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26 Settembre ore 21,15Auditorium Monsignor Tarcisio Carboni Ortezzano (FM)
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Descrizione

Non solo il campione, ma soprattutto l’uomo. È questo il Gino Bartali che sua nipote Gioia porterà sul palco del Festival Storie, sabato 26 settembre alle 21.15, all’Auditorium Monsignor Tarcisio Carboni di Ortezzano, nell’incontro “Vi racconto mio nonno Gino Bartali”, in dialogo con Alvin Crescini. Evento ad ingresso libero. Una serata per riscoprire, attraverso i ricordi di famiglia, la figura di uno dei più grandi protagonisti dello sport mondiale di tutti i tempi, non stato soltanto il re delle grandi montagne, il protagonista delle epiche sfide al Giro e al Tour contro Coppi, ma l'uomo che, nel buio della Seconda Guerra mondiale, ha pedalato tra Firenze e Assisi rischiando la vita per salvare centinaia di ebrei, nascondendo i documenti relativi alle nuove identità degli ebrei italiani nel telaio della sua bici. Un coraggio che gli è valso il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni.
Gioia Bartali da anni porta avanti la memoria del nonno attraverso incontri, testimonianze e appuntamenti. Un percorso che l’ha portata in giro per il mondo seguendo le tracce di una storia che continua a parlare a generazioni diverse. Vicepresidente del Giro d’Italia d’Epoca, Gioia per il Festival Storie racconterà dunque un Gino Bartali lontano dalla sola dimensione sportiva, attraverso i ricordi e i valori che ne hanno segnato la vita: umiltà, coerenza, coraggio e fede.
 
Gioia, cosa può raccontare al pubblico del Festival Storie, che sicuramente conosce il campione, ma non conosce fino in fondo l’uomo Gino Bartali?
“Credo sia una storia molto bella da raccontare e, da nipote, ci metto naturalmente anche tanto affetto. Di Gino Bartali si è parlato moltissimo attraverso libri, film, documentari e articoli. Il mio contributo vuole essere diverso: raccontare l’uomo, attraverso il rapporto semplice e autentico tra una nipote e suo nonno. È proprio questa dimensione più personale che vorrei condividere: non soltanto il campione che tutti conoscono, ma lo splendido nonno che ho avuto la fortuna di avere”.
 
Che cosa significa, per una famiglia, trasformare un ricordo privato in una memoria da condividere con tutti?
“Raccontare Gino significa anche andare oltre il semplice ricordo familiare. Condivido volentieri tanti episodi e cerco soprattutto di trasmettere ciò che lui ha lasciato a me e alla nostra famiglia. Mio nonno era una persona molto riservata e degli eventi vissuti durante la guerra non volle mai parlare con nessuno, nemmeno con mia nonna. Io, nel mio piccolo, ho scelto di portare la mia testimonianza perché credo che abbia ancora molto da insegnare e molto da lasciare, soprattutto come esempio di valori, di integrità e di fede. E penso alla sua umiltà, alla sua gentilezza, alla disponibilità verso gli altri: sono valori preziosi che ha trasmesso alla nostra famiglia e che oggi sento il desiderio di condividere”.
 
C’è stato un momento in cui ha percepito forte la “grandezza” di suo nonno?
“Ci sono alcuni episodi che oggi ricordo con occhi molto diversi da quelli di allora. Una volta eravamo insieme a una tappa del Giro d’Italia e guidava lui. A un certo punto mi disse: «Gioia, ricordati che parleranno più di me da morto che da vivo». Io mi misi a ridere, perché per me era semplicemente mio nonno, e tutti parlavano già tantissimo di lui, ogni volta che arrivava c’era una folla scrosciante, le persone gli si avvicinavano come api sul miele. Ricordo anche una volta, in un ristorante a Roma: appena entrammo, tutte le persone si alzarono in piedi e gli dedicarono un lungo applauso. Allora vivevo questi episodi semplicemente da nipote, senza rendermi davvero conto di quello che rappresentava. Oggi, ripensandoci, li leggo in maniera completamente diversa”.
 
Tornando alla riservatezza di suo nonno, non può non tornare in mente una sua frase “Il bene si fa, ma non si dice”. Oggi, in un tempo in cui siamo abituati a raccontare tutto, che cosa significa per lei quella frase?
“Mio nonno, da uomo profondamente cristiano, si è sempre messo a disposizione di chi aveva bisogno, ma senza mai cercare pubblicità o riconoscimenti. In famiglia non abbiamo mai voluto indagare troppo su alcuni aspetti della sua vita, proprio per rispetto della sua riservatezza. Se mio nonno avesse avuto un canale social, sono convinta che lo avrebbe utilizzato per parlare solo di sport. Anche quando, a distanza di tantissimi anni, gli chiesero di parlare di Fausto Coppi e della sua vita privata, rispose: «Io sono qui per parlare di sport e non di fatti privati». Forse è proprio questo il senso di quella frase: ci sono persone che fanno tanto per gli altri senza sentire il bisogno di raccontarlo. E sono convinta che ce ne siano tantissime. Fanno cose importanti per l’umanità e poi, semplicemente, le dimenticano. I giusti sono così: fanno il bene senza bisogno che qualcuno li veda”.

NELLE FOTO: Gioia Bartali con la celebre fascia gialla del Tour del 1948; Gioia Bartali a Yad Vashem a Gerusalemme per commemorare Gino Bartali “Giusto tra le Nazioni”; Gino Bartali in azione
 

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