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ACCADDE IL 9 MARZO 1608



ACCADDE IL 9 MARZO 1608
Natività del Rubens

Nei fasti della Regione ed in particolare di Fermo spicca la data del 9 marzo 1608, quando il famoso Pietro Paolo Rubens (1577-1640) firmò il contratto per la sua esecuzione. Per tale realizzazione si era interessato il Padre Flaminio Ricci di Fermo. Egli dopo la morte di San Filippo era divenuto superiore della Congregazione di Roma. A Fermo, come in altri centri delle Marche erano intanto sorti degli Oratori dei Padri Filippini. A Fermo era stata eretta la chiesa dell’Oratorio quando era vivente ancora S. Filippo. Il fondatore della Congregazione Padre Flaminio il “XXIII de febraio 1608” scrive al superiore della Congregazione dell’Oratorio di Fermo ed in data 9 marzo 1608 da scriversi a caratteri d’oro (albo signanda lapillo avrebbe detto i Latini) si ha il contratto: “ Io pietro paolo Rubenio ho ricevuto dal R.p. Flaminio Ricci Rett.re della Congr.ne del Oratorio di Roma scudi venticinque de moneta. Sono a buon conto e per Arra di un quadro della Natività di N. S.re di altezza di palmi 13 et larghezza 8 per servitio come egli dice della chiesa de preti del Oratorio di Fermo. Da quali doverà rivalersene, il qual quadro io prometto far al detto padre con almeno cinque figure grandi cioè la Madonna, San Giuseppe, tre pastori et di più Christo Bambino nel presepio, aggiungendovi anche una gloria de Angioli, come si suol dir sopra esso presepio. Et sarà di valor di scudi 200 di moneta quali il detto padre promette di pagharmi computatici li detti scudi venticinque fra il termine di sei mesi cominciando dal primo di aprile del presente anno 1608 da finirsi al primo di ottobre del medesimo presente anno. Nel qual (stesso) termine io prometto darle il detto quadro finito a mie spese di tutti i colori er altro che si bisogna. Volendo di più che questa mia poliza habbia forza di pubblico instrumento con tutte le clausole et obbligazioni et Giuramenti contenuti nella più ampia forma di obligatione. Camerale et in fede la ha sottoscritta di mia proprio mano questo di nove di marzo 1608. Io pietro p.o Rubens / Io Fabiano Giustiniani qui presente a quanto di Sopra / Io Deodato van der Mont qui presente come sopra”.
I preziosi documenti riguardanti il celebre quadro ritrovati presso l’Archivio arcivescovile il 3 ottobre 1959, come è noto, hanno fugato ogni dubbio sulla paternità del dipinto. È doveroso, però, ricordare, fra tutti gli altri, un illustre critico d’arte: Roberto Longhi, Accademico dei Licei. A lui spetta il grande e riconosciuto merito di aver visto giusto, nel 1926, durante una sua visita al quadro, alla chiesa di San Filippo. La sua rara conoscenza del mondo artistico lo aveva portato subito ad intuire il vero autore della “Natività”; ne fanno testimonianza i precisi saggi apparsi nelle riviste “Vita artistica” (N. 10 del 1927) di cui era direttore e “Pinacoteca” (1928, 1929).
Una volta terminato, il quadro fu portato a Fermo e collocato nella chiesa di S. Filippo sita a fianco dell’attuale palazzo di Giustizia, ex convento dei Filippini. Qui rimase alla venerazione dei fedeli fino agli anni ‘60. Ora la Natività campeggia nella Pinacoteca comunale nel Palazzo dei Priori. Visitatissima , specie da studiosi stranieri, è il gioiello delle opere d’arte conservate a Fermo. Sfuggito alle requisizioni napoleoniche dopo il trattato di Tolentino (1797) ed alle “asportazioni” durante l’occupazione tedesca nel 1944 (era al sicuro nella rocca di Sassocorvaro e poi in Vaticano) è, come detto, il fiore all’occhiello non solo di Fermo, ma anche della Regione, in quanto è il solo esemplare esistente in Italia.
Il suo costo fu di 200 scudi (misura m. 3x1,90) e la sicura paternità di Rubens come visto fu documentata dai carteggi esistenti nell’archivio arcivescovile. Il bozzetto della grande tela si trova al museo dell’Ermitage a S. Pietroburgo; alcuni disegni preparatori al Museo Fodr di Amsterdam e nella collezione del conte Seilern di Londra. In tale Natività vi è la stessa irruenza pittorica e quel giganteggiare di figure che risente di un substrato michelangelesco. “Di particolare finezza (asserisce il prof. Luigi Dania) sono le cadenze coloristiche e il giuoco luministico”. La Vergine è raffigurata a destra nell’atto di risollevare il velo che ricopre il Bambino disteso su un giaciglio. San Giuseppe appare dietro la Vergine, a braccia conserte, viso rivolto all’alto. Dal Bambino si sprigiona una luce vivissima, che conferisce risalto ai pastori adoranti e ad un gruppo di tre angeli che irrompono in volo in avanti. Tonalità di marrone cupo prevalenti, sono interrotte dalla luce che irraggia dal Bambino “sgranando in pastosità bianco dorate i rossi, i gialli, i verdi delle vesti e l’incarnato delle figure”. La Natività più volte esposta in mostre famose (Milano 1951), Bruges (1915), Venezia, Roma e di nuovo Roma (1956 e 1980) ed è gelosamente conservato nella civica pinacoteca. È stata ammirata da Burchard (1927), Valentier (1946), Van Puyvelde (1947), Veld (1951), Morassi (1954), Jaffè (uno degli scopritori del contratto), Serra, Sutton, Molaioli e ultimamente anche da Sgarbi. Dal 15 dicembre 2004 al 13 febbraio 2005 tale quadro è stato esposto a Genova, nel Palazzo della Regione, mostra: “Genova


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