Leggende, arte e gastronomia

nelle terre dei castelli di Arcevia (AN). Da Nidastore ad Avacelli, passando per Piticchio. Tutti i segreti dell’Arceviese

di Chiara Giacobelli.

Nel 2007 sei giovani coppie olandesi fecero i bagagli e partirono per un’avventura che portava il nome di “Un sogno italiano” (De italiaanse droom).

Un viaggio? Un’opera letteraria? Un film? Niente di tutto ciò. Si trattava semplicemente del Grande Fratello d’Olanda, che però trovò il proprio fortunato set non già nella giocosa Amsterdam, ma nella tranquillità della campagna marchigiana. Precisamente, a Piticchio.

Da allora le terre dei Castelli di Arcevia sono la meta preferita dagli olandesi. Ma non solo. A gironzolare curiosi nell’anello dei dieci borghi arrivano ogni anno turisti da tutto il mondo, probabilmente perché l’Arceviese è un meraviglioso angolo di paradiso che i marchigiani, a torto, tendono a sottovalutare.

La cittadina di Arcevia fa ovviamente da capofila, con uno stuolo di personaggi illustri a cui ha dato i Natali, tra cui il pittore Ramazzani, il disegnatore Signorelli e il linguista Palazzi. Di Signorelli, oltre che conoscerne vita e segreti, è possibile ammirarne le opere nella prestigiosa Collegiata di San Medardo, che a dire la verità è solo una delle strutture culturali da non perdere. Le fanno compagnia il Palazzo Comunale e l’Anselmi, il complesso di San Francesco e il Giardino Leopardi, luogo ottimo per godere di un prezioso panorama.

In realtà, i panorami sono proprio l’aspetto forte dell’Arceviese che, attraverso i suoi dieci castelli, consente passeggiate all’aria aperta e incursioni in luoghi artistici (chiese, musei, palazzi ecc.), senza mai doversi allontanare troppo dal punto di partenza.

Tra i borghi principali troviamo Avacelli, il cui nome particolare sembrerebbe derivare dal termine labes (frana) o lavaclum (fonte). Di certo, nonostante la zona fosse abitata già dai tempi antichi, la fortificazione vera e propria (ancora oggi ben visibile) risale al XV secolo.

Per chi si trovasse a transitare da queste parti, consiglio una visita alla Chiesa Castellana di San Lorenzo, dove è conservata una rara Madonna della Misericordia in terracotta dipinta. Altra chiesa che vale la pena di citare è poi quella di Sant’Ansovino, in stile romanico.

C’è però da dire che l’intera corona dei Castelli di Arcevia è ricca di importanti testimonianze artistiche e architettoniche, essendo stata nell’antichità un crocevia fondamentale per chi attraversava l’Italia. I dieci paesi sono interessanti da visitare anche per la struttura medievale che conservano pressoché intatta, a cominciare da Castiglioni, poco lontano da Serra de’ Conti.

Tra i borghi più piccoli e suggestivi si annoverano invece Piticchio, il gioiellino tanto amato dagli olandesi, e Palazzo, che si sviluppa lungo le splendide pendici del Monte Caudino. Per chi ama le leggende, Nidastore (foto) è senza dubbio il castello maggiormente evocativo. Il nome fa pensare al “nido degli astori”, ovvero dei falchi che nel Medioevo dovevano rappresentare una risorsa fondamentale per la caccia. Su di esso, si narra una terribile storia.

Sembra infatti che nel 1408 il castello passò nelle mani della famiglia Ranieri. Sicuro del proprio indiscusso potere, il nuovo signore non tardò a riprestare il tanto odioso jus primae noctis sulle spose degli abitanti. Ma pagò cara la propria decisione! Gli uomini non apprezzarono affatto il gesto del Ranieri e, coalizzati, lo uccisero senza pietà. Infine, merita qualche parola anche la tradizione gastronomica arceviese, pronta ad accogliere il turista che voglia interrompere la propria passeggiata per un ristoro goloso.

Il menù tipico si apre con un tradizionale primo di vincisgrassi (famosi qui almeno quanto nel Maceratese), seguiti da secondi a base di cotechino, porchetta, salame o mezzafegati. Per concludere, il suggerimento è di assaggiare uno dei dolci fatti in casa nelle molte trattorie o pasticcerie della zona: dai biscotti di mosto alle castagnole, dalle ciambelle al frittellone.

 

Informazioni aggiuntive

  • citta: ARCEVIA
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