calzature). Notevole era il lavoro con le banche, in particolar modo con la Banca d'Italia , con la Banca Popolare di Macerata, con la Cassa di Risparmio di Fermo e con tutte quelle dei dintorni.

Sempre nel 1905, gli industriali erano circa una settantina. Occupavano da tre a diciotto o venti operai, da uno a sei o sette ragazzi, da una a tre donne. La loro funzione era quella di capi laboratorio. Essi preparavano tutto il materiale necessario alla fabbricazione della scarpa: tagliavano i dritti, le fodere, le suole. Inoltre si occupavano delle spedizioni, amministravano le loro aziende, facevano uno o due viaggi all'anno, per liquidare i conti, per fare acquisti, per visitare i clienti. I loro guadagni netti annui andavano dalle mille alle sei mila lire e talvolta anche alle sette mila lire. Gli operai erano circa seicento e con quelli dei paesi vicini si arrivava certamente a pi? di mille. Le donne e i ragazzi erano circa trecento. Il sistema di produzione e di retribuzione era rimasto uguale a quello originario. Gli operai ricevevano il prezzo della fattura delle paia che producevano, prezzo stabilito in base alla quantit? di lavoro e alla abilit? richiesta da ogni modello.

I bambini lavoravano anch'essi fin dall'et? di cinque o sei anni, guadagnando da 2 a 15 lire la settimana. La produzione variava durante l'anno, ma era soprattutto d'estate che aumentava moltissimo, per poi diminuire a Settembre ed Ottobre, per risalire di nuovo a Novembre e Dicembre; diminuiva poi a Febbraio e cresceva a Marzo e nei mesi successivi.

All'inizio del 900 la moda delle calzature si orient? su scarponcelli e stivaletti per uomo, per donna e per ragazzi, e anche a Montegranaro furono usati cromi neri, bulgari colorati e copale.

In seguito a Montegranaro ci fu una diminuzione delle ricieste, dovuta al fatto che le calzature, nonostante avessero una buona tomaia, il fondo lasciava a desiderare, a causa di ragioni economiche. Soprattutto il sottopiede era molto leggero e quasi sempre fatto di suola cavallina, quindi l'interno della scarpa era tutto buchi e faceva male al piede del consumatore. Le suole erano leggerissime e non si curava per niente l'uniformit? dell'articolo.

Giunse poi la prima guerra Mondiale, durante la quale non fu possibile effettuare forniture militari; inoltre Montegranaro rest? spopolata. Dopo la guerra gli affari andarono di male in peggio. L'unica industria che teneva era quella delle tomaie, in quanto i tagliatori e le orlatrici di Montegranaro non furono mai secondi a nessuno.

Il 2 febbraio 1924 entrarono in funzione le prime macchine per la lavorazione del fondo e poco dopo furono organizzati altri piccoli stabilimenti. Dopo un anno, quattro erano le imprese meccanizzate ed era sorto anche uno scatolificio, indispensabile per la buona presentazione e conservazione della calzatura.

Un problema che gli imprenditori montegranaresi dovettero affrontare fu la scarsa disponibilit? della forza motrice (che veniva fornita dalla centrale idroelettrica del Chienti); ci? creava delle difficolt? ed era d'intralcio ad ogni sviluppo. Soltanto dopo la mezzanotte si rendeva possibile l'azione dei motori elettrici. Con queste difficolt?, tra le quali il discredito che i commercianti ed i consumatori avevano riversato sul prodotto montegranarese, dirigenti e maestranze gareggiando in iniziative e sacrifici, riuscirono a riconquistare la perdutafiducia.

Dopo la Liberazione, la calzatura montegranarese si afferm? in modo meraviglioso. Nel 1958 i calzaturifici organizzati erano 20, le aziende artigiane 53, mentre i laboratori familiari in via di organizzazione erano 30. Le maestranze collocate dal locale ufficio erano 1375, i lavoratori a domicilio circa 600. Le mercedi annue per gli uomini qualificati , variavano dalle 500 alle 800lire, per ogni operaio che lavorava 10 ore nel 1905, nel 1958, con otto ore di lavoro giornaliere, erano sulla base di L. 450.000 oltre tutte le assistenze sociali.

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