Le metamorfosi di Pasquale

farsa gioiosa per musica. Musica di G. Spontini. Regia di Bepi Morassi, con l'Orchestra Sinfonica G. Rossini, direttore Giuseppe Montesano


Sab, 22. Settembre 2018
ore 22
Teatro Pergolesi
JESI, AN
www.fondazionepergolesispontini.com
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“Le metamorfosi di Pasquale o sia Tutto è illusione nel mondo”, farsa giocosa per musica in un atto, su libretto del veneziano Giuseppe Maria Foppa, musicata da Gaspare Spontini, andrà in scena per il XVIII Festival Pergolesi Spontini al Teatro Pergolesi di Jesi sabato 22 settembre alle ore 22, nel giorno del patrono della città - San Settimio - con anteprima riservata ai giovani giovedì 20 settembre alle ore 18.

Si tratta di una nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, ed una vera rarità musicale in quanto l’opera era ritenuta perduta e poi, dopo oltre due secoli di oblio, è stata ritrovata due anni fa in Belgio. L’eccezionale ritrovamento di quattro partiture del giovane Spontini nel Castello di Ursel in Hingene – cui ha fatto seguito l’accordo tra il Centro Studi per la Musica Fiamminga e della Provincia di Anversa e la Fondazione Pergolesi Spontini – ha permesso di ritrovare “Le Metamorfosi di Pasquale”, la farsa che Spontini scrisse nel 1802 per il Teatro di San Moisè a Venezia, lo stesso che vide qualche anno dopo l’esordio dell’altro genio marchigiano, Gioachino Rossini. L’opera si aggiunge all’importante gruppo di partiture del maiolatese, riscoperte, studiate, revisionate, pubblicate e messe in scena dalla Fondazione Pergolesi Spontini: la ritrovata “Fuga in maschera”, “Li puntigli delle donne”, “L’eroismo ridicolo”, “Li finti filosofi”, “Milton”. 

L’opera va in scena con la direzione di Giuseppe Montesano sul podio dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini, e con la regia di Bepi Morassi, assistente alla regia Laura Pigozzo, in coproduzione con Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, revisione critica di Federico Agostinelli edita da Fondazione Pergolesi Spontini con il contributo del Centro Studi per la Musica Fiamminga e della Provincia di Anversa. Scene, costumi e luci sono a cura della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, in particolare le scene sono di Piero De Francesco, i costumi di Elena Utenti. Nel cast sette giovani ed affermati interpreti: Carlo Feola nel ruolo del barone, Michela Antenucci in quello di Costanza, Daniele Adriani nel doppio ruolo di cavaliere e sergente, Carolina Lippo in quello di Lisetta, Antonio Garés sarà il marchese, Davide Bartolucci nel ruolo di Frontino e Baurzhan Anderzhanov in quello di Pasquale.

Nel nuovo allestimento, la farsa di Giuseppe Maria Foppa, futuro librettista anche di Rossini, è ambientata in un cafè chantant. «Sono partito – spiega il regista Bepi Morassi – dalla natura ‘napoletana’ dell’opera, anche se la città non è esplicitamente citata nel libretto, e da qui ho identificato un’ambientazione che mi sembrava convincente. Siamo agli inizi del Novecento, in un periodo di passaggio estremamente vitale non ancora funestato dall’orrore della guerra, caratterizzato dall’avvento dei Café chantant. […] In questo contesto un po’ liberty e da ‘varietà’ il padre di Costanza, da indefinita figura nobiliare, diviene il proprietario di una specie di Caffè Gambrinus, il celebre locale napoletano fondato nel 1860. E partendo da qui anche gli altri personaggi hanno assunto un’identità sempre più definita, che fa riferimento a quell’epoca: il cavaliere, ad esempio, incarna un po’ la maschera ‘sciupafemmine’ di Fefè».

Rappresentata per la prima volta il 16 gennaio del 1802 a Venezia al Teatro Giustiniani in San Moisè, “Le metamorfosi di Pasquale o sia Tutto è illusione nel mondo” è l’ultima opera composta da Spontini per le scene dei teatri italiani. Nella sera del suo debutto, venne rappresentata assieme alla ripresa di una farsa di Raffaele Orgitano, “Non credere alle apparenze”, anch’essa su libretto del Foppa. L’opera tu accolta tiepidamente e scomparve dal cartellone. Dopo questa parziale delusione, il ventisettenne Spontini, ritenendo di non avere più sufficienti stimoli per continuare la sua attività nei teatri della penisola che egli aveva battuto in lungo e in largo in sei anni di frenetica attività, da Roma a Firenze, da Palermo a Napoli fino a Venezia, decise di tentare la sua fortuna Oltralpe e l’anno seguente cominciò a Parigi una nuova carriera che lo avrebbe portato in pochi anni a conquistare, con opere come “La vestale” (1807) e “Fernand Cortez” (1809), un successo senza precedenti e a diventare una figura di spicco nel panorama internazionale. 

 

L’intreccio della vicenda è imperniato sulla figura di Pasquale, maldestro avventuriero che tornando al villaggio natale dopo anni di peregrinazioni in cerca di fortuna, addormentatosi sotto un albero, si risveglia nei panni di un marchese, con tanto di servo (Frontino) a sua disposizione. Lungi dal sospettare un inghippo, e anzi scorgendo in questa fortunata circostanza un segno del destino, Pasquale tenterà di approfittarne dapprima per rifocillarsi a sbafo e poi per riconquistare il cuore di Lisetta, un tempo sua promessa sposa, ma poi da lui abbandonata e ora in procinto di convolare a nozze proprio con Frontino. In realtà questa situazione è stata creata deliberatamente da Frontino stesso per consentire al vero marchese di evitare guai con la giustizia e di aver così modo di riuscire a ottenere la mano di Costanza, figlia del barone. Una volta raggiunto questo scopo, viene a cadere da parte del marchese la necessità di mantenere in vita l’equivoco: Pasquale, beffato e irriso, viene così riportato bruscamente alla sua vera identità e assiste scornato al doppio matrimonio che sancisce a un medesimo tempo l’addio sia ai suoi sogni di grandezza che ai suoi sogni d’amore.

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