Camerino e i Da Varano

Uno stretto binomio lega la città di Camerino ai Da Varano, una delle dinastie signorili di maggiore durata della storia marchigiana. I Da Varano erano originari di una rocca che si innalzava (e tuttora si innalza) lungo la Valle del Chienti, in grado di controllare dall’alto la strada di collegamento tra Roma, l’Umbria e l’Adriatico. La strategica posizione consentì loro di trarre ricche gabelle da viandanti e pellegrini, e quando, con Rodolfo di Gentile, si inurbarono a Camerino intorno al 1230, incominciarono a influenzare i destini di quel Comune.

Dopo il saccheggio subito da Camerino nel 1259 ad opera di da Percivalle Doria, luogotenente di re Manfredi, e soprattutto dopo un disastroso terremoto che distrusse la città nel 1279, Gentile Da Varano si distinse nell’opera di ricostruzione, acquistando agli occhi dei suoi concittadini quel prestigio che gli consentì di ricoprire importanti magistrature comunali. Nella prima metà del XIV secolo i suoi eredi avrebbero creato una signoria, una delle prime a stabilizzarsi nelle Marche. Il processo di formazione di quello che fu detto Stato di Camerino conobbe diverse tappe. Al pari dei Montefeltro, Da Varano costruirono e rafforzarono il loro potere mediante le lucrose condotte militari ricevute da stati e potentati italiani: ad esempio Rodolfo II nel tardo Trecento condusse campagne per la Chiesa ottenendone in compenso dei vicariati (comuni in affidamento) e fu capitano generale di Firenze. Allargò così i confini della propria signoria occupando buona parte delle valli del Chienti e del Potenza, fino all’Adriatico.

L’arrivo nella Marca del condottiero milanese Francesco Sforza, deciso a impadronirsi di tutta la provincia adriatica scalzandone i vari signori, determinò una gravissima crisi a Camerino, causata anche dalle discordie insorte tra i quattro figli di Rodolfo III alla morte del padre (1424). In seguito a un complotto fu perpetrato infine, nel 1434, l’eccidio di ben quattro esponenti della famiglia, che portò alla caduta della signoria e al ripristino dell’autorità comunale, dietro cui però si celava la mano di Francesco Sforza. La fine dell’avventura dello Sforza nella Marca riportò i Da Varano al governo di Camerino nel 1443. Furono due cugini sopravvissuti all’eccidio, Rodolfo IV e Giulio Cesare, a reggere la signoria, il primo fino al 1464, il secondo fino al 1502, in un lungo periodo di stabilità e di relativa pace che consentì lo sviluppo non solo dell’economia ma anche della cultura e delle arti all’ombra della corte rinascimentale dei Da Varano. Il luogo che fece da sfondo ai fasti di corte fu il Palazzo Ducale, vasto complesso fatto edificare da Giulio Cesare tra il 1489 e il ’99 ampliando e trasformando la precedente residenza signorile. Oggi il prestigioso edificio è sede della locale Università.

Si deve forse all’architetto militare Baccio Pontelli il progetto del magnifico cortile quadriportico, cuore del complesso, attorno al quale erano disposte le sale di rappresentanza della signoria. Tra esse la Sala degli Sposi dotata di un ciclo di affreschi che raffigura le nozze di Giulio Cesare Da Varano con Giovanna Malatesta. Il palazzo, la cui disadorna facciata si affaccia sulla piazza, è rivolto sul lato opposto verso i Sibillini e si erge a picco sulle mura cittadine, al di sopra dell’Orto Botanico, raggiungendo una notevole altezza. Oggi un artistico balcone (edificato ai primi del Novecento) consente di godere la magnifica vista della campagna e dei monti. I vasti sotterranei del palazzo ospitano ora un’aula universitaria e diverse sale per mostre e convegni. All’inizio del Cinquecento la parte del palazzo da poco costruita comprendeva 69 stanze, 4 loggiati e 3 cantine, mentre nella vecchia ala dell’edificio, abitata dai Da Varano, vi erano 40 stanze e una scuderia per un centinaio di cavalli. Una delle stanze conteneva una ricca biblioteca.

Tra la seconda metà del Quattrocento e la prima del Cinquecento, quando fu massimo il peso politico di Camerino nei complessi equilibri dell’Italia centrale, il cortile e le sale del Palazzo Ducale videro un intenso movimento di uomini d’arme e nobili di ogni provenienza, donne di grande fascino, colti ecclesiastici e letterati umanisti cui erano spesso affidate missioni diplomatiche. Al centro dell’intensa vita culturale camerte vi era mons. Fabrizio Da Varano, vescovo della città ma anche poeta in latino e in volgare, archeologo e studioso, nonché membro della famosa Accademia romana. Gli umanisti di passaggio alla corte dei Da Varano furono numerosi, ma tra gli originari di Camerino si distinguono Macario Muzio, poliedrico personaggio che fu insegnante, podestà, ambasciatore del duca e autore di scritti vari tra cui il poema in latino De triumpho Christi, e soprattutto il grecista Varino Favorino, che a Firenze fu precettore dei figli di Lorenzo il Magnifico, tra i quali Giovanni de’ Medici, che sarebbe diventato papa con il nome di Leone X.

La ricchezza culturale della corte varanesca si riflette nelle opere della santa suora Battista Da Varano, il cui nome secolare era Camilla, figlia illegittima di Giulio Cesare, la quale in uno scritto autobiografico ci restituisce un’immagine assai viva della vita di corte, che era assai mondana: il tempo vi trascorreva infatti “in suonare, cantare, ballare, pazzeggiare”. I suonatori eseguivano canzoni a ballo con viole, arpe, citare e liuti. Spesso vi si organizzavano feste, giochi e partite di caccia. Grazie all’accorta politica di Giulio Cesare, rivolta a mantenere il consenso popolare in città, il palazzo era aperto anche alla gente del popolo: ogni giorno si preparavano ben 300 pasti e tutti “andavano a corte, chi a scaldarsi, chi a giocare, chi a sentir nuove, chi a parlare al signore fino a tre o quattro ore di notte”.

Gli anni spensierati di Camilla Da Varano terminarono nel 1481, quando la giovane, allora 23enne, maturata la vocazione alla vita consacrata (non senza una dura opposizione paterna), entrò nel monastero delle Clarisse a Urbino, assumendo il nome di suor Battista. Vi restò solo un anno perché il padre fece riadattare il monastero di S. Maria Nova, che sarebbe stato poi dedicato a S. Chiara, a Camerino affinché la figlia prediletta vi si trasferisse. Ripetute esperienze di estasi e illuminazioni interiori spinsero suor Battista a comporre diversi scritti mistici, tra cui I dolori mentali di Gesù nella sua Passione.

Nel 1502 Cesare Borgia si impadronì di Camerino spodestando Giulio Cesare Da Varano, presto fatto assassinare insieme a tre suoi figli. Si salvarono il figlio minore Giovanni Maria con la madre, riparati a Venezia, e la stessa suor Battista, mandata dal padre a Fermo prima dell’arrivo del Borgia.

Dopo la morte di papa Alessandro VI (1503), protettore del Valentino, Giovanni Maria Da Varano riprese il potere a Camerino ricevendo il titolo di duca. Anche suor Battista, dopo gli spaventosi eventi che avevano coinvolto la sua famiglia, tornò in città. Amata dalle consorelle, fu eletta più volte badessa del suo monastero. Suor Battista morì a Camerino nel 1524, durante un’epidemia di peste. Il 17 ottobre 2010 papa Benedetto XVI ne riconobbe la santità. Il monastero in cui visse, dopo complesse vicende storiche, esiste ancora oggi e le suore che vi abitano mantengono vivo il suo culto e la sua memoria con un piccolo museo.

Nel 1527 sarebbe morto di peste anche Giovanni Maria lasciando una sola figlia, di nome Giulia, di soli quattro anni, erede del ducato, così che la moglie Caterina Cybo ne assunse la reggenza. Le non comuni doti politico-diplomatiche della reggente non furono sufficienti a mantenere Camerino nelle mani dei Da Varano. Dopo un tentativo di unificazione con il ducato di Urbino suggellato dal matrimonio di Giulia con Guidubaldo Della Rovere, papa Paolo III dichiarò nullo il matrimonio e nel 1539 assegnò il ducato camerte al nipote Ottavio Farnese. Cessava con questo atto la lunga storia, piena di luci e di ombre, dei Da Varano signori e duchi di Camerino.

a cura di Pierluigi Cavalieri

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  • citta: CAMERINO
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