Monte Urano, la storia

Monte Urano è un comune di circa 8.500 abitanti della provincia di Fermo. Sorge su una collina a 247 m. s.l.m. tra le valli dei fiumi Ete e Tenna.

Il suo primo nome, Monteriano, ci è tramandato dalle carte dell’abbazia di Farfa. I monaci farfensi ne hanno posseduto infatti diverse terre fino all’XI secolo. Nel 1072 il vescovo di Fermo assegnò invece i beni del monastero femminile di S. Pietro a un cenobio fermano. Il presule protesse più volte Monturano (questa era ormai la sua denominazione e tale sarebbe restata fino all’Unità d’Italia) contro gli assalti e le pretese di Sant’Elpidio. Quest’ultimo comune nel 1202 fu condannato a riedificare parte delle sue mura castellane. Dunque si era già formato un nucleo urbano fortificato (castello) sulla sommità del colle. Resti delle mura sono ancora oggi visibili insieme al Torrione esagonale, che si fa risalire ai secc. XIII-XIV.

Nella prima metà del Duecento Monte Urano è ormai uno dei quattro castelli soggetti ai canonici del Capitolo metropolitano di Fermo. Nel 1252 tuttavia esso stipula dei patti con il Comune di Fermo con i quali passa sotto la sua autorità, riconoscendone la giurisdizione. Da questo periodo in poi le vicende di Monte Urano sono strettamente legate a quelle fermane.

Nel 1507 Monte Urano compare negli Statuti di Fermo come uno dei suoi 80 castelli, classificato tra i “minori”. Ancora all’inizio del Settecento usuoi abitanti sono poco più di 1000.

Alla fine dell’Ottocento fu riedificata la chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo, su disegno dell’architetto G.B. Carducci e successive modifiche del celebre G. Sacconi. Si formò così lo spazio della nuova piazza raccordato all’antico castello dalla settecentesca Porta Nuova.

Nel 1886 la manifattura delle pantofole, dette chiochiere, incomincia a movimentare l’economia del paese. Gradualmente le vie di Monte Urano si popolano di calzolai. I monturanesi svolgono anche attività più umili come la raccolta di stracci e delle fecce del vino, che riescono a commercializzare. Alla fine degli anni Venti del Novecento dall’artigianato si è ormai passati all’industria vera e propria con 10 calzaturifici e 12 fabbriche di pantofole.

Tra i monturanesi illustri si segnalano il notevole pittore di paesaggi e vedute Ludovico Spagnolini (1858-1943), il compositore di musica sacra don Cesare Celsi (1904-1984), il poeta dialettale Carlo Contenti (1898-1969), infine Domenico Fantini, musicista e direttore dal 1923 al 1933 della locale Banda Musicale, rinomata istituzione fondata nel 1877 e particolarmente amata dai monturanesi.

Il secondo dopoguerra vede una costante espansione dell’industria calzaturiera e la popolazione passa dai 3277 abitanti del 1951 agli oltre 7.200 del 1981. Mentre la fabbricazione delle pantofole è in declino, si moltiplicano gli stabilimenti calzaturieri, diventati 170 a fine anni Ottanta, specializzati nella produzione di scarpe per bambini.

Tra le feste più sentite dai monturanesi vi è il Carnevale, animato annualmente da 1000 figuranti mascherati impegnati in sfilate, balli e giochi. Altre manifestazioni locali sono: la festa del patrono S. Michele Arcangelo (8 maggio), la Festanatale, R estate, il Mercatino della Calzatura e la Festa di Primavera all’interno del Parco Fluviale sul Tenna “Alex Langer”, inaugurato nel 1998.

a cura di Pier Luigi Cavalieri


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