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Concerti della Muta 2003 - Quartetto Terpsycordes
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gennaio 2003
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Camerino - Sala della Muta - 30 gennaio
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Dopo la bella inaugurazione affidata al récital della pianista giapponese Yoko Kikuchi, la rassegna “I Concerti della Muta 2003”, XXXVI Stagione Concertistica della Gioventù Musicale di Camerino, propone giovedì 30 gennaio (Sala della Muta, ore 21.15) un altro appuntamento di livello internazionale con il Quartetto Terpsycordes.
Si tratta di una giovane formazione composta da Girolamo Bottiglieri (primo violino), Raya Raytcheva (secondo violino), Caroline Haas (viola) e François Grin (violoncello).
Nato nel 1997 a Ginevra, il quartetto si è presto distinto ottenendo, tra il 2001 e il 2002, vari premi: I Premio di virtuosismo al Conservatorio di Ginevra nella classe di Gabor Takàks-Nagy, II Premio al Concorso di Musica da Camera FCM di Zurigo, I premio al Concorso Internazionale per quartetto d’archi di Ginevra.
I giovani componenti del quartetto hanno recentemente collaborato con il noto compositore Gyorgy Kurtag; si esibiscono inoltre nei maggiori festivals internazionali.
Il programma preparato per la sezione GMI di Camerino prevede nella prima parte l’esecuzione del celebre Quartetto in re minore D 810 “La morte e la fanciulla” di Franz Schubert e nella seconda il Quartetto n° 4 di Béla Bartók.
Il recupero e la rielaborazione di temi presi a prestito da sue precedenti opere, è uno degli aspetti del Quartetto D 810 di Schubert, uno dei capisaldi della letteratura cameristica dell’Ottocento, tratto dal Lied omonimo scritto nel 1817 su testo di Matthias Claudius.
E’ nel secondo movimento dell’opera che compare, sottoforma di un tema con 5 variazioni, il tema principale del Lied che accompagna poi le parole della morte. Nel Lied la morte è rappresentata da un misterioso cavaliere che canta una dolce nenia per affascinare la fanciulla “io non sono crudele, nelle mie braccia dormirai dolcemente”.
L’opera di Schubert nasce in un periodo di vena artistica, ma cupo e triste sul lato personale. Siamo infatti nel 1824: il clima sereno dell’adolescenza era ormai lontano, passate erano anche le gioiose e affollate “schubertiadi”, solo pochi amici temperavano la solitudine del ventisettenne compositore, per di più afflitto da seri problemi di salute.
Dopo il capolavoro di Schubert, il Quartetto Terpsycordes presenterà nella seconda parte del concerto il Quartetto n°4 di Béla Bartók. Il lavoro fu scritto nel 1928 e fa parte, insieme agli altri quartetti (dal 4° al 6°), dell’ultima produzione del compositore.
Una ricerca non esteriore, non limitata al pittoresco e al caratteristico, ma piuttosto l’inserimento di studi e ricerche in un ideale di musica colta e d’avanguardia, perché il canto popolare non è che l’espressione primigenia della cultura europea.
Tutto questo si riflette nella musica strumentale di Bartók con la fusione di costruttivismo e strutture sintattiche irregolari, proprie del canto popolare.
L’estrema concentrazione di questo linguaggio sta proprio nei sei quartetti per archi, in cui il colore omogeneo degli archi facilita questo processo.
Francesco Rosati
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