Genga è un comune preappenninico di quasi 2000 abitanti della provincia di Ancona situato tra i monti Piano, Gallo e Castellano, e solcato dalla valle del Sentino. Assai nota per avere nel proprio territorio le Grotte di Frasassi, tra le cavità naturali più vaste d’Europa, Genga presenta notevole interesse geologico e paesistico ed è compresa nel Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.

Importanti ritrovamenti di insediamenti e manufatti risalenti alla preistoria sono stati effettuati in diverse località del comune di Genga: Donatelli-Colleponi, Pianacci, Pianello e Frasassi. In particolare a Pianello è stata ritrovata una necropoli protovillanoviana con 56 urne cinerarie relative al periodo tra Età del Bronzo ed Età del Ferro. Anche la zona di Frasassi ha restituito giacimenti preistorici con oggetti di uso quotidiano, come pure almeno tre grotte abitate per parecchi secoli. Molti reperti si trovano ora al locale Museo Speleo Paleontologico e Archeologico, ospitato presso i locali dell'antico cenobio dell'abbazia di S. Vittore, il quale possiede il famoso Ittiosauro di Genga (un rettile marino lungo circa 3 metri, vissuto nel Giurassico superiore, circa 150 milioni di anni fa) trovato a breve distanza da qui e diversi manufatti paleolitici, il più antico cranio umano rinvenuto nella regione Marche (nella gola della Rossa) e risalente a circa l'8000 a. C., e alcune urne cinerarie provenienti dalla citata necropoli di Pianello.

Poco si conosce del periodo romano di Genga, anche se ragionevoli ipotesi pongono il suo territorio all’interno del vicino municipio romano di Sentinum. Una testimonianza dell’epoca è il quasi intatto ponte romano sul Sentino presso l’antica chiesa di S. Vittore alle Chiuse, ponte che conduceva a una stazione termale. Le vicende medievali di Genga sono strettamente legate all’abbazia benedettina che sorgeva, accanto a questa chiesa romanica, nella gola montana di Frasassi, a breve distanza dal fiume Sentino. Il primo documento che menziona il monastero è del 1007 e riguarda una vendita di beni a suo beneficio. Nel XII sec. il monastero di S. Vittore aderì alla riforma avellanita di S. Pier Damiani. Diversi signori dei castelli dei dintorni fecero atto di sottomissione al cenobio benedettino. Nel Duecento ben quaranta chiese e vasti possedimenti dipendevano da questo monastero. Tuttavia nella prima metà del secolo successivo, con l’ascesa del potere dei comuni, iniziò la sua decadenza. Nel 1406 fu decretata la fine dell’abbazia di S. Vittore con la soppressione della sua congregazione religiosa, aggregata al Monastero di S. Caterina di Fabriano.

Un documento del 1029 cita l'Eremo di Santa Maria infra Saxa, ancor oggi esistente nella forma di un semplice edificio in parte scavato nella roccia nel vano d’accesso alle Grotte di Frasassi.

In lotta con Fabriano

Il castello di Genga sorse nel 1090 in posizione elevata, inizialmente come feudo e presidio dell’abbazia di S. Vittore. Presto si affermò al suo interno la famiglia detta “dei conti della Genga” che annoverò nel Medioevo parecchi uomini d’arme, a partire dal capostipite Alberico, spesso impegnati a combattere contro la vicina Fabriano. Il complesso rapporto con la città della carta domina la storia di Genga fino all’età napoleonica: nel 1216 i conti della Genga diventano, nella persona di Simone, membri della nobiltà fabrianese pur mantenendo inalterata la propria autonomia, ma nel 1435 si ribellano e il loro castello viene preso e occupato da Fabriano. Di lì a poco Francesco Sforza occupa sia Genga che Fabriano, ma alla metà del Quattrocento, terminata la signoria dello Sforza, la prima ritorna sotto il controllo della seconda.

La chiesa di San Clemente, prima sede parrocchiale del castello, sorta nel sec. XI, restaurata e modificata tra Cinque e Seicento, ospita oggi il Museo di Genga. Storia, arte territorio, raccolta di opere d’arte dei sec. XV-XVI tra cui spiccano una pala d'altare di Paolo Agabiti ed un trittico di Antonio da Fabriano.

Una storia a parte è quella dell’antico castello di Pierosara, a lungo legato a Fabriano ma oggi località di Genga. In epoca longobarda (e ancora per secoli) il suo nome era Castelpetroso ed era sede di un gastaldato, cui l’attuale Genga era, con ogni probabilità, soggetta. L’importanza di questo luogo era strategica in quanto controllava il passaggio per le due gole, della Rossa e di Frasassi. L’aspetto del castello tramandato fino ad oggi è quello di un tipico borgo murato con una porta fortificata e una torre quadrata e massiccia. Anche Castelpetroso fu dipendente dall’abbazia di S. Vittore, la quale però nel 1212 ne cedette il possesso a Fabriano. Ciò non impedì a questo piccolo centro, intorno a cui orbitavano dieci villaggi, di conservare una propria relativa autonomia garantita da uno statuto e da quattro capi eletti periodicamente.

Nel 1534 papa Clemente VII riconobbe ai conti della Genga la giurisdizione sul castello e sulle ville ad esso soggette provocando ancora una volta la reazione di Fabriano che assalì il castello. Ma  i conti ripresero il controllo e nel 1562 definirono il primo statuto della cittadina, che fino ad allora aveva accettato gli statuti fabrianesi. L’austero palazzo dei conti della Genga sorgeva, e sorge tuttora, alla sommità del castello, svolgendo quasi la funzione di cassero.

I conti della Genga continuarono a governare la cittadina (tranne l’intermezzo napoleonico) fino al 1816, quando, alla restaurazione pontificia, papa Pio VII abolì tutte le giurisdizioni feudali. Durante il napoleonico Regno Italico Genga, con Pierosara, era stata unita a Sassoferrato, città a cui sarebbe stata legata fino all’Unità d’Italia, quando conseguì la completa autonomia comunale.

Dall’Ottocento a oggi

Nel 1823 un esponente della famiglia dei conti della Genga, il cardinale Annibale Sermattei della Genga, ascese al soglio pontificio con il nome di Leone XII. Nato a Genga nel 1760, sarebbe morto nel 1829. Questo papa commissionò all’architetto Giuseppe Valadier la costruzione, in puro stile neoclassico, del Tempio ottagonale all’interno di una grotta presso Frasassi e che viene utilizzato oggi come scenario per la realizzazione del grande Presepe vivente. Una statua in marmo che raffigura la Madonna col Bambino, da lui donata e proveniente da questa chiesa si trova nel Museo del Castello.

Oggi Genga deve la sua fama in Italia e all’estero per le celebri Grotte di Frasassi, un vasto complesso carsico di cunicoli e grotte scoperto nel 1971 da un gruppo di speleologi del CAI di Ancona. L’anno successivo il Comune di genga e la Provincia di Ancona costituirono il Consorzio Frasassi per la valorizzazione scientifica e turistica del complesso ipogeo e nel 1974 una parte delle Grotte furono aperte al pubblico. Si stima che da allora i visitatori siano stati oltre 12 milioni, cifra che fa di questa meraviglia della natura una delle massime attrazioni turistiche delle Marche.

A cura di Pier Luigi Cavalieri

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  • citta: GENGA
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