Giacinto (Diacinto) Cestoni

Pioniere della biologia

Montegiorgio 1637 - Livorno 1718 

“Egli è un speziale; ma ne sa di più di 40 medici”: così soleva dire Francesco Redi, uno dei massimi scienziati di ogni tempo, quando gli parlavano di Diacinto Cestoni, speziale in Livorno.

In effetti Giacinto (Diacinto come amò più tardi farsi chiamare in Toscana) Cestoni, nato a Montegiorgio nel maggio del 1637, fu un biologo ed un ricercatore di altissimo livello, che grazie alle sue ricerche ed alle sue sperimentazioni, ebbe intuizioni geniali, basilari per la moderna biologia.

Apprendista speziale nel suo paese, proseguì tale attività in varie località, fino a fermarsi a Livorno dove, gestendo una spezieria, seguì definitivamente la sua passione di analisi dell’ambiente, della natura, delle specie animali.

Visse il clima sperimentalista del tempo (scriveva: “io non suppongo le cose, le provo con l’esperienza”) e venne in contattto con illustri personalità del pensiero scientifico, come il Redi, al tempo al servizio della corte dei Medici, il Malpighi, il Zambeccari, il Vallisnieri.

Le sue sperimentazioni biologiche lo portarono a risultati di grande modernità, purtroppo fatti propri dai successori o da altri: egli, difatti comunicava ai suoi corrispondenti gli esiti delle sue analisi e delle sue ricerche.

Alcune di queste furono rivoluzionarie come la fruttificazione dell’alga marina, l’intuizione dell’animalità dei coralli, lo studio dei camaleonti, degli afidi, degli insetti in generale.

La sua spezieria (lo ricorda ancora una lapide) divenne a Livorno un cenacolo di sapere, al quale spesso si fermava anche il Granduca Ferdinando (che lo nominò “protospeziale”), con il quale volle venire a contatto Federico IV di Danimarca, nel quale accedevano per consigli e suggerimenti tanti concittadini.

Autodidatta pervenuto ai massimi livelli del sapere scientifico (insieme al grande Malpighi è stato uno dei più grandi utilizzatori del microscopio) può giustamente considerarsi come uno dei padri delle nuove teorie della sperimentazione.

Purtroppo la sua natura umile e schiva (scriveva in una sua lettera “son ricco, perché mi contento”) non gli ha permesso di essere riconosciuto per i suoi meriti utilizzati da altri scienziati che, applicandone le ricerche, ne completarono e ne divulgarono l’opera.

Fino agli ultimi anni si dedicò con continuità e passione alla ricerca scientifica, senza fornire una sistemazione organica alle proprie idee e senza preoccuparsi nemmeno di darne conto con pubblicazioni a stampa.

Gli unici scritti che uscirono con il suo nome riguardavano ricerche molto specialistiche, e comparvero tutti all'interno delle opere di Vallisnieri, per iniziativa di quest'ultimo. Ma dal carteggio con il naturalista reggiano, che fu per molti anni, dopo la morte di Redi, il punto di riferimento di Cestoni, emerge con forza la figura di un biologo di prima grandezza e grande originalità, degno di figurare come uno dei protagonisti nella storia delle Scienze della Vita del XVII secolo.

Si spense “pianto come il più fedele e il più sincero fra gli uomini” il 29 gennaio 1718.

Livorno gli ha dedicato una via e gli ha intitolato l’Acquario comunale.

A Montegiorgio porta il suo nome la Scuole Media. Il Rotary Club di Fermo in collaborazione con l’Università di Camerino ha recentemente istituito un premio per tesi di laurea a lui intitolato.

Giovanni Martinelli

 

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