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Numana, la storia

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Descrizione

Numana è oggi una nota località balneare adagiata in parte sulle propaggini meridionali del Monte Cònero, in parte sulla stretta pianura costiera che si distende dal porto turistico alla frazione di Marcelli fino alla foce del fiume Musone. Conta circa 3000 abitanti e il suo territorio è quasi tutto compreso nel Parco Nazionale del Cònero.

Il centro storico, noto come Numana Alta, sorge su una falesia a picco sul mare, in vista, verso nord, di due insenature chiamate la Spiaggiola e la Spiaggia dei Frati. Verso ovest il territorio è collinare.

Benché oggi Numana presenti l’aspetto di una deliziosa cittadina di mare, essa ha rivestito nel corso di una storia lunga quasi tremila anni – soprattutto in epoca preromana, romana e altomedievale – una notevole importanza.

Piceni, Greci e Romani

Il ritrovamento di centinaia di tombe di età picena avvenuto dal tardo Ottocento fino ad oggi mostra che nel territorio di Numana e in quello del vicino comune di Sirolo si svilupparono alcuni centri abitati già dal IX-VIII secolo a.C. dominati da una potente aristocrazia guerriera. Tra la seconda metà del VI sec. e la prima del IV sec. a.C. Numana, grazie al suo scalo marittimo, conobbe un grande sviluppo e una notevole prosperità, testimoniata dai ricchi corredi funerari  (armi, oggetti di uso quotidiano, vasellame) rinvenuti nelle necropoli situate tra il centro storico e l’area oggi visitabile de I Pini, presso Sirolo. Un importantissimo reperto ritrovato su una spiaggia di Numana nel 1892 è la testa di guerriero in calcare del Cònero coperta da un casco a calotta simile a quello in bronzo presente in molte tombe picene. Attribuita al VI secolo a.C., è oggi conservata nel Museo Archeologico di Ancona. Altri reperti sono custoditi nell’Antiquarium istituito nella stessa Numana.

L’abbondante presenza di ceramiche attiche mostra la funzione di collegamento con la Grecia che doveva avere in questo periodo il porto di Numana. Di fatto essa fu il centro più importante del Piceno per le relazioni con il mondo greco a partire dal VI sec. a.C., cioè due secoli prima che i Siracusani fondassero Ancona. Si ritiene inoltre che le merci giunte dalla Grecia fossero smistate sui mercati dell’Etruria e del  Norditalia e che la cittadina stessa avesse proprie produzioni. L’invasione dei Galli Senoni non diminuì l’importanza economica dell’area numanese.

In epoca romana la città – dal 91 a.C. municipium – viene menzionata da Plinio il Vecchio come facente parte della V Regio (il Picenum). Plinio aggiunge, a sottolinearne i rapporti con l’area della Magna Grecia, che era stata fondata dai Siculi. Silio Italico riferisce che alla famosa battaglia di Canne parteciparono anche milizie di Numana.

Purtroppo non restano molte testimonianze della città romana poiché gran parte di essa deve essere franata in mare in seguito a diversi eventi simici. Uno dei primi terremoti rovinosi che la colpirono è del 558 d.C. In seguito ad esso larga parte del bastione su cui poggiava l'antica città precipitò in mare.

Il Medioevo

Una prova evidente che Numana mantenne comunque una certa importanza sta nel fatto che fu a lungo, dal VI o dal V secolo, sede vescovile. Alcune lettere di papa Gregorio Magno (590-604) menzionano un vescovo di Numana di nome Grazioso.

Nel periodo che seguì la guerra greco-gotica Numana fu inclusa nella Pentapoli bizantina, ma fu presto occupata dai Longobardi, e poi dai Franchi come tutto il Piceno.

Nel Medioevo il nome della città – modificato in Umana o Humana – compare in trattati tra l’imperatore e Venezia, alleanze, controversie territoriali.

La diocesi di Umana comprendeva allora i castelli di Sirolo, Massignano, Camerano, Castelfidardo e, fino al 1240, anche il vasto territorio di Recanati. La cattedrale, oggi scomparsa, era dedicata a S. Palazia. Tuttavia la città a poco a poco andò perdendo popolazione e importanza politica. Le cause di questa decadenza sembrano essere molteplici: le incursioni dei Saraceni, gli assalti dei centri vicini, come Osimo, Ancona e Sirolo, e soprattutto una lunga serie di terremoti, avvenuti negli ultimi anni del XIII secolo e nei primi del XIV (il più grave, sembra, nel 1292), che provocarono diverse frane in tutta l’area del Cònero e la caduta in mare di parte del centro abitato di Umana.

Vestigio di questa parte della città scomparsa è l’alto arco gotico chiamato La Torre, forse parte della perduta cattedrale, che si trova oggi isolato sul piazzale proteso verso il mare da cui si gode un magnifico panorama.

Alla metà del Trecento tre saccheggi devono aver dato alla oramai decaduta città il colpo di grazia, tanto che nella descriptio Marchiae del cardinale Albornoz (1356) Umana veniva definita misera. La popolazione non superava ormai le 40 famiglie.

Nel 1404 Ancona, che ormai da tempo nominava i podestà di Umana, ne assunse anche formalmente il controllo. Nel 1432 pure la diocesi fu aggregata a quella di Ancona.

Dalla decadenza alla rinascita

I vescovi di Ancona, avendo ottenuto nel 1533 anche il governo civile dell’antica civitas, assunsero il titolo di conti di Umana che mantennero a lungo.

A partire dal XVI secolo il culto di un miracoloso Crocifisso ritrovato sotto alcune rovine (secondo la tradizione devota invece giunto dalla Siria e recuperato in mare) attrasse nel minuscolo centro di Umana un flusso sempre maggiore di pellegrini che contribuì, soprattutto dopo la costruzione del santuario nel 1566, alla sua lenta rinascita. Il Crocifisso ligneo (detto anche “di Sirolo”) viene ritenuto opera romanico-bizantina del secc. XIII-XIV e si venera ancor oggi nel santuario del SS. Crocifisso, riedificato in forme moderne nel 1969.

La popolazione crebbe fino a raggiungere i 500 abitanti all’inizio del XVIII secolo, periodo in cui fu costruita la nuova chiesa parrocchiale. Nel 1773 il cardinale Bufalini, vescovo di Ancona, vi acquistò, ricostruendolo, un vasto edificio quadrangolare, noto come Palazzo dei Vescovi,  oggi sede del Comune di Numana. L’economia di Umana era legata a modeste attività di pesca, all’agricoltura e persino alla pastorizia.

Nell’Otto e Novecento la cittadina, che riprese il suo antico nome di Numana, seguì le vicende dello Stato Pontificio e del Regno d’Italia. Nel 1928 fu unita al comune di Sirolo, ma nel 1947 i due comuni furono di nuovo separati. Nella prima metà del Novecento la cittadina, che aveva subito un notevole perdita di popolazione a causa dell’emigrazione verso l’Argentina, trovò una fonte di reddito nelle fabbriche di fisarmoniche che vi prosperarono fino all’incirca al 1960. Da allora il grande motore dell’economia è stato il turismo balneare, che ne ha fatto in breve uno dei centri balneari più rinomati del Medio Adriatico.

a cura di Pier Luigi Cavalieri

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