La Devota Bellezza

capolavori di Giovanni Battista Salvi


da: Sab, 17. Giugno 2017
 a: Dom, 5. Novembre 2017
Palazzo degli Scalzi
SASSOFERRATO, AN
Comune, 0732.9561
Mappa

Sarà una mostra delle prime volte quella che si aprirà il 17 giugno a Sassoferrato  al Palazzo degli Scalzi, “ la Devota Bellezza – Giovan Battista Salvi,  il Sassoferrato” presentata oggi in conferenza stampa in Regione. La prima volta,  dopo quasi due secoli, che escono 21 disegni dal Castello di Windsor per una mostra,  prestati gratuitamente , anche su  intercessione del Ministero dei Beni Culturali, dal Principe di Galles Carlo d’Inghilterra  che si è dichiarato in una lettera al Sindaco di Sassoferrato, Ugo Pesciarelli  “ onorato che torni nella città natale del pittore, parte dei disegni acquistati da Giorgio III” e sarà anche la prima volta che un’opera di grandi dimensioni, la pala d’altare di Santa Sabina, uscirà dalla Basilica di Roma per essere esposta in una mostra.  Salvi è un’artista delle opere di piccole dimensioni commissionate più dai privati che dalla committenza pubblica , quindi sono più rare le grandi tele – come ha spiegato il curatore della mostra Stefano Papetti insieme al massimo studioso del Sassoferrato, Francois Macè de Lepinay,  illustrando anche il periodo romano dell’artista- “non così conosciuto dai biografi del tempo più attratti dalle vite spericolate di altri artisti coevi come Guido Reni o il Bernini o lo stesso Caravaggio, ma invece famoso presso i Papi e famiglie principesche . “ “ Una ‘devozione celestiale’  - ha proseguito - che non è stata sempre compresa , ma anche una perfezione maniacale , tanto che non esistono bozze delle opere ma disegni preparatori , appunto, che riproducono perfettamente l’opera compiuta.  Potremmo dire, dunque, che il Salvi abbia pagato il fatto di essere un artista appartato, un artigiano dell’arte, legato principalmente a immagini devote, rimasto lontano dai clamori della vita romana per seguire i suoi solidi principi morali.” Saranno circa sessanta le opere in mostra , tra disegni e tele ( in molti casi le tele riprodotte dai disegni della collezione reale inglese)  provenienti anche da Perugia, Padova, Brescia e anche da Macerata e Ascoli Piceno. 

 “La mostra più importante del 2017 – l’ha definita l’assessore regionale al Turismo- Cultura ,Moreno Pieroni – che la Regione sosterrà nella promozione anche attraverso fondi europei . Un progetto  che sembrava impossibile ma sul quale ci abbiamo creduto in tanti e che integra perfettamente il binomio Turismo-Cultura proponendo anche pacchetti turistici oltre che contenuti culturali di alto spessore per i contributi illustri forniti dalla Commissione scientifica.  Sono sicuro che valicherà i confini nazionali per la sua unicità e per le proposte di itinerari molto interessanti.   Un esempio inoltre di come si possano superare le divisioni territoriali, facendo squadra con altri comuni, avendo  coinvolto nel progetto  più enti locali  per una comune  valorizzazione del patrimonio culturale.  Questa  mostra simboleggia una volta di più   un segno forte della vitalità culturale marchigiana e della ripresa post sisma. “ 

 “Questa mostra è il risultato di una sfida  – ha detto  il primo cittadino di Sassoferrato, Pesciarelli – con la stessa Fondazione Carifac e il suo presidente Ottaviani : “se riuscirai ad ottenere i disegni di Windsor contribuiremo ad un evento importante”. E così è stato. Un percorso lungo, giunto alla conclusione grazie alla disponibilità della Casa Reale inglese di inviarci in prestito i disegni dell’artista. Con questa mostra ci proponiamo  fornire al territorio una opportunità di sviluppo che sia da base per un nuovo modo di gestire gli eventi nella nostra zona. Abbiamo cercato e trovato sinergie importanti e siamo in rete con Fabriano, Pergola e Jesi.” 

Una prima volta anche per  le modalità di gestione dell’organizzazione , affidata a imprese culturali giovani, un progetto culturale che sarà anche occasione di lavoro,  come ha sottolineato il presidente della Fondazione Carifac , Marco Ottaviani:  “  Abbiamo costruito  tutti insieme – privati e enti pubblici -  un modello di marketing territoriale che abbraccia il tessuto socio-economico della zona. E come Fondazione puntiamo a questo tipo di gestione:  non solo Ente prettamente sostenitore ma  soggetto che entra  in maniera proattiva nella costruzione e conduzione del progetto culturale.”  

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