Iniziata da San Romualdo nel 950 o, secondo i critici successivi, verso l'anno 1006, la Chiesa di San Quirico divenne ben presto Chiesa Plebale, con effettiva giurisdizione civile e religiosa su tutta la zona. Il popolo vi si radunava in parlamento per tratttare i pubblici affari, come ai apprende dagli atti dell'archivio comunale dei sec. XIII e seguenti. Quando, con il sorgere e l'affermarsi di altre parrocchie sul luogo, sorsero questioni di diritti o di precedenza, i vescovi le risolsero sempre in favore della Pieve, la quale nel 1672 dal vescovo card. Gaetano Franzoni fu riconosciuta e dichiarata ufficialmente Chiesa Matrice ed i vescovi in visita ivi facevano l'adorazione.

Inizialmente S. Quirico fu costruita in stile romanico e doveva avere un aspetto veramente imponente ed artistico; restauri e rifacimenti hanno dato all'edificio, che esternamente conserva il suo stile romanico, un'aspetto interno indefinibile tra classico e barocco. La trasformazione più radicale fu quella del 1744-46, in seguito al terribile terremoto del 1741, su disegno del P. Giuseppe Serradini monaco camaldolese, ad opera del mastro Ludovico Polli, per il costo complessivo di 1390 scudi, pagati in parte con in beni dell'altare della Sacra Spina ed in parte dal Comune.

Come all'origine, anche ora la chiesa è a tre navate; ma con cinque altari, mentre allora ne aveva soltanto tre, che formavano la croce latina. La manutenzione della chiesa fino al secolo scorso fu curata dal Comune e dalla popolazione. In seguito le condizioni del tempio andarono peggiorando fino al punto che dalla fine dell'ottocento al 1922 esso rimase chiuso al culto e ristrutturato ad opera del pievano Don Vincenzo Vergari.

Gli ultimi restauri dell'edificio, riguardanti aspetti strutturali ed artistici, sono stati eseguiti nella prima metà dell'anno 2000 su iniziativa del parroco Don Mauro Costantini e con le provvidenze di contributi della Provincia di Ancona, del Comune di Serra San Quirico, del Fondo otto per mille della Conferenza Episcopale Italiana e di ditte e famiglie parrochiali.

L'organo è di buona fattura. Fu costruito nel 1775 a spese del Comune da Domenico Fedeli di Pievetorina. E' stato restaurato più volte, ultimamente durante i restauri dell'anno 2000. L'ornato che lo inquadra, invece, proviene dalla chiesa di San Francesco.

Il secondo altare a destra conserva un Tabernacolo in legno scolpito e dorato del secolo XVI, già appartenente alla chiesa di San Francesco, come si rileva anche dallo stemma serafico fregiato sulla fronte.

Nel primo altare a sinistra è posto uno splendido paliotto ligneo intagliato, con al centro la scritta "caritas".

Nel secondo altare a sinistra è una pala in terracotta, raffigurante la Madonna col Bambino con ai lati San Domenico e San Quirico che sorreggono il manto della Vergine, sotto cui, in atteggiamento di preghiera, una duplice schiera di gentiluomini e di dame, tutti con la corona del rosario in mano, a capo dei quali, più vicini alla Madonna ed in atto di invitare a lei, sono San Francesco e Santa Chiara d'Assisi. La figura di San Quirico è forzatamente anacronistica (forse per ragioni di simmetria, forse per intendimento simbolico), in quanto invece di rappresentare il piccolo martire di tre anni, di cui si apprende dalla tradizione comune, mostra un giovinetto circa quindicenne, in costume fiorentino del ‘500.

L'opera richiama lo stile dei Della Robbia. Intorno al gruppo centrale sono disposti, in ordine poco logico ma con intendimento simbolico, i quadretti rappresentanti i misteri del rosario, forse provenienti da altra collocazione.

Nel catino absidale è una tela di Pasqualino Rossi (vicentino, 1641-1718). Essa rappresenta il piccolo martire San Quirico, che sostiene sulle mani il simbolico castello turrito raffigurante il paese; ai lati del patrono sono la venerabile Alessandra Sabini di Arcevia e San Sivestro.

Nella sacrestia si conserva uno stendardo processionale a due facce. E' l'emblema con cui uscivano in processione ed in accompagnamento funebre i membri della Confraternita della Misericordia (detta anche dei Disciplinanti), che aveva sede nell'ex chiesa di Santa Maria della Misericordia o del Colle. Da una parte è rappresentata la Pietà, dall'altra la Risurrezione. Vero capolavoro per l'armonia delle linee e dei colori.

Sotto il pavimento della chiesa, in corrispondenza del secondo altare a sinistra, ed in parte sotto il campanile e sotto la casa parrocchiale, esiste una bella cisterna a base rettangolare, rifinita da muretti laterali in cotto e chiusa in alto con volta pure a mattoni. Fin verso la fine del secolo XIX, i fedeli del paese ed i pellegrini attingevano abitualmente acqua dalla cisterna e la usavano come bevanda e per le abluzioni in caso di malattie, ritenendola efficace per l'intercessione di San Romualdo, a cui si attribuisce tradizionalmente il ritrovamento della sorgente stessa.

L'oggetto di maggiore devozione che si conserva nella chiesa plebale è da secoli la Sacra Spina. Si tratta di una delle spine attribuita alla corona di Gesù, il cui culto fu ripetutamente approvato dai vescovi diocesani ed arricchito di privilegi speciali dalla sede apostolica. La tradizione riferisce che la Sacra Spina fu portata in patria da un soldato che prese parte alla guerra di Gerusalemme, ma non specifica con precisione a quale guerra. Il primo documento scritto che parla della preziosa reliquia è la cronaca della visita fatta a Serra San Quirico dal Papa Paolo III (1468-1549), in data 3 ottobre 1539, insieme a cardinali ed ambasciatori di importanti nazioni europee. Di tale visita pontificia esiste una particolareggiata narrazione nella "Chronica della Serra" ed una lapide in pietra posta nel corridoio di ingresso del palazzo comunale che sembra sia stata dettata dal poeta Annibal Caro, segretario della missione pontificia. La tradizione popolare attribuisce alla Sacra Spina molti fatti prodigiosi. Per antica consuetudine, la Sacra Spina viene esposta ogni anno nei venerdì del mese di marzo, fino al venerdì santo. In tali ricorrenze anche nei paesi vicini si effettuano devoti pellegrinaggi, soprattutto nel terzo venerdì di marzo.

Foto e testo da  www.serrasanquirico.com  - www.sistemamuseale.provincia.ancona.it

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  • citta: SERRA SAN QUIRICO
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