Gradara e la storia d’amore di Paolo e Francesca

Gradara è un Comune di quasi 5000 abitanti della provincia di Pesaro e Urbino. L’imponente mole della sua Rocca, che sorge su un alto colle a 142 m. s.l.m. a breve distanza dal mare, è visibile a quanti percorrono l’autostrada e la Statale Adriatica. La malatestiana Rocca di Gradara, facilmente raggiungibile dalla riviera romagnola e da tutte le località costiere a nord di Ancona, è oggi lo spazio museale maggiormente visitato dai turisti nelle Marche. Ma non è solo il castello medievale ad attrarre tanti visitatori, è soprattutto il ricordo della vicenda d’amore di Paolo e Francesca, narrata nel quinto canto dell’Inferno di Dante Alighieri e che si vuole ambientata nelle stanze del maniero, a suscitare un così vasto e profondo interesse.


La narrazione di Dante

Nella Divina Commedia Dante incontra Paolo e Francesca nel cerchio dei lussuriosi, tra le anime condannate alla pena dell’inferno. In vita essi erano stati cognati essendo Paolo, detto “il Bello”, il fratello di Giovanni o Gianciotto Malatesta, marito di Francesca da Polenta, nata a Ravenna dalla famiglia che teneva in signoria quella città. Il loro peccato era stato quello di aver ceduto alla passione amorosa dopo aver letto le storie di Lancillotto e Ginevra. Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse, / quel giorno più non vi leggemmo avante, fa dire Dante a Francesca. Celebri sono anche i versi Amor, ch’ha nullo amato amar perdona, / mi prese del costui piacer sì forte, / che, come vedi, ancor non m’abbandona. Dunque la passione di Francesca per il suo Paolo continua anche tra le pene dell’inferno. Ma l’esito di questo amore adulterino era stato fatale ad entrambi: colti in flagrante erano caduti vittime della spada di Gianciotto Malatesta.


La tradizione di Gradara

Dante non menziona Gradara, ma secondo una radicata tradizione proprio la sua Rocca sarebbe stata il teatro dell’amore, terminato in tragedia, di Paolo e Francesca. Non mancano indizi a favore di tale ambientazione poiché all’epoca dei fatti il castello di Gradara era una delle fortezze più importanti in possesso dei Malatesta, la famiglia che dominava Pesaro e alla quale appartenevano Paolo e Gianciotto, entrambi figli di Malatesta da Verucchio, chiamato nella Commedia “Mastin Vecchio”. Benché il fortilizio fosse stato edificato dalla famiglia De Griffo un secolo prima, erano stati proprio i Malatesta a fare di esso, dotandolo di due cinte murarie, una formidabile macchina da guerra. Nel 1275, quando Gianciotto sposa Francesca stabilendo un’alleanza matrimoniale con i Da Polenta, egli era podestà di Pesaro e una legge dell’epoca vietava a chi ricopriva tale carica di risiedere stabilmente con la sua famiglia in città. Ciò significa che la moglie di Gianciotto doveva dimorare in un luogo il più possibile vicino a Pesaro, e tale era certamente il castello-residenza di Gradara, distante mezz’ora di cavallo. Inoltre la cura degli affari pubblici da parte di Gianciotto lo avrebbe tenuto spesso lontano dalla giovane moglie facilitandone gli incontri con il fratello Paolo, da tempo invaghito di lei. Dunque la tradizione di Gradara, seppure non sostenuta da documenti, ha qualche fondamento.

 

Tra poesia e storia

G. Boccaccio, nell’intento di trovare una giustificazione all’adulterio di Francesca, ne fa una vittima del gioco politico della sua famiglia: ella aveva creduto di poter sposare l’affascinante Paolo Malatesta e si trovò invece a doversi unire con lo zoppo e deforme Gianciotto, per il quale non provava alcuna attrazione. Ma si tratta di una pura illazione, di sapore letterario. Di vero c’è soltanto che il matrimonio fu il risultato di un’alleanza tra due potenti casati, ma Francesca da Polenta sapeva bene che Paolo Malatesta, nato intorno al 1246, era già sposato dal 1269 con Orabile Beatrice, ultima discendente dei conti di Ghiaggiolo. Recenti ricerche hanno fatto luce sulla sua figura storica, che appare in realtà quella di un abile politico che, forte delle sue alleanze, viene scelto a ricoprire la carica di capitano del popolo a Firenze nel 1282. Qui probabilmente Dante aveva fatto la sua conoscenza. Tornato a Rimini nel febbraio 1283, egli avrebbe intrecciato la relazione amorosa con la cognata che l’avrebbe portato a morire insieme a lei per mano di Gianciotto tra il 1283 e l’84. Non è mai stato rinvenuto il suo sepolcro, evidentemente perché occultato dal fratello. È stata trovata invece la tomba di una nobile signora all’interno del castello di Gradara, che si è supposto fosse quella di Francesca. Di quest’ultima peraltro si hanno poche conoscenze sicure. Si sa che ebbe una figlia da Gianciotto, di nome Concordia. Sembra pure che fosse effigiata insieme alla sorella suor Chiara in un affresco di G. Baronzio e Pietro da Rimini conservato nella chiesa di S. Maria in Porto a Ravenna e oggi scomparso, ma di cui resta una foto Alinari. È molto probabile che Dante sia venuto a conoscenza della sua storia direttamente da membri della famiglia Da Polenta, mentre si trovava esule a Ravenna ed era loro ospite. La fosca storia narrata da Dante ebbe un tragico sequel: sembra che Gianciotto Malatesta sia morto nel 1304 nel castello di Scorticata (oggi Torriana) per mano dei nipoti, figli del fratello Paolo. La vicenda di Paolo e Francesca, suggellata dal binomio amore-morte, colpì in particolare l’immaginazione di poeti e narratori romantici nell’Ottocento, e nel 1914 fu materia di una famosa opera lirica del compositore R. Zandonai intitolata Francesca da Rimini. Non sarebbero mancate in seguito varie versioni cinematografiche ad essa ispirate. Il mito degli infelici amanti Paolo e Francesca, tramandato dall’immortale poesia di Dante, continua a vivere nelle sale del castello di Gradara.

a cura di Pier Luigi Cavalieri


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