Santuario della Madonna di Campocavallo di Osimo

Tra Osimo e la piana del fiume Musone, in località Campocavallo di Osimo, sorge un vasto san-tuario dedicato alla Madonna, testimonianza da oltre un secolo di una sentita devozione popolare. Le origini di tale culto si trovano in una modesta chiesetta, situata a poca distanza dal santuario, che custodisce la memoria di un evento prodigioso avvenuto nel 1892. Alcuni anni prima un agricoltore di nome Nazzareno Taddioli aveva costruito quella piccola chiesa addossata alla sua casa colonica e il vescovo di Osimo nel 1883 vi aveva inviato a officiarla il giovane sacerdote don Giovanni Sor-bellini (1858-1918). Quest’ultimo aveva appeso ad una parete della cappella l’immagine della Ma-donna Addolorata. Il 16 giugno 1892, festività del Corpus Domini, i fedeli raccolti nella chiesetta di campagna videro la Vergine muovere gli occhi e scorsero delle gocce di sangue che si erano for-mate sulla sua immagine. Il miracolo si sarebbe ripetuto diverse volte, testimoniato da molti fedeli accorsi a pregare nella chiesetta di Campocavallo. Le autorità ecclesiastiche decisero allora di far edificare un vero e proprio santuario che potesse accogliere i tanti pellegrini desiderosi di testimo-niare la propria devozione mariana, affidandone la direzione a don Sorbellini. Il sacerdote trovò i mezzi finanziari per l’opera da realizzare servendosi anche di un periodico chiamato “L’Eco”, stampato in italiano e in francese. La prima pietra del nuovo edificio fu posta nel dicembre 1892, a sei mesi dal miracolo, e la consacrazione avvenne nel 1905, anche se i lavori furono portati a termi-ne solo nel 1913 con il completamento del campanile. Lo sforzo finanziario fu enorme a causa della vasta mole del nuovo edificio e fu sostenuto  dalle offerte dei fedeli, che non furono solo in denaro ma anche nel lavoro prestato da operai e scalpellini e nei materiali necessari alla costruzione. Il tra-vertino usato per la facciata giunse su 27 carri dal Monte Conero. Il progetto della nuova chiesa fu affidato all’architetto osimano Costantino Costantini (1854-1937) il quale si ispirò a uno stile eclettico che coniugava il Quattrocento con l’architettura lombarda, riscontrabile nel ricorso ad ar-chi a sesto rialzato i quali reggevano (e reggono) l’intero edificio, e in particolare la cupola. L’interno ha pianta a croce latina ed è diviso in tre navate, mentre nel presbiterio si aprono cinque absidi. L’altare maggiore ospita la miracolosa immagine della Madonna, incoronata nel 1932. L’interno appare sobriamente decorato da numerosi capitelli, cornici e stipiti di stucco, mentre ele-menti in terracotta costituiscono la ricca decorazione dell’esterno dell’edificio. All’interno la luce del sole è filtrata da preziose vetrate, opera dell’atelier francese Latteux-Bazin, istoriate con figure di santi legati alla Madonna Addolorata. Sul grande rosone compare l’Agnello della Resurrezione circondato da serafini. 

La devozione verso la Madonna di Campocavallo si è conservata fino ai nostri giorni saldandosi, a partire dal 1938, ad una particolare tradizione popolare chiamata Festa del Covo. In quell’anno la preziosa corona che ornava il capo della Vergine era stata rubata e i contadini vollero offrire alla Vergine al suo posto una corona fatta di spighe intrecciate, come avevano visto fare da pellegrini provenienti da Candia (Ancona) dove quella festa esisteva già dal 1840. Negli anni più recenti in occasione di questa festa, nel mese di agosto la popolazione del luogo, servendosi di spighe di gra-no, dà vita a garndi riproduzioni di celebri chiese e famosi santuari. 

Anche il presepe artistico, ospitato nella cosiddetta “Casa dei 100 natali” nel piazzale retrostante il tempio (aperto da Natale all’Epifania) costituisce una tradizione del santuario di Campocavallo. 

 

a cura di Pier Luigi Cavalieri

Devi effettuare il login per inviare commenti

Altro in questa categoria:

Cosa Sapere

Libri & Cultura

Vai all'inizio della pagina