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Il finocchio selvatico
Pianta aromatica molto utilizzata nella tradizione feltrana. Si utilizzano le foglie verdi, i fiori, i semi e gli steli essiccati. Ottimo, questo periodo, per una raccolta ai fini dell'essiccazione
Descrizione del prodotto
Pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle ombrellifere, con corolla gialla ad ombrello, foglie dentellate; fiorisce a luglio/agosto
Come usare il prodotto
I rametti essiccati si usano nella porchetta, nelle olive sotto sale, nel coniglio arrosto; i semi trovano impiego in molti dolci fatti in casa e non solo, nelle tisane digestive, nel pane, nei liquori casalinghi e nella norcineria; le foglie verdi per le lumache ed altri piatti tradizionali a base di pesce, compresa la pasta con le sarde, di tradizione siciliana;è una delle tante aromatiche che, tenera e in piccola quantità, fa parte delle insalate "misticanze," molto diffuse nella regione e soprattutto nel Montefeltro.
Tecnica di lavorazione
Il finocchio selvatico non si coltiva e cresce spontaneo. Le foglie tenere si raccolgono in primavera;i fiori a fine giugno inizio luglio, si lasciano essiccare in ambiente ventilato e caldo e si ripongono in barattoli di vetro o di latta, conservandoli al riparo dalla luce e dall'umidità; i semi, quando la pianta ingiallisce. La pianta da fare essiccare può essere raccolta sia prima sia dopo la fioritura, avendo cura di farla essiccare perfettamente prima di tagliarla a pezzetti. Va conservata in barattolo di vetro.
Area di produzione
La sua raccolta e conservazione è diffusa in tutte le quattro Comunità Montane.
Dove trovarlo
Presso i fruttivendoli, le aziende agrituristiche ed erboristerie, nei mercatini delle erbe.
La storia
E' stata una delle piante piú usate nell'antichità ai fini della conservazione delle derrate alimentari. I romani lo seccavano e lo mettevano nelle anfore ricolme di fichi secchi, olive, sapa e in quelle dove c'erano gli erbaggi sotto aceto. Un'aromatica buona per tutti i gusti. Le sue virtú sono state esaltate da Plinio che aveva osservato come i serpenti, nel momento della muta della pelle, si cibassero solo di finocchio, i cui principi curativi avrebbero giovato ad acuire la vista. Le proprietà della pianta, già intuite dagli antichi, sono state meglio studiate in epoche a noi piú vicine. Le popolazioni del meridione d'Italia hanno utilizzato i semi di finocchio soprattutto nella norcineria, mentre è molto diffusa l'usanza, pressoché sconosciuta altrove, di consumare i teneri germogli bolliti in acqua e conditi con olio e limone, come qualsiasi altra verdura. Nel Montefeltro le sue foglie teneri e verdi e le sommità fiorite si utilizzano per la preparazione delle lumache sia di terra che di mare.
a cura di Henry Marinelli
Redazione di www.montefeltro.info
Il Portale Turistico del Montefeltro
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