Dai Piceni agli Sforza

Pesaro, capoluogo insieme a Urbino della provincia più settentrionale delle Marche, è con i suoi circa 94.000 abitanti la seconda città della regione. Si affaccia sull’Adriatico, occupando, con la sua conurbazione, la bassa valle del fiume Foglia. Riparata verso nord dall’alto Colle di San Bartolo (oggi Parco Naturale Regionale) e verso sud dal Colle Ardizio, gode di un clima mite e possiede una bella spiaggia sabbiosa che ne fa, insieme al ricco patrimonio storico, artistico e paesistico, uno dei maggiori centri del turismo marchigiano.

Da Novilara al Comune

La storia di Pesaro inizia con un importante insediamento dei Piceni, il villaggio di Novilara sul Colle Ardizio, nella cui necropoli sono stati rinvenuti pregevoli manufatti dell’Età del Ferro, oggi conservati nei Musei Oliveriani. L’area era nota ai naviganti greci, i quali trafficavano con un emporio che sorgeva alla foce del Foglia. Nel IV sec. a.C. i Galli Senoni occuparono tutta l’area settentrionale delle Marche attuali e perciò anche il territorio pesarese. Nel 184 a.C. Pisaurum, che traeva il suo nome dal fiume Foglia (Pisaurus) divenne colonia romana e dieci anni dopo furono edificate mura rettangolari intorno all’abitato dal tipico impianto ortogonale attraversato da cardo e decumano. Nel 170 a.C. vi nacque il drammaturgo e poeta Lucio Accio.

Posta lungo la Via Flaminia, in età romana Pesaro fu un importante centro commerciale. È noto che vi esistevano già corporazioni di mestieri, come i carpentieri, i falegnami e i ceramisti. Diversi rinvenimenti hanno portato alla luce mosaici pavimentali di domus romane e una celebre statua bronzea di età augustea, oggi conservata al Museo Archeologico di Firenze, nota come l’Idolino di Pesaro. Notevoli sono anche i resti delle mura.

Il Cristianesimo fece la sua comparsa in città nel III secolo, epoca in cui S. Terenzio, primo vescovo – e patrono della città –  conobbe il martirio. A lui succedettero i santi Fiorenzo, Decenzio e il compatrono Eracliano.

Dopo l’editto di Costantino (313 d.C.) fu costruita la prima basilica, di cui si conserva il pavimento inferiore, ricco di mosaici, dell’attuale cattedrale.

La città seguì le vicende dell’impero romano e dei successivi regni degli Ostrogoti e dei Goti. La guerra intrapresa dai Bizantini contro i Goti per riconquistare l’Italia fu fatale a Pesaro, che venne completamente distrutta dal re goto Vitige nel 538. La popolazione abbandonò la città (o quel che ne restava), fino a che i Bizantini di Belisario non la rioccuparono nel 545, ricostruendone le mura.

Ripresa la vita urbana, Pesaro entrò a far parte della Pentapoli Marittima, uno dei distretti militari in cui era suddiviso l’Esarcato bizantino di Ravenna. Fu ricostruita anche la cattedrale di S. Terenzio, andata distrutta nel 538.

Lavori di scavo iniziati nel 1990 hanno portato alla luce un vasto mosaico pavimentale sovrapposto al primo pavimento (ascrivibile al periodo 556-561) e suddiviso in 20 “tappeti” recanti emblemi cristiani: pavoni, colombe, anatre, cervi, lepri, pavoni, e riferimenti cristologici, come pesci e grappoli d’uva.
Conquistata prima dai Longobardi e poi dai Franchi dal 751 al 768, Pesaro passò, per la donazione effettuata da Pipino il Breve delle terre dell’ex Esarcato di Ravenna a papa Stefano III (756), al nascente Stato della Chiesa, anche se il dominio ecclesiastico sarebbe stato per secoli  solo nominale.

Alla fine del secolo X vennero fondate due famose abbazie benedettine: quella di S. Tommaso in Foglia e quella di S. Croce di Monte Favale a poca distanza dalla città.

Il Comune si costituì nella prima metà del XII secolo prendendo inizialmente le parti dell’Impero. Dal 1282 al 1353, la cattedrale assunse forme romanico-gotiche con una nuova facciata (giunta sino ai nostri giorni) e un nuovo pavimento a circa 70 centimetri dal mosaico superiore. L’interno avrebbe subito un ulteriore rifacimento nell’Ottocento.

L’età delle signorie

Dopo una breve soggezione (1210-16) agli Estensi e le alterne vicende conosciute sotto Federico II e il figlio Manfredi, Pesaro tornò alla Chiesa nel 1266, ma meno di venti anni dopo iniziò per la città adriatica un susseguirsi di signorie.

La prima fu quella dei Malatesta di Rimini che si protrasse a lungo, dal 1285 al 1445. Questa signoria iniziò con l’elezione a podestà di Giovanni, o Gianciotto, Malatesta. Gianciotto era il marito di Francesca da Polenta, il cui amore per il cognato Paolo avrebbe avuto un monumento letterario nel V Canto dell’Inferno di Dante. Secondo la tradizione i tragici eventi narrati nella Divina Commedia si svolsero nel castello di Gradara, poco distante da Pesaro.

Ressero la città come podestà anche i successori Pandolfo I e Pandolfo II (1347-1373), quest’ultimo notevole figura di condottiero al servizio del cardinale Albornoz e di Firenze, che fu anche in rapporti di amicizia con Francesco Petrarca. Fu proprio il cardinale Albornoz che mise fine al tentativo, in parte riuscito, dei Malatesta di impadronirsi di vasti territori a sud dell’Esino, garantendo nello stesso tempo il vicariato pesarese a Pandolfo II, alleatosi con lui. In questi secoli Pesaro si andò caratterizzando come città mercantile soprattutto per le fiere annuali che vi si tenevano e per la presenza di una colonia di ebrei che esercitavano il cambio e il prestito di denaro. Dal 1355 Pesaro possedeva già una propria zecca.

Nel 1445 Galeazzo Malatesta fu costretto a vendere la città a Francesco Sforza, che la cedette poi al fratello Alessandro. Nella seconda metà del Quattrocento Alessandro Sforza, anche se spesso assente dalla città per le condotte militari, riprese la costruzione, già iniziata dai Malatesta, del vasto complesso del Palazzo Ducale, la cui elegante facciata a portici si affaccia sulla piazza principale. Ad Alessandro succedette il figlio Costanzo I (1473), anch’egli uomo d’armi cui si deve la costruzione della poderosa Rocca Costanza, e il nipote Giovanni (1489). Quest’ultimo sposò nel 1493, dopo la morte della prima moglie, la tredicenne Lucrezia Borgia. Ma quattro anni più tardi il matrimonio fu annullato da papa Alessandro VI e nel 1500 il fratello di lei, Cesare Borgia, già impadronitosi di vasti territori della Romagna e delle Marche, lo costrinse ad abbandonare Pesaro. Dopo la caduta del Borgia, nel 1503 Giovanni Sforza poté far ritorno in città.

Dagli Sforza al Settecento

Un illustre esponente della cultura umanistica pesarese, legato alla corte sforzesca, fu Pandolfo Collenuccio (1444-1503). Dopo aver compiuto studi giuridici a Padova, nella città natale ricoprì diverse cariche pubbliche. Fu impiegato in delicate missioni diplomatiche entrando in contatto con la corte pontificia e con quella di Lorenzo il Magnifico. Un conflitto con Giovanni Sforza gli costò la confisca dei beni e l’esilio da Pesaro nel 1488. Entrò allora al servizio dei Gonzaga e degli Este, appoggiando poi l’impresa di Cesare Borgia quando quest’ultimo occupò Pesaro. Al ritorno di Giovanni Sforza, credette di poter tornare in città, ma lo Sforza non gli perdonò il tradimento e lo fece uccidere. A lui si devono numerose opere in latino e in volgare, il primo museo di scienze naturali in Italia, nonché i primi studi sugli Etruschi.

Giovanni Sforza morì nel 1510 lasciando un erede in tenera età, Costanzo II, che sarebbe scomparso dopo soli due anni. Nel 1513, per volontà di papa Giulio II la signoria di Pesaro passò così a Francesco Maria I Della Rovere, nipote del pontefice. In pratica la città fu annessa al ducato di Urbino.

 Il periodo dei Della Rovere (1513-1631)

La signoria dei Della Rovere, che si protrasse per oltre un secolo, coincise con il periodo di massimo splendore di Pesaro. Francesco Maria I vi trasferì la corte da Urbino facendone di fatto la capitale del ducato (che però continuò a chiamarsi “di Urbino”).

Lo stesso duca fece costruire una poderosa cinta muraria pentagonale (purtroppo abbattuta quasi del tutto nel 1912) su progetto di Pierfrancesco da Viterbo (1528), ampliò il Palazzo Ducale facendone una delle corti più prestigiose della penisola, e affidò a Girolamo Genga la ristrutturazione della Villa Imperiale (uno dei maggiori esempi di architettura manierista in Italia) e la sua decorazione interna. Alla decorazione delle Sale di questo complesso edificio posto sul Colle di S. Bartolo avrebbero preso parte anche artisti di rilievo come Angelo Bronzino, Raffaellino Del Colle e Perin del Vaga.

Guidubaldo II, succeduto a Francesco Maria I nel 1538, attrasse a Pesaro letterati di fama come Bernardo Tasso e il figlio Torquato, Pietro Bembo e Pietro Aretino oltre a un artista del valore di Tiziano. A lui si deve la sistemazione definitiva della Piazza Ducale e dello stesso Palazzo, nel quale operarono gli architetti Girolamo e Bartolomeo Genga. Di fronte al Palazzo Ducale fu eretto il Palazzo della Paggeria destinato ai funzionari di corte. Furono assai numerosi gli artisti, provenienti dal Veneto e da altre regioni, che operarono a Pesaro dal Quattrocento in poi lasciando opere in Duomo e nelle chiese di S. Francesco, S. Domenico, S. Agostino e S. Giovanni Battista, quest’ultima opera di Girolamo Genga. Tra tutte le opere pittoriche conservate a Pesaro la più nota è la splendida Incoronazione della Vergine (o pala di Pesaro) di Giovanni Bellini, datata 1474, già in S. Francesco, oggi conservata nel Museo Civico.

Pesaro, già da tempo sede di una comunità ebraica, dopo il 1555 offrì rifugio agli israeliti in fuga da Ancona. Risale a questo periodo la costruzione della sinagoga di rito spagnolo o sefardita, riccamente decorata. La protezione degli ebrei da parte dei duchi Della Rovere continuò sino al 1631.

Francesco Maria II, ultimo duca di Urbino, amava soggiornare a Casteldurante più che a Pesaro. Tuttavia si deve a lui la fondazione del moderno porto-canale, costruito nel 1613-14 su progetto di Niccolò Sabbatini spostando il corso del fiume Foglia. Lo stesso duca fece eseguire ulteriori lavori di ampliamento del Palazzo Ducale e promosse il restauro della ducale Villa Miralfiore. Legata a questo periodo è la preziosa chiesa del Nome di Dio, dal 1578 di proprietà della Confraternita omonima, che provvedeva alla sepoltura gratuita degli indigenti. L’intera decorazione si deve al pittore pesarese Gian Giacomo Pandolfi (1567- post 1636), autore di tutti i quadri che decorano il soffitto e le pareti, mentre la magnifica struttura scenografica si deve agli architetti Giovanni Cortese e Niccolò Sabbatini.

Nel 1610 il duca fece edificare la chiesa di S. Ubaldo, oggi Sacrario ai Caduti pesaresi di tutte le guerre, in segno di gratitudine per la nascita del figlio Federico Ubaldo. Quest’ultimo però morì appena ventenne, così che la dinastia Della Rovere si estinse e il ducato passò nel 1631 alla S. Sede.

 

Tra Sei e Settecento

L’ex ducato divenne una Legazione cardinalizia, con residenza, alternativamente, a Urbino e Pesaro. La città perse l’importanza che aveva avuto in passato dal punto di vista politico e culturale. Anche le condizioni socio-economiche della popolazione ristagnarono, come del resto avvenne in tutte le Marche. Tuttavia tra Sei e Settecento furono edificate diverse dimore signorili sia in città che in campagna. La scenografica Villa Caprile, con giardini a terrazze, residenza della famiglia Mosca, fu realizzata nel 1640 e decorata nel corso di oltre un secolo. Oggi è sede dell’Istituto Tecnico Agrario. Tra le residenze di città si segnalano i palazzi Mazzolari-Mosca (1763), Olivieri (oggi sede del Conservatorio Rossini) e Montani-Antaldi, ristrutturato nel 1777.

Già dal Trecento fu presente a Pesaro, come in diversi altri centri del ducato di Urbino, l’arte della ceramica, che raggiunse un alto valore artistico e una fama non solo italiana. La manifattura delle maioliche nel XVIII secolo vi assunse forme peculiari, attraverso la decorazione “alla rosa” dipinta a smalto. Oggi il Museo delle Ceramiche (parte dei Musei Civici) possiede importanti collezioni per un totale di 3000 pezzi, di cui 355 esposti.

Tra i pesaresi che nel Settecento coltivarono studi eruditi spicca Annibale degli Abbati Olivieri (1708-1789), esemplare figura di storico, collezionista, bibliofilo e mecenate. Le sue opere spaziano dai Marmora Pisaurensia notis illustrata del 1737, alle storie di paesi del pesarese come Gradara o di chiese locali, come quella di S. Maria di Monte Granaro o la Badia di S. Tommaso in Foglia. Nel 1756 donò alla città di Pesaro la sua "libreria", composta da una ricca raccolta di pergamene, manoscritti ed edizioni rare, che costituì il primo nucleo della Biblioteca Oliveriana di Pesaro che da lui avrebbe preso il nome. Nel 1787 dotò la stessa istituzione di un patrimonio assegnandole gran parte delle sue rendite perché si provvedesse al suo mantenimento.

Nel 1797 l’arrivo delle truppe napoleoniche interruppe a Pesaro il lungo periodo trascorso sotto lo Stato pontificio.

 

Dal primo Ottocento a oggi

 

Nel 1814, con la Restaurazione, Pesaro tornò a far parte dello Stato Pontificio. Il primo Ottocento è dominato dalla singolare figura del conte Terenzio Mamiani Della Rovere (Pesaro 1799 - Roma 1885), statista, filosofo e scrittore, che del Risorgimento italiano rappresentò la parte cattolica,  moderata e federalista. Già ministro dell’Interno dello Stato Pontificio nella breve stagione del 1848, Mamiani fu l’ultimo ministro della Pubblica Istruzione dello Stato Sabaudo, ricoprendo lo stesso dicastero nel nuovo Regno d’Italia dopo il 1860.

Nel primo Ottocento Pesaro, grazie soprattutto a Giulio Perticari (1779-1822) e alle famiglie Cassi e Mosca (che avevano legami di parentela con Giacomo Leopardi), fu centro di una notevole attività letteraria. Perticari aderì alla causa dell’unità nazionale entrando anche negli ambienti carbonari pesaresi.

A Pesaro non mancavano sia una tradizione teatrale, rappresentata dal Teatro del Sole, già esistente nel 1637, sia una tradizione musicale, nella quale si sarebbe formato uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi: Gioacchino Rossini (Pesaro 1792 – Parigi 1868). Compositore di celebri opere liriche, Rossini conquistò la sua fama soprattutto a Napoli e a Parigi, mantenendo tuttavia un affettuoso rapporto con la città natale, che gli affidò l’inaugurazione del suo rinnovato teatro con l’esecuzione della Gazza ladra il 10 giugno 1818. Nel 1855 il teatro fu intitolato a Rossini, il quale alla sua morte lasciò alla città una cospicua somma con la quale fu istituita quella Scuola di Musica che sarebbe divenuta in seguito il celebre Conservatorio “G. Rossini”.

 

Dopo l’Unità

 

Con l’Unità d’Italia Pesaro divenne capoluogo, con Urbino, di una delle quattro province della nuova regione chiamata Marche. Fu pertanto conservato l’antico dualismo tra i due centri dell’antico ducato che risaliva al XVI secolo. (La provincia comprendeva anche i sei comuni dell’Alta Valmarecchia che si sarebbero distaccati nel 2009 per aderire alla provincia di Rimini). La popolazione della città ammontava allora a 26.000 abitanti, che sarebbero diventati 33.000 nel 1900, con un tasso di crescita non troppo elevato.

Pesaro mantenne la sua magnifica cinta bastionata risalente al periodo dei Della Rovere fino al primo Novecento, quando le esigenze di espansione della città spinsero gli amministratori del tempo a farle abbattere.

Fu soprattutto il turismo balneare a scuotere l’economia cittadina. Nel 1855 fu realizzato un primo stabilimento in  legno, sostituito nel 1884 da uno in muratura in posizione scenografica al termine di un viale (oggi Viale della Repubblica) che raccordava il centro storico alla spiaggia. Nel primo Novecento lo “Stabilimento dei bagni”, dagli anni Venti chiamato Kursaal, sarebbe stato affiancato da ristoranti, alberghi e magnifiche ville Liberty. Il villino Ruggeri, uno dei massimi esempi di stile floreale nelle Marche, è di questo periodo. Si formò così, nello spazio compreso tra il centro antico e il mare, una sorta di città-giardino.

Intanto sorsero anche varie attività industriali, tra le quali spiccava la Benelli, fondata nel 1911 come officina per la riparazione di auto e destinata a diventare già negli anni Venti uno dei principali produttori italiani di motociclette. Da allora fino agli anni Sessanta, quando l’azienda contava oltre 500 dipendenti, le moto Benelli figurarono in numerose competizioni nazionali e internazionali.

Negli anni  della Seconda guerra mondiale Pesaro si trovò ad essere uno dei capisaldi della Linea Gotica, la linea di resistenza delle truppe dell’Asse opposta all’avanzata da Sud degli anglo-americani. Nell’estate del 1944 tuttavia l’VIII Armata britannica costrinse alla ritirata le truppe tedesche e la città di Pesaro fu liberata.

 

Dal 1945 a oggi

 

Nel secondo dopoguerra Pesaro ha continuato a caratterizzarsi sia come centro turistico di richiamo europeo, con il moltiplicarsi di alberghi e locali legati al tempo libero, sia come centro manifatturiero. Dagli anni Sessanta si è formato un grande distretto industriale incentrato sulla produzione di mobili che si è andato specializzando nel campo delle cucine componibili (oggi detiene il 14% della produzione nazionale). Tra le aziende che spiccano in questo settore, Scavolini, Berloni e Febal, la prima ha svolto un ruolo di primo piano in ambito sportivo e culturale. Nata nel 1967 e affermatasi nel decennio successivo, nel 1975 la Scavolini sponsorizza una squadra di basket chiamata Victoria Libertas Pesaro, fondata già nel 1946. Ormai nota come “la Scavolini”, la squadra gioca per due decenni (dal 1978 al ’98) in A1, conquistando anche due volte lo scudetto. A partire dal 2003 Scavolini sponsorizza anche un’ottima squadra di volley femminile. Negli anni Ottanta l’azienda Scavolini crea una fondazione per le iniziative culturali e incomincia a sostenere un’istituzione culturale da poco costituita dal comune di Pesaro, il Rossini Opera Festival. Dal 1980 il Festival rossiniano ha promosso con grande successo una rilettura filologica delle opere del maestro pesarese, affermandosi come uno dei più importanti eventi operistici dell’anno a livello non solo nazionale.

 

Una città di cultura

 

Tra le manifestazioni culturali pesaresi spicca anche la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, nata nel 1965 per valorizzare il cinema sperimentale e di ricerca.

In campo artistico la città si andata arricchendo di opere come la Sfera Grande di Arnaldo Pomodoro, collocata sul lungomare e divenuta uno dei simboli della città.

L’Adriatic Arena, il palazzetto dello sport di Pesaro costruito nel 1996 e noto in un primo tempo come BPA Palace, è una grande struttura polivalente che può ospitare oltre 12000 spettatori, dotata di tre campi da basket, due da volley e una pista di hockey. Ospita grandi concerti di famosi cantanti.

La Pesaro di oggi si presenta come la seconda città delle Marche dopo Ancona, con una popolazione di 93.000 abitanti che sale a 130.000 se si considera tutto il comprensorio urbano costituito da diversi piccoli comuni. Oltre alle citate manifestazioni, la cultura vi è rappresentata da numerose istituzioni: i Musei Civici, comprendenti la Pinacoteca e il Museo delle Ceramiche, il Museo e la Biblioteca Oliveriani, il primo dedicato all’archeologia, la seconda annoverata tra le raccolte librarie più importanti della regione, la Casa Rossini, il Museo del Mare, il Museo Morbidelli (circa 350 motociclette provenienti da tutto il mondo dai primi del Novecento agli anni Novanta), il Museo Guidi, raccolta di strumenti scientifici storici, il Museo delle testimonianze di vita rurale nella bassa valle del Foglia e il Centro Arti Visive.

 

a cura di Pier Luigi Cavalieri

 

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