Il grande musicista della spiritualità

Macerata 1902 – Bologna 1964

Le manifestazioni che Macerata ed altre città hanno voluto dedicare al centenario della nascita di Lino Liviabella avvenuta il 7 aprile 1902, hanno sottolineato due aspetti importanti della figura e dell’opera di questo grande musicista: fu un vero protagonista del rinnovamento musicale del ‘900 ed un musicista che comprese di aver ricevuto un dono da Dio, e che come tale lo curò per donare agli altri emozioni e sensazioni.

Nato in una famiglia di musicisti (il nonno, Maestro di cappella nella Basilica di San Nicola a Tolentino, fu allievo di Rossini, il padre, diplomato a Santa Cecilia, direttore della Cappella musicale del Duomo di Macerata), studiò alla facoltà di lettere dell’Università di Roma e, contemporaneamente, al Santa Cecilia dove si diplomò in pianoforte con L. Cozi, in organo con R. Renzi ed in composizione con il grande Ottorino Respighi.

Mantenutosi agli studi dando lezioni private e suonando il pianoforte nei cinematografi romani, dopo il diploma iniziò l’attività didattica, che lo portò a insegnare in diversi Conservatori italiani: da Pescara, dove ebbe il primo incarico come insegnante di pianoforte (1928) passò ad insegnare armonia a Venezia, poi composizione a Palermo e, dal 1940, ancora composizione a Bologna dove si stabilì definitivamente due anni dopo.

Dal “Martini”, del quale nel frattempo era diventato vicedirettore, nel 1953 fu chiamato a dirigere il Conservatorio di Pesaro e nel 1959 quello di Parma, per poi tornare definitivamente a Bologna come Direttore.

La grandezza del musicista fu quella di resistere alle tentazioni moderniste del suo tempo, portate a negare ogni forma di tradizione o di memoria culturale, e di vivere, non senza crisi intima, per la riaffermazione delle radici della musica, del valore delle armonie dei secoli passati, della musica “dono di Dio e non ricetta degli uomini”. Intervenne sul problema con precise argomentazioni nelle maggiori riviste musicali del tempo.

Liviabella fu anche apprezzato pianista e compositore, ottenendo molti riconoscimenti sia in Italia sia all’estero. Con sue composizioni vinse il primo premio nel Concorso di “Propaganda Musicale” (1928), nel concorso per la “Mostra nazionale di Musica Contemporanea” (1934), nel “Concorso Scaligero” (1938), in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936 (dove diresse l’Orchestra Filarmonica di Berlino nel suo poema sinfonico “il vincitore”), del “Prix A. Lumbroso” per la lirica a Parigi nel 1937, del concorso della “Fondazione Respighi” (1937), del concorso “Scarlatti” (1943), del “Premio Roma” (1950).

Fra le sue numerose composizioni, opere, repertorio da camera, cantate, più volte eseguite ed incise. Fra le opere più note ricordiamo “Antigone”, “La conchiglia”, “Canto di natale”, fra le cantate “O Crux, ave”, “Sorella Chiara”, “Caterina da Siena”. Dedicò alle Marche il poema sinfonico “La mia terra”, la “Rapsodia picena” e i “Canti popolari”, queste ultime composizioni tratte dalla tradizione dei canti popolari marchigiani.

Scrisse i poemi sinfonici “Monte Mario”, per pianoforte e orchestra e un Concerto per orchestra.

Nel 1958 pubblicò un trattato di armonia, e nel 1964 il volume “Sentir musica”. Nel 1960 fu chiamato a far parte del Comitato centrale di vigilanza sulle radiodiffusioni.

La sua fu una vita intensa, tutta dedicata alla musica - nel messaggio della quale credette fortemente - divisa fra il comporre, il promuovere la cultura della musica (precisi e di valore i suoi interventi sul futuro musicale in Italia, sull’insegnamento del canto gregoriano nei Conservatori, sulla didattica musicale), l’insegnamento.

Chiamatosi fuori dal contratto fra conservatori e modernisti, uno scontro che non gli fu mai proprio, scrisse della musica: “come la religione per la vita, non può essere circoscritta fuori dalla vita stessa. Dio è prima fonte di ogni respiro sia vitale che artistico. Alla musica il compito di farrci pregustare, nella nostra affannata vita terrena, il paradiso e l’eternità”.

Lino Liviabella “figura eccezionale della musica del ‘900 che ha saputo unire mirabilmente una grande spiritualità alla più rigorosa professionalità”, come scrisse la rivista Feeria, si spense a Bologna il 21 ottobre 1964.

Giovanni Martinelli

Informazioni aggiuntive

  • citta: MACERATA
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