Il santuario della Madonna delle Grazie di Jesi

Tra i santuari dedicati nelle Marche alla Madonna delle Grazie uno dei più suggestivi è quello che sorge a Jesi. La sua origine è legata alla liberazione di quella città dal flagello della peste. Fu nel 1456 che la modesta edicola rurale di Terra Vecchia, in cui si trovava un affresco con l’immagine della Madonna, fu trasformata in una cappella votiva; l’icona mariana, dipinta nuovamente nel 1472 da Andrea di Bartolo, sarebbe diventata un modello in tutta la Vallesina e sarebbe stata venerata anche con i nomi di S. Maria della Misericordia e Madonna del Soccorso. L’immagine mariana, ancora oggi esistente e offerta alla venerazione dei fedeli, è quella di una Mater Misericordiae che raccoglie i devoti sotto il suo ampio manto. 

A officiare il modesto edificio nel 1486 furono chiamati dal Comune i frati Carmelitani, i quali, mentre aumentava grandemente l’afflusso dei fedeli a causa delle grazie ricevute, costruirono intorno ad esso una chiesa, che fu completata nel 1509 con il nuovo titolo di Madonna del Carmine. Accanto al santuario i Carmelitani edificarono anche il loro convento, che però sarebbe stato completato solo nel 1624 con la costruzione del chiostro. 

Nel corso del Cinquecento la chiesa della Madonna del Carmine venne ad assumere il ruolo di santuario “civico” di Jesi, insieme alla cattedrale di S. Floriano. Non sorprende perciò che nel 1557 sia stata attribuita a un intervento della Madonna delle Grazie la liberazione della città dalle truppe francesi che la occupavano ad opera di un drappello di soldati jesini guidati dal gonfaloniere Roberto Santoni. Gli interventi architettonici sul santuario continuarono nei secoli successivi: intorno al 1619 fu edificato l’attuale campanile dalla caratteristica cuspide ottagonale e tra il 1751 e il 1756 la chiesa fu completamente ristrutturata secondo i canoni del barocco su disegno dell’architetto jesino Andrea Maiolatesi, mentre nel 1790 Mattia Capponi ridisegnava la Cappella della Madonna. Ai lati di essa, a ricordare gli interventi miracolosi della Vergine, si trovano due tele che raffigurano La liberazione dalla peste (del veneziano Andrea Zoni) e Il saccheggio dei francesi del 1557, opera dello jesino Luigi Mancini, entrambe eseguite intorno alla metà dell’Ottocento. Le decorazioni della volta della cappella furono eseguite dal pittore fabrianese Luigi Lanci, autore anche dei quadri raffiguranti I misteri della vita di Cristo, collocati sugli altari laterali della chiesa. L’altare maggiore, dedicato alla Vergine del Carmelo, è in marmo policromo. 

I Carmelitani furono allontanati nel periodo napoleonico e subito dopo l'Unità d'Italia, ma sono ora di nuovo custodi del santuario. Diverse sono le festività collegate a questo importante luogo di culto jesino: il 2 aprile si celebra l’anniversario del voto alla Madonna; la prima domenica dopo Pasqua la festa della Madonna delle Grazie con solenne processione, mentre il 16 luglio è la festa della Madonna del Carmine. 

 

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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