Loreto (11.050 abitanti, in provincia di Ancona), posta su un colle a 127 metri di altitudine tra le valli del Musone e del Potenza, costituisce un unicum nelle Marche: un santuario che ha dato origine a una cittadina. Non uno qualunque dei 1763 santuari italiani, ma la basilica che custodisce, secondo la tradizione, le mura della Casa di Nazareth, dove la Vergine Maria ricevette dall’angelo l’Annunciazione e dove visse la Sacra Famiglia. La basilica della Santa Casa di Loreto è il più importante santuario mariano d’Italia e uno dei più visitati del mondo cattolico.

Castello di Recanati

I primi documenti riguardanti l’attuale territorio di Loreto (XII sec.) lo ascrivono ai possessi dei Conti della Marina, feudatari che controllavano l’area della scomparsa città romana di Potentia. Dal punto di vista ecclesiastico esso era sottoposto ai vescovi di Numana. Proprio alla fine del XII secolo Recanati sottomette i Conti della Marina e acquisisce perciò anche il controllo del colle chiamato Monte Prodo, su cui oggi sorge Loreto. Nel Trecento si hanno i primi documenti che menzionano un insediamento chiamato Villa Loreti (1336) e più tardi Villa Sanctae Mariae (c.1360). Il primo toponimo indica la presenza di un bosco di lauri, mentre il secondo testimonia l’esistenza di una chiesa dedicata alla Madonna; tuttavia il culto della Santa Casa non era ancora molto diffuso. Se nel secondo Trecento si fanno più frequenti i documenti che attestano l’esistenza di tale culto, è solo dalla metà del Quattrocento che il Comune e i vescovi di Recanati sostengono la costruzione di locande e ospedali per i pellegrini, che cominciano a diventare numerosi. Molti testimoniano di guarigioni miracolose e lasciano ex-voto. Villa Santa Maria si espande e il comune di Recanati vi manda un “capitano” nel 1460.

La storia della basilica inizia nel 1468 quando il vescovo recanatese Nicolò delle Aste decide di edificare una nuova grande chiesa capace di accogliere un gran numero di fedeli. Alla sua morte, avvenuta l’anno successivo, papa Paolo II, che attribuiva alla Vergine lauretana la propria guarigione dalla peste, oltre a concedere la prima indulgenza plenaria a chi si recherà a Loreto in pellegrinaggio, si assume l’incarico del proseguimento dei lavori, segno evidente della grande importanza che la Santa Casa ha ormai assunto per la Chiesa. Nel 1511 fu stabilito che Loreto avrebbe avuto un “cardinale protettore” di nomina papale. Due pellegrinaggi di papa Giulio II nel 1509 e 1510 avrebbero ulteriormente incrementato l’afflusso di devoti. Sulla nascita e sull’affermazione del culto lauretano si sarebbe tuttavia accesa una lunga disputa.

La tradizione di fede

Secondo la tradizione, la notte del 10 dicembre 1294 era giunta sul colle di Loreto, trasportata in volo dagli angeli, la Santa Casa di Nazareth. La data rimanda all’epoca in cui i Crociati erano stati cacciati per sempre dalla Terrasanta, e i luoghi da cui il Cristianesimo aveva avuto origine erano tornati sotto il controllo dei musulmani. Il volo miracoloso aveva avuto una prima sosta a Tersatto, nei pressi di Fiume (oggi in Croazia), nel 1291, per poi concludersi a Loreto nel 1294. All’interno della Santa Casa era venerata un’icona della Vergine dipinta su legno che, a causa del suo colore scuro, diede origine al culto della Madonna nera. Una statua lignea nera ricoperta da un manto chiamato dalmatica (andata distrutta in un incendio nel 1921 e poi sostituita), sarebbe stata l’immagine tradizionale della Madonna di Loreto.

La tradizione lauretana, tramandata oralmente fino 1472, quando fu trascritta dal Teramano (Pietro di Giorgio Tolomei, rettore del santuario), sarebbe stata attaccata dai protestanti nel Cinquecento e fortemente osteggiata in età positivista. I suoi difensori sottolineano il fatto che la Santa Casa è costruita con materiali tipici della Palestina e non usati nell’Italia medievale. Una recente teoria, sostenuta da documenti del XIII secolo, afferma che il trasferimento delle pietre della Santa Casa in Italia fu eseguito dai principi Angeli Comneno, un ramo della famiglia imperiale di Costantinopoli.

La basilica

Sisto IV nel 1476 sottrae la Santa Casa di Loreto alla potestà del vescovo di Recanati per porla sotto la diretta giurisdizione della Santa Sede. È il pontefice che si assume così l’onere della costruzione della basilica che avrebbe incorporato la Santa Casa. I lavori si protrarranno per buona parte del secolo successivo, mentre l’edificazione del campanile, opera di Luigi Vanvitelli, è del 1750.

Il progetto originale (1468-69) della basilica in stile gotico è stato attribuito da taluni a Giuliano da Maiano, da altri a Baccio Pontelli. Francesco di Giorgio Martini intervenne in seguito. Si tratta di architetti militari e in effetti l’edificio mostra lungo le sue absidi dei camminamenti di ronda che ne fanno, oltre che una chiesa imponente (le dimensioni sono di 93 metri di lunghezza per 60 di larghezza), anche una formidabile fortificazione. Vi erano buone ragioni per una tale scelta: dopo la presa di Costantinopoli e l’occupazione dell’intera penisola balcanica da parte dei Turchi, l’Adriatico era diventato un mare di frontiera e le sue coste erano insicure. Mentre la basilica era in costruzione, nel 1518 il vicinissimo Porto di Recanati era stato attaccato e devastato dai pirati e non era azzardato prevedere un possibile assalto dei Turchi. Ciò indusse papa Leone X a far costruire solide mura anche intorno al nucleo urbano di Loreto. La cupola ottagonale (in ordine di tempo la seconda al mondo dopo quella del Brunelleschi a Firenze) fu completata dall’architetto Giuliano da Sangallo nel 1500, mentre la facciata sarebbe stata terminata parecchi anni più tardi, nel 1587. Nel frattempo si costruiva il magnifico Palazzo Apostolico, di ispirazione bramantesca, sotto la direzione di Andrea Sansovino prima e di Antonio da Sangallo il Giovane poi, e uno stuolo di artisti si occupava della decorazione dell’interno della nuova basilica. Tra essi spiccano Luca Signorelli e Melozzo da Forlì, che affrescarono due sacrestie, e soprattutto Andrea Sansovino, cui si deve in buona parte il mirabile rivestimento marmoreo della Santa Casa, disegnato dal Bramante con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Con il Concilio di Trento il culto e il pellegrinaggio lauretano acquistarono importanza sempre maggiore. Loreto non poteva essere più solo un castello di Recanati e il papa marchigiano Sisto V, cui sarebbe stata eretta una statua davanti alla basilica, le concesse nel 1586 sia lo status di città che la sede vescovile, benché contasse soltanto 2000 abitanti.

La felix civitas lauretana dal secondo Cinquecento al 1815

Il secondo Cinquecento

Dopo il Concilio di Trento e la diffusione del culto mariano Loreto divenne uno dei maggiori santuari del mondo cattolico. L’edificazione dell’imponente Basilica e del Palazzo Apostolico insieme alle splendide opere d’arte che venivano adornando il nuovo tempio della Cristianità ne accrescevano la fama di anno in anno, e il grande afflusso di pellegrini non solo dall’Italia, ma anche da altri Paesi europei, rese necessaria la presenza di sacerdoti poliglotti che potessero confessare i fedeli stranieri. Così nel 1555 il santuario fu affidato alle cure dei gesuiti, il nuovo ordine religioso fondato da S. Ignazio di Loyola, i cui componenti, provenienti da diversi Paesi, dovevano aver seguito studi rigorosi. Ad essi fu anche affidato il nuovo Collegio Illirico, fondato nel 1581 per l’istruzione religiosa dei giovani provenienti dall’antica Illiria, cioè dai Paesi che si estendono oggi dalla Slovenia all’Albania.

Continuarono anche i pellegrinaggi di pontefici e futuri santi, ma anche di esponenti della cultura come Miguel de Cervantes (1569), Michel de Montaigne (1581), Torquato Tasso (1587), Galileo Galilei (1618) e Cartesio (1624).

La fama di Loreto si accrebbe ulteriormente con la vittoria della Lega Santa contro i Turchi nella battaglia navale di Lepanto (1571) vittoria che fu attribuita dal papa Pio V all’intervento miracoloso della Vergine lauretana. Dopo la grande battaglia migliaia di schiavi cristiani liberati dalle galee turche furono condotti a rendere grazie a Loreto, dove lasciarono le loro catene quali ex-voto. Dalla fusione di catene e ceppi furono fabbricate le grandi cancellate delle cappelle e i quattro cancelli della Santa Casa, ancor oggi conservati. Il comandante della Lega Santa, don Giovanni d’Austria, sciolse il suo voto alla Madonna di Loreto con un pellegrinaggio nel 1576.

Nel 1587 fu completata la bella facciata in stile rinascimentale su cui si aprono tre portali bronzei;  più tardi fu innalzata, dinanzi alla Basilica, la statua dedicata a Sisto V, opera di Antonio Calcagni. Con la costruzione della Fontana della Madonna (di Carlo Maderno e Giovanni Fontana, 1604-14) la piazza del santuario prese la sua forma definitiva. Il Palazzo Apostolico rimase incompiuto, mancando della sua ala meridionale.

Il papa marchigiano Sisto V diede un grande impulso sia alla diffusione del culto della Virgo lauretana. Tra l’altro promosse la recita, insieme al rosario, delle Litanie lauretane, supplica che si cantava originariamente proprio nella Santa Casa. Nel 1586 elevò Loreto al rango di civitas e sede vescovile, benché contasse solo 2000 abitanti. Per favorirne la crescita impose a tutte le città della Marca di tenervi un proprio edificio di rappresentanza. Inoltre progettò un ampliamento dell’abitato al di fuori della cinta muraria secondo un disegno a scacchiera ideato da Domenico Fontana e Pompeo Floriani. La città si espanse così da porta Romana, fatta erigere dallo stesso pontefice, verso il Monte Reale, in direzione di Recanati.

 

Il Seicento

Nel 1620 Loreto si dotò di statuti comunali, che però non prevedevano, come quelli di altri comuni, il predominio della nobiltà sugli altri ceti sociali. Il potere effettivo, nel Sei-Settecento, era nelle mani del cardinale protettore e del governatore della Santa Casa, che amministravano le vaste proprietà. Intanto l’ingente patrimonio del santuario si andava accrescendo con le innumerevoli donazioni dei pellegrini. I conflitti di competenza che sorgevano di tanto in tanto tra il cardinale protettore, il governatore e il vescovo furono rimossi con la creazione, nel 1688, della Congregazione Lauretana che aveva sede a Roma e che era presieduta dal cardinale Segretario di Stato. La sua funzione era quella di gestire gli affari temporali dell’ormai ricchissimo santuario.

L’economia della piccola civitas, detta felix (fortunata) per la presenza della Santa Casa, si basava sull’ospitalità dei pellegrini e sulla produzione di oggetti sacri e devozionali. Le botteghe dei “coronari” fiancheggiavano la strada principale del paese e i banchetti dei venditori di ogni specie di souvenir invadevano anche la piazza del santuario.

All’inizio del Seicento fu edificata la Sala del Tesoro o Sagrestia Nuova, che sarebbe stata decorata dal Pomarancio, per raccogliere gli ex-voto e i doni di pellegrini e personaggi di rango (anche sovrani) provenienti da ogni parte d’Europa.

Anche la vittoria del re di Polonia Giovanni Sobieski nella battaglia di Vienna contro i Turchi, nel 1683, come già era avvenuto per Lepanto, venne attribuita all’intercessione della Vergine lauretana. Lo storico evento è ricordato in un grande affresco di A. Gatti nella Cappella polacca della Basilica.

Alla metà del Settecento fu edificato il bellissimo campanile che fiancheggia la facciata, su progetto di Luigi Vanvitelli. Tra i molti pellegrini illustri del Settecento bisogna ricordare il quattordicenne Wolfgang A. Mozart (1770), che avrebbe poi messo in musica le Litanie lauretane. In questo periodo fu costruito un bel loggiato nell’attuale piazza Leopardi (o dei Galli), per il ristoro dei pellegrini.

La seconda metà del Settecento fu assai problematica per il santuario di Loreto. Da parte degli Illuministi si moltiplicarono gli attacchi alla tradizione di fede della Santa Casa; inoltre nel 1773 la soppressione dei gesuiti privò il santuario dell’ordine religioso che lo aveva retto per oltre due secoli. Al loro posto furono chiamati i Frati conventuali.

Ma l’evento più traumatico nella storia del santuario fu la spoliazione compiuta da Napoleone del suo tesoro, considerato fra i più ingenti d’Europa. Il generale Bonaparte giunse a Loreto il 13 febbraio 1797 e si impadronì del tesoro, solo una parte del quale era stato fatto mettere in salvo a Roma dal papa Pio VI. La venerata statua della Vergine lauretana fu trasferita al Museo del Louvre, dove rimase in esposizione fino al 1802, quando Pio VII ottenne da Napoleone che fosse ricollocata nella Santa Casa.

Il governo repubblicano istituito dai francesi a Loreto ebbe vita breve perché il 4 agosto 1799 il generale De La Hoz, capo degli insorgenti marchigiani, vi riportò il governo pontificio. Con il nuovo Regno Italico, che seguì al ritorno dei napoleonici, Loreto fu sede di una sottoprefettura del Dipartimento del Musone. Nel 1815 fu ancora una volta restaurato il governo pontificio.

 Dal 1815 a oggi

Un periodo difficile

Con la Restaurazione l’amministrazione di Loreto fu affidata al suo vescovo, sostituito nel 1827 da un prelato avente il titolo di “commissario”.

Le vicende del periodo napoleonico danneggiarono il santuario limitando fortemente il flusso di pellegrini. Per dare nuovo slancio al culto della Virgo Lauretana i papi Gregorio XVI nel 1841 e Pio IX nel 1852 fecero visita alla Santa Casa, ma la ripresa fu lenta e difficile. Nel 1860, visitando Loreto dopo la battaglia di Castelfidardo, re Vittorio Emanuele II trovò il santuario così bisognoso di restauri che elargì immediatamente una cospicua somma per il loro inizio. L’anno successivo fu creato l’Istituto della Santa Casa incaricato dell’amministrazione del tempio lauretano. A poco a poco fu ricostituito il Tesoro, tanto che nel 1877 Giosuè Carducci osservò che a settanta anni dalle spoliazioni napoleoniche “le offerte e i voti hanno riempito la chiesa”.

Dopo l’Unità d’Italia il Comune si dotò di un palazzo municipale, nella cui piazza fu eretto un monumento a Garibaldi con busto marmoreo di Ettore Ferrari (1886).

 

La rinascita del santuario

Nel 1883 il vescovo di Loreto Tommaso Gallucci istituì la Congregazione Universale della Santa Casa affidandola alla direzione dei frati Cappuccini. Questo atto segnò la rinascita sia del santuario che del culto lauretano. La Congregazione si incaricò infatti al contempo della difesa, tramite pubblicazioni, della tradizione della Santa Casa (attaccata dalla cultura positivista), ma anche del restauro e dell’abbellimento della basilica promuovendo la decorazione delle numerose cappelle dell’abside e in particolare della cupola, i cui affreschi, realizzati nel primo Seicento dal Pomarancio, si erano ormai deteriorati.

La calotta della cupola fu di nuovo affrescata tra il 1890 e il ‘95 da Cesare Maccari in stile neorinascimentale con figurazioni delle Litanie lauretane. Nei successivi sette anni Maccari dipinse anche le pareti del tamburo della cupola con scene della Storia del dogma dell’Immacolata, mentre nei sottarchi rappresentò 48 figure di santi e di personaggi storici. Si tratta del più vasto ciclo di affreschi realizzato in questo periodo nell’intera Europa. Negli stessi anni la Congregazione promosse, con il contributo economico dei cattolici di diversi Paesi, la decorazione delle cappelle absidali dedicate alle più importanti nazioni cattoliche. La prima fu la Cappella di S. Giuseppe o Spagnola, decorata da Modesto Faustini con episodi della vita di S. Giuseppe o della Sacra Famiglia. Temi mariani ispirano gli affreschi della grande Cappella tedesca (o del Coro), eseguiti nell’ultimo decennio dell’Ottocento da Ludovico Seitz (1844-1908) in occasione del VI centenario della Traslazione della S. Casa.

Tra il 1896 e il 1903 Charles Lameire affrescò la Cappella Francese e dipinse tre grandi tele con episodi delle Crociate, mentre Biagio Biagetti raffigurò episodi della vita dei Ss. Cirillo e Metodio nella Cappella Slava nel 1912-13. Negli stessi anni Arturo Gatti affrescava la Cappella Polacca con la rappresentazione delle vittorie militari dei sovrani polacchi sui Turchi, ma anche con episodi di storia novecentesca. Negli anni Trenta Carlo Donati avrebbe affrescato la Cappella Svizzera con  santi ed episodi della storia elvetica.

Nel 1920 papa Benedetto XV proclamò la Madonna di Loreto Patrona degli aeronauti. Da allora si è creato un forte legame tra l’Aeronautica Militare e la cittadina mariana, che oggi è sede della Scuola Perfezionamento Sottufficiali e della Scuola Lingue Estere dell’Aeronautica, oltre che del Museo storico aeronautico.

Nel 1921 un incendio avvenuto all’interno della S. Casa provocò la perdita della statua originaria della Madonna di Loreto. La sacra effigie fu sostituita l’anno successivo da una nuova statua, opera di Leopoldo Celani.

Nel 1944 la cupola della basilica fu colpita da un bombardamento e i soldati polacchi di stanza presso Loreto spensero l’incendio che vi si sviluppò. Dopo la fine della guerra, a breve distanza dalla basilica, fu realizzato il Cimitero polacco, in cui hanno trovato sepoltura 1100 soldati di quella nazione caduti durante il conflitto.

 

Pellegrinaggi e grandi eventi

Nel 1936 ebbero inizio, ad opera dell’Unitalsi e altre associazioni, i pellegrinaggi a Loreto per malati ed infermi, i cosiddetti treni bianchi, con il loro carico di dolore, di fede e di speranza.

Il pellegrinaggio di papa Giovanni XXIII, compiuto il 4 ottobre 1962, riportò il santuario sotto l’attenzione generale. A ricordo della storica visita fu eretta quattro anni più tardi una grande statua bronzea raffigurante il pontefice, opera dello scultore Alessandro Monteleone.

Nel 1978 poco più di 300 giovani parteciparono al primo pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto promosso da Comunione e Liberazione. Le successive edizioni del pellegrinaggio hanno visto la partecipazione di un numero sempre maggiore di fedeli provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa, fino alle 80.000 presenze del 2009. Evento culminante fu la partecipazione del papa Giovanni Paolo II nel 1993.

Un’altra grande manifestazione fu il pellegrinaggio dei Giovani d'Europa, svoltosi nella conca di Montorso il 9-10 settembre 1995, cui presero parte oltre 400.000 giovani da tutta Europa per una veglia di preghiera alla presenza di Giovanni Paolo II. Quest’ultimo papa fece visita a Loreto ben cinque volte durante il suo pontificato, l'ultima delle quali nel settembre 2004. Tre anni più tardi il nuovo pontefice Benedetto XVI partecipò al grande pellegrinaggio dell'Agorà dei Giovani.

 

Dagli anni Sessanta a oggi

Nel 1965 papa Paolo VI costituì la Delegazione Pontificia per il Santuario di Loreto e la Prelatura della Santa Casa, comprendente il solo territorio di Loreto, erigendo nel contempo la cattedra vescovile nella basilica.

Nel 1961 ebbe inizio la nota Rassegna Internazionale di Musica Sacra. Vi hanno partecipato finora centinaia di cori da ogni parte del mondo. Negli anni 1992-96 ha ricevuto una nuova sistemazione il braccio ovest del Palazzo Apostolico, dove è stato ospitato il ricco Museo-Pinacoteca. Nel 1995 fu inaugurato il nuovo grande organo della basilica. Suddiviso in tre parti, è con le sue 5283 canne uno degli organi più grandi d’Italia.

La cittadina ha conosciuto una notevole espansione dagli anni Sessanta in poi con la crescita delle frazioni di Villa Costantina e Villa Musone. Il tradizionale artigianato artistico legato ai souvenir del santuario ha lasciato il passo a solide imprese, tra cui spiccano, a Villa Musone, l’editrice ELI, la Tecnostampa e la Rainbow. Quest’ultima produce i cartoons delle popolarissime Winx.

 

a cura di Pier Luigi Cavalieri

Informazioni aggiuntive

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