Il Vino cotto di Loro Piceno

Loro Piceno è la patria del vino cotto, lo conferma anche il fatto che nei palazzi nobiliari e padronali, che fiancheggiano le caratteristiche vie del paese, si è sviluppata una interessante architettura in funzione della pigiatura dell’uva e della bollitura del mosto nelle voluminose caldaie di rame in una struttura in muratura alla cui base vi è lo spazio necessario per la legna da ardere. L’unicità del vino Cotto di Loro Piceno si inquadra in una armonia che attiene all’abbinamento dell’antico metodo di preparazione, divenuto nei secoli cultura specifica, e le caratteristiche dell’ambiente. La bevanda si presenta come “vino anarchico” che sembra quasi addomesticarsi al tipo di vitigni, alla peculiarità e alle caratteristiche del terreno, ai capricci del sole o del vento, al tipo di caldaio usato, alle mani sapienti di chi lo ha prodotto. Ogni botte sembra quasi rivendicare il proprietario come a sottolinearne la perizia e l’ingegno.

Il vino cotto è un vino tipicamente e tradizionalmente marchigiano, esso interessa particolarmente una ristretta zona enologica, quella del maceratese e di una parte del fermano. E’ un vino forte, dal colore giallo ambrato con tendenza a sfumature nocciola (definito proprio per questa tonalità occhju de gallu), limpido e dal profumo fruttato, dal sapore in perfetto equilibrio fra acidità e dolcezza. La tecnica di vinificazione è altrettanto antica ed è rimasta sostanzialmente invariata.

Il vino cotto era tra i vini più graditi ai Romani più raffinati, al pari del Passum (passito) o del vinum conditum. Invecchiato in apposti amphorae, sigillate e contrassegnate con etichette e commercializzato al di fuori della regione di produzione, “reggeva”, a differenza della maggior parte dei vini allora prodotti, “bene il trasporto”.

Già nel 191 a.c. Plauto, nella commedia “Pseudolus” include il vincotto tra le migliori bevande da mescersi in un lauto banchetto. Questo passo di Plauto è ricordato da Plinio il Vecchio, che nella sua “Soria naturale” annovera il vino cotto tra le più ricercate bevande dolci prodotte in Italia. Nel Cinquecento Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III, menziona il vincotto dell’area Picena, esaltandone la bontà e la qualità ed elevandolo alla dignità del rito sacrificale nella Santa Messa. In tempi più recenti l’aroma inebriante del vino cotto viene esaltato dal Consolo nel “Dizionario del Gourmet”, dal Bruni nella pubblicazione “I vini d’Italia”, dagli scrittori giornalisti Guido Piovene in “Viaggio in Italia” e Mario Soldati in “Vino al vino”. Sulla qualità e la gradevolezza del vino cotto si sono infine espressi autorevolmente Stefano Zaccone e Lugi Veronelli nel suo “Libro dei vini”.

Dal punto di vista del suo riconoscimento è da ricordare l’impegno dell’On. Renato Tozzi-Condivi, ascolano, che il 23 ottobre 1973 presentò un’interrogazione ai ministri dell’Agricoltura e della Sanità al fine di conoscere quali fossero i provvedimenti da prendere per preservare la produzione di questo vino marchigiano, dando inizio al lungo percorso per il riconoscimento della sua tipicità. Nonostante il successo fra enologi e degustatori, l’art.2 del C.P.R. del 12 febbraio 1985 ne vietava la commercializzazione, non considerandolo propriamente un vino (in quanto cotto). Tuttavia dopo una battaglia durata anni il vino cotto di Loro Piceno ha ottenuto finalmente il riconoscimento che meritava: con Decreto Ministeriale del 18 luglio 2000 è stato inserito nell’elenco nazionale dei prodotti tradizionali; inoltre essendo stato considerato prodotto alimentare e non bevanda può essere chiamato Vino Cotto, non rischiano nulla dal nucleo antisofisticazione.

Attualmente, il Comune di Loro Piceno, insieme alle Camere di Commercio di Macerata e di Ascoli Piceno, hanno promosso la creazione di un’associazione di produttori di Vino Cotto (presidente la lorese Alma Rossini) che stanno lavorando in collaborazione con l’Assam alla redazione di un disciplinare per arrivare ad ottenere la DOP, nonché per promuovere sempre di più questo delizioso nettare.

Nel paese di Loro Piceno, a questa tradizione è legata la Mostra permanente delle attrezzature e degli utensili per il vino cotto, allestita nei suggestivi ambienti adiacenti al chiostro della chiesa di San Francesco.

L’allestimento, pensato come un percorso dalla raccolta dell’uva all’invecchiamento del vino nelle botti, si apre con canestre in vimini e canne, cassette di legno e viunzitti, le bigoncette, che venivano usati per la raccolta delle uve durante lo velegnà, la vendemmia. Dopo la raccolta l’uva era gettata nelle canà, recipienti a base rettangolare o quadrata di legno o in muratura dove veniva pigiata, oppure in una pigiatrice manuale come quella in mostra. Lo musto, il liquido così ottenuto, si raccoglieva in una secchia, la secchia, contenitore in legno con due doghe opposte più alte delle altre, da utilizzare come presa. Le scorze e i graspi erano messi ne lu trocchju, il torchio, per la seconda spremitura. All’interno dell’allestimento è stata ricostruita in muratura la fornacchiola, quel complesso di ?posto per far ardere un fuoco a legna’ e soprastante caldaia in rame, utilizzati per cuocere il mosto, trasportato al suo interno con lu stanatu, attrezzo di rame con manico, come un grosso ramaiolo. Durante la lunga bollitura sulla superficie del liquido era passata la schiumarola, una ramina per schiumare il mosto.

Con la ‘mbottatora, una sorta di grande imbuto, si riempivano le votti con il vino ancora caldo. Questa operazione veniva fatta con lu stanatu, o con le moderne pompe meccaniche Loro Piceno, paese che vanta la più alta qualità nella regione per la produzione del vino cotto, gli dedica ogni anno una festa ricca di eventi: la rinomata Sagra del Vino Cotto. Iniziata nel 1948 come Festa dell’Uva con festeggiamenti semplici e popolari, con carri allegorici addobbati con viti e grano, è giunta oggi ad essere un avvenimento apprezzato a livello regionale ed oltre.

fonte: www.loropiceno.org - www.comune.loropiceno.mc.it

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